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La mappa dei nuovi focolai e le ordinanze restrittive dei governatori

La mappa della nuova diffusione del Coronavirus SARS-COV-2 cambia rispetto a febbraio e marzo e i presidenti di Regione puntano il dito contro i controlli negli aeroporti e nelle stazioni e la scarsa attitudine al rispetto delle quarantene. I presidenti di Regione e il ministro della Salute vogliono inasprire le regole

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Casi importati e nuovi focolai. La mappa della nuova diffusione del Coronavirus SARS-COV-2 cambia rispetto a febbraio e marzo e i presidenti di Regione puntano il dito contro i controlli negli aeroporti e nelle stazioni e la scarsa attitudine al rispetto delle quarantene.

Dove sono i nuovi focolai in Italia

Per adesso i cluster sono di grandezza più o meno contenuta e le indagini epidemiologiche hanno avuto un relativo successo, contenendo le possibilità di contagio qua e là nella penisola – l’ultimo caso è quello di Mondragone – ma l’elenco dei nuovi focolai è comunque preoccupante: il caso, più eclatante, dell’imprenditore di Pojana Maggiore in provincia di Vicenza che con i sintomi di COVID-19 ha partecipato a un funerale e a una festa di compleanno, il cittadino kosovaro che ha eluso la quarantena a Predazzo, l’infezione all’Eurobrico di Feltre, quella di Trieste e quella della Val d’Ossola. E poi ancora: la badante di rientro dalla Moldavia che ha contagiato dieci persone a Padova, l’infezione nei macelli e nei salumifici di Mantova, il focolaio di Montecchio e quello alla BRT ex Bartolini di Bologna e quelli toscani (Pian di Scò, Impruneta, Cortona) fino a quello appena acceso di Zagarolo dopo una cena di classe al Casilino di Roma e su ragazzi iscritti a un centro estivo.

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Dove sono i nuovi focolai in Italia (Corriere della Sera, 5 luglio 2020)

La Regione Lazio ha detto di aver circoscritto il focolaio nel San Raffaele alla Pisana dove l’indagine dell’ente si sta incrociando con quella della procura, mentre a Palmi è stata creata la prima zona rossa della Fase 3 e ad Agrigento e Noto ci sono naufraghi positivi in arrivo dalla Libia. Spiega oggi Margherita De Bac sul Corriere della Sera:

Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Lazio, ma anche Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Sicilia. Sembra che il virus voglia dare un messaggio: sono ancora qua, non mollo la presaealla prima occasione rispunto fuori. L’«occasione» in queste settimane sono i cittadini che tornano dall’estero contagiati. Per la maggior parte extra Schengen (cingalesi, pakistani, ex Jugoslavia) ma anche nostri connazionali in viaggio di lavoro.

L’epidemiologo Pierluigi  Lopalco, capo della task forcepugliese per il coronavirus, non nasconde la preoccupazione: «Il problema dell’importazione di casi contratti all’estero c’è. Se il sistema è efficiente ed è capace di identificare almeno il 70% dei focolai, il rischio di una nuova emergenza è però moderato. Il tracciamento è l’unica azione efficace. Finora ha funzionato».

Le ordinanze restrittive dei governatori

Adesso tocca ai presidenti di Regione che però si muovono nell’alveo legislativo del DPCM 11 giugno del governo Conte. Ma, spiega oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, c’è chi vorrebbe più poteri:

Se domani il presidente del Veneto Luca Zaia firmerà un provvedimento per obbligare chi è positivo a restare in isolamento non escludendo la possibilità del Tso — il trattamento sanitario obbligatorio che impone il ricovero ai malati più gravi — quello della Toscana Enrico Rossi ha già provveduto. E ha previsto il trasferimento negli «alberghi sanitari» di quegli stranieri che vivono con molte persone e possono infettare familiari e amici. «Oltre la metà di nuovi  casi — chiarisce — sono concentrati su gruppi di persone immigrate da Paesi non Schengen e soprattutto originarie dall’Estremo Oriente e dall’America Latina dove il Covid 19 è molto aggressivo».

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La ricostruzione degli spostamenti del manager della Laserjet (Corriere della Sera, 4 luglio 2020)

Le norme in vigore impongono due settimane di quarantena per chi arriva in Italia da svariati Paesi, ma concedono  cinque giorni di tempo senza alcun obbligo a chi lo fa per motivi di lavoro. «La sensazione è che si siano allentati i controlli. È un tema nazionale da affrontare e chiarire», denuncia Rossi sottolineando  come «i dipartimenti della prevenzione rilevano una difficoltà a far  effettuare e controllare la quarantena». La Farnesina chiarisce che «le verifiche devono essere fatte  sul territorio» e così sono moltissime le persone che sfuggono al monitoraggio. Zaia è pronto a inasprire tutto:

E così nell’ordinanza ribadirà l’obbligo di denuncia per chi viola la quarantena, non escludendo nei casi più gravi  la richiesta di contestare l’epidemia colposa con il rischio del carcere. Speranza fa sponda: «Già oggi se una persona positiva non rispetta le norme è punibile con il carcere fino a 18 mesi. Stiamo lavorando in queste ore su come rafforzare queste misure».  Il provvedimento già firmato da Rossi si concentra soprattutto su quanto avviene all’interno delle comunità straniere perché «nelle ultime settimane i contagi da Covid 19, per quasi la metà dei casi, sono rappresentati da soggetti stranieri di varie etnie presenti sul nostro territorio e la trasmissione del virus è avvenuta prevalentemente all’interno di nuclei familiari e in situazioni dove si registra sovraffollamento».

“Sto valutando con il mio ufficio legale l’ipotesi di trattamenti sanitari obbligatori nei casi in cui una persona deve curarsi e non lo fa”, dice invece il ministro della Salute, Roberto Speranza, parlando del caso dell’imprenditore veneto che ha rifiutato le cure ed è andato in giro pur essendo positivo al coronavirus. “Ma attenzione”, ha aggiunto il ministro, “il mio giudizio su come si sono comportati gli italiani in questa crisi è positivo, senza questa sintonia di fondo tra le misure adottate e i comportamenti individuali noi non avremmo piegato la curva”. Per Speranza “l’unico strumento che funziona e ha funzionato” resta “la persuasione” per “far capire a tutti che finché il virus sarà attivo dovremo rispettare le tre regole rimaste: mascherina, distanziamento fisico di almeno un metro senza assembramenti e rispetto delle regole igieniche a partire dal lavaggio delle mani”.

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