Cultura e scienze

La storia di Marianna Madia e della tesi copincollata

L’affaire di Marianna Madia e della “tesi fabbricata con il copia-incolla” si ingrossa. Ieri il Fatto Quotidiano ha scritto che in 35 di 94 pagine del lavoro con cui la ministra della Funzone Pubblica ottenne il dottorato all’IMT di Lucca (al netto di bibliografia, figure e tabelle) – titolo: “Essays on the Effects of Flexibility on Labour Market Outcome” – ci sono passaggi pressoché identici a quelli presenti in altre pubblicazioni. Laura Margottini ha parlato di oltre 4mila parole senza chiara attribuzione della fonte. La Madia ha replicato su Facebook postando la sua tesi di dottorato: «Nessuna anomalia. Le fonti e gli autori sono stati citati. Valuteranno i giudici il danno che ho subito oggi».

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Marianna Madia e le fonti della tesi “copincollata” (foto da: Facebook)

La storia di Marianna Madia e della tesi copincollata

Il Fatto, che ha parlato di «4 mila parole senza chiara attribuzione», ha utilizzato due software antiplagio, PlagScan e iThenticate, che utilizzano algoritmi per creare una impronta digitale di ogni porzione del testo in esame e poi la comparano con le impronte dei passaggi di migliaia di documenti online, all’epoca usati nelle università americane. Pietro Petrini, direttore dell’IMT, ha difeso sul Corriere della Sera la ministra anche se ha parlato di un’ingenuità commessa dalla Madia:

«Le accuse sono infondate e nulla tolgono alla grande qualità di un lavoro finito su due riviste internazionali, in particolare sul Cambridge journal of economics».
Nulla da eccepire, dunque?
«Con il senno di poi forse Madia un’ingenuità l’ha commessa. In una piccola parte dei casi le fonti non sono indicate nel testo ma nella bibliografia. Una prassi comune all’epoca, quando in Italia non c’erano software antiplagio e nemmeno questa ossessione per le citazioni. Oggi ci saremmo accorti dell’ingenuità, avremmo suggerito di spostare le citazioni. Ma è un dettaglio».
Nessuna inchiesta interna, dunque.
«Ma scherza? Le inchieste si aprono quando uno trucca i dati non perché mancano 4 parentesi. Figuriamoci, le abbiamo chiesto di diventare presidente onorario dell’associazione dei nostri ex allievi. Com’è che si dice? Calunniate, calunniate: qualcosa resterà».

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Ma il Fatto oggi controreplica facendo notare che quella della Madia “non è una smentita nel merito. I lavori altrui sono citati nella bibliografia, cioè alla fine della tesi. Ma nel testo le citazioni sono in molti punti indistinguibili da quello che dovrebbe essere il contributo originale del ministro. Anzi, ci sono piccole variazioni di singole parole che sembrano indicare l’intenzionalità del plagio”.

La ministra e le 4mila parole “rubate”

“Non sta a me giudicare la qualità del prodotto, ma sono molto sicura della serietà del metodo. Di certo ogni fonte utilizzata è stata correttamente citata in bibliografia”, aveva del resto già detto Marianna Madia al Fatto ieri. Il punto, come spiegato ieri, non è se le fonti siano state citate nella bibliografia, ma il fatto che graficamente nella composizione della tesi queste non siano esplicitamente indicate come tali. Un errore veniale, come sostiene Petrini? Di certo è difficile vedere indizi o prove di malafede soltanto con l’analisi del testo.

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Alcune delle parti della tesi di Madia accusate di copincolla dal Fatto

Di strano c’è comunque che ieri nessuno nel partito ha difeso la ministra: a parlare del caso è stato soltanto il deputato M5S Danilo Toninelli su Twitter: “Dei tedeschi ammiro la serietà istituzionale. Un ministro si è dimesso per una tesi copiata. Se non chiarisce, Madia dovrebbe fare lo stesso”. Di certo c’è che di casi illustri di ministri “beccati” e poi dimessisi ce ne sono a bizzeffe, ma non in Italia. Il ministro della Difesa tedesco Kar-Theodor Zu Guttenberg fu accusato di avere ottenuto un dottorato di ricerca dall’università di Bayreuth facendo il copia-incolla per il 70 per cento della sua tesi. Ma il suo caso era diverso da quello di Madia visto che Guttemberg non citò le fonti nel testo o nelle note a margine.

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