Opinioni

La lettera di Marina Berlusconi su Imane Fadil

Marina Berlusconi scrive una lettera al Corriere della Sera sul caso Imane Fadil, la modella marocchina teste d’accusa nel caso Ruby di cui si sospettava una morte per avvelenamento e che invece è deceduta per cause naturali. La figlia di Silvio si arrabbia per tutte le allusioni nei confronti del padre che in questi mesi hanno accompagnato il caso fino alla fine delle indagini della procura di Milano (tra cui, sembra di capire, quelle di Marco Travaglio):

Caro Direttore,

ora che l’evidenza dei fatti impone a tutti di tornare alla razionalità, una riflessione relativa al modo in cui la terribile vicenda della morte di Imane Fadil è stata gestita credo sia giusto farla. Non solo su ruolo e obiettività dell’informazione, ma anche, più in generale, sulla cultura dell’allusione e della calunnia e su quanto tutto questo intossichi la vita democratica del nostro Paese (…).

È tutto vero. Però… E qui scatta il consueto, perverso meccanismo, l’escamotage infallibile che consente di lanciare, nascondendo lamano, le calunnie più inverosimili: il «ragionamento politico», l’analisi del«contesto», la riflessione sullo «scenario». Tradotto: se di delitto si tratta, è chiaro che Silvio Berlusconi non c’entra, figurarsi. Però… una superteste a suo carico muore in quel modo ufficialmente sospetto… Però… magari qualcuno potrebbe avergli voluto fare un favore, oppure tendergli una trappola… Del resto, con le sue frequentazioni… E via a tutto l’indecente campionario di fango che ci sentiamo sciorinare da decenni, con il pretesto di una sorta di responsabilità morale tanto assurda che neppure i tribunali staliniani credo avrebbero mai avuto il coraggio di sostenere.

Con assoluto sprezzo dell’intelligenza altrui, non ci si è vergognati neppure di fare un parallelo con il delitto Matteotti (il delitto Matteotti… Ma ci rendiamo conto della grottesca enormità?). Ora, dopo un’attesa che pareva infinita, le agenzie informano che secondo gli esami clinici Imane Fadil è morta per cause naturali. Fine del caso. Fine del mistero. Qualche sbrigativo articolo, e avanti il prossimo.

marina berlusconi

Eh no, troppo facile. Certo, mio padre ha le spalle più che larghe, e di fronte a tutte le infamie con cui da 25 anni cercano di sommergerlo ha sempre reagito con un coraggio, una lucidità, una tenacia che non finiscono di sorprendere. Ma chi lo ripagherà di quel che in questa storia di consapevole follia gli è stato gettato addosso? Delle paginate sui giornali, anche stranieri, dei servizi su tg,radio, web, di quei talk show che con accanimento morboso per mesi hanno vivisezionato il caso?

Qualcuno mai farà mea culpa per questi metodi da sciacalli? Faccio fatica ad essere ottimista, e ne faccio ancora di più se guardo a quel che il Paese si appresta a vivere. Non mi pare di cogliere grandi sintomi di guarigione, anzi tutt’altro, da questa cultura dell’insinuare, del calunniare nascondendosi dietro un condizionale, dello sporcare in nome dei sacri principi.

È una cultura malata che certa politica, certa ideologia istigano e cavalcano, senza preoccuparsi del fatto che sempre più spesso il Grande Inquisitore può in un attimo vedersi trasformato nel Grande Inquisito. Ma — quel che è ancora più grave — è una cultura che mina alle fondamenta valori come garantismo, giustizia, verità, valori su cui poggia ogni vera democrazia.

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