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Manlio Vitale: una storia criminale dalla Banda della Magliana a Carminati

massimo carminati banda della magliana

Manlio Vitale, classe 1949, è un pezzo di storia criminale di Roma. Detto “Er Gnappa” o “Er Succhia”, è uno di quelli che lavora dai tempi mitici dei Marsigliesi, ovvero del clan di Bergamelli, Bellicini e Berenguer che furono i capofila e i fondatori della criminalità organizzata a Roma. Già, Roma. La Roma delle “batterie” che venne riunita soltanto dalla Banda della Magliana, holding del crimine in cui però vigeva il federalismo: ognuno comandava nella zona sua e il mutuo soccorso c’era soltanto nei confronti di chi sgarrava. Lui, Vitale, non ha mai sgarrato. E non ha mai parlato con i magistrati, lasciando che fossero il tempo e la giustizia ad aiutarlo. E così, dopo l’arresto del 2010 per il colpo a Caserta sventato era fuori un anno dopo. L’arresto di ieri, accolto con un sorriso alle telecamere, potrebbe fare la stessa fine.

Manlio Vitale: storia di un criminale

Massimo Lugli su Repubblica di oggi traccia il ritratto di un criminale di altissimo livello. D’altro canto parliamo di un criminale di primo piano: ‘Er Gnappa lo sai chi e’? Lui e’ quello della Banda della Magliana!!!’, esclamava con reverenza uno dei sodali all’altro in un’intercettazione dei carabinieri nell’ultima indagine che l’ha portato in carcere:

Ricettatore per vocazione, rapinatore per necessità, “er Succhia” trovò un nuovo nume protettore in un altro monumento della mala romana, Gianfranco Urbani, detto “er Pantera”, sospettato dell’assassinio dei Cason, una vita passata dentro e fuori da Rebibbia, figura contigua, ma non assimilata all’astro nascente che stava per sconvolgere il panorama criminale di Roma, quella confederazione di “batterie” che oggi conosciamo come Banda della Magliana. Ma una delle grandi abilità di Vitale, forse quella che l’ha tenuto a galla per quasi mezzo secolo, è stata l’accortezza di non puntare mai tutto su un tavolo solo. Nel 75, quando i “Bravi ragazzi” della Magliana scaldavano i motori e la stella dei Marsigliesi cominciava a declinare, “Er Gnappa” fu arrestato in un summit al ristorante con una trimurti della n’drangheta: Paolo De Stefano, Giuseppe Piromalli e Pasquale Condello. Opportunista da sempre come lo sono, per definizione, i “ricetta” che trattano con tutti senza guardare in faccia nessuno, “Er Gnappa” capì al volo da che parte tirava il vento e si affiancò a “Renatino”, Enrico De Pedis, uno dei soci fondatori della Magliana, ras della fazione testaccina assieme a Danilo Abbruciati, che trovò la morte nell’attentato al banchiere Roberto Rosone, a Milano.
Fu la prima scossa tellurica che fece scricchiolare l’impero della Magliana ma Vitale e i complici avevano ancora parecchia strada da fare. Il drammatico sequestro del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, assassinato nel 77 dopo che uno dei rapitori si era fatto incautamente vedere in faccia dall’ostaggio, fu l’inizio dell’avventura della gang a cui Er Gnappa partecipò fin dalle prime battute. La famiglia pagò la somma stratosferica di un miliardo e mezzo e quei soldi (spartiti, come abbiamo visto e letto fino alla nausea a “stecca para”) furono investiti nei fiumi d’eroina che, per anni, faranno strage di tossicomani nella capitale. Legato da sempre alla camorra ma vicino al terrorismo nero, Er Gnappa si schierò con la fazione di Massimo Carminati (er Cecato di Mafia Capitale) ed Enrico Nicoletti, “la Banca”, nella faida interna contro il gruppo di De Pedis, Edoardo Toscano, Paolo Frau, Raffaele Pernasetti e Giorgio Paradisi. Tanti sospetti e spesso, nessuna prova: la scomparsa di Emanuela Orlandi, l’omicidio di Mino Pecorelli, il furto al caveau del Tribunale…Oggi il nuovo arresto per una catena di rapine a domicilio che sembra, anche questa, un revival degli anni 70.

manlio vitale gnappa 1

L’ultima indagine

A 67 anni non si aspettava l’arresto, ma fedele ai dettami del suo mondo non ha fiatato. Forte del rispetto e all’autorevolezza criminale guadagnati nella sua lunga storia, ed evocando il suo retaggio nella Banda della Magliana, secondo gli investigatori è lui il ‘dominus’ di un’organizzazione criminale instancabile che a Roma pianificava e organizzava rapine a negozi o nelle abitazioni. Donne anziane sole o famiglie con bambini, sempre benestanti, gli obiettivi preferiti perché piu’ fragili davanti all’intimidazione delle armi, del ‘ferro’. E’ la lunga scia della Banda che imperverso’ a Roma negli anni ’70 e ’80 che sembra non volersi estinguere: oltre a Manlio Vitale infatti, tra gli arrestati si contano vecchi componenti o collaboratori dalla stessa eredita’, ‘fratelli di sangue’ restii all’entrata di nuove leve, di cui non ci si puo’ fidare se vengono ‘bevuti’ dalle forze dell’ordine. Una banda, quella smantellata oggi, che ancora subisce il fascino di simboli del lusso, come i Rolex, uno degli oggetti piu’ ambiti e in nome del quale si scelgono anche gli obiettivi delle rapine. E anche in questa banda un po’ fane’ c’e’ il braccio destro del ‘principale’, il 62enne Rodolfo, a cui e’ legato ‘dai tempi delle scuole’, l’esperto di armi, la cui professionalita’ e freddezza e’ riconosciuta da tutti nel mondo criminale. E c’e’ anche ‘la signora’, la compagna che lo ammira ed esegue le sue disposizioni. Oltre 300 carabinieri del Comando provinciale di Roma, con elicotteri e unita’ cinofile, sono scesi in campo per eseguire le misure cautelari, disposte dal gip del Tribunale di Roma, nei confronti di 24 persone, indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di efferate rapine, ma anche di furti, ricettazione, detenzione e porto di armi da fuoco, uso di documenti e contrassegni identificativi di forze di polizia. Un blitz condotto a conclusione dell’indagine battezzata ‘Vecchie glorie’, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo. Fra gli arrestati spiccano Danilo Vitale, il figlio di Manlio, uno dei suoi fidi collaboratori, Rodolfo Fusco, detto Il ciccione o il lavandino, il braccio destro, e Luciano Cerqui, il vecchio, l’esperto di armi, mentre ai domiciliari e’ finta la sua compagna. E c’e’ anche un gioielliere, titolare di un negozio in via Andrea Doria, che forniva informazioni sulle vittime alla banda.

L’associazione a delinquere

-‘Una struttura ben organizzata e verticistica a capo della quale si rifa’ vivo un ex della Magliana, Manlio Vitale e – ha sottolineato il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Salvatore Luongo – si parla ancora di questa associazione perche’ nel tempo non le si e’ dato la connotazione giuridica giusta: ha tutte le caratteristiche dell’associazione a delinquere di stampo mafioso, prova ne e’ l’attivita’ di questo soggetto che riesce a dividere la sua attivita’ in aree di influenza, da cui espande i suoi traffici. Un criminale carismatico e ben organizzato, che conta su molte conoscenze e appoggi. E le intercettazioni rivelano quanti ordini precisi da’ ai suoi per muoversi e pianifica tutto nei minimi particolari. A Roma – ha aggiunto il generale – c’e’ una criminalita’ endemica, un substrato criminale, su cui abbiamo lavorato e su cui abbiamo avuto risultati. E a questa criminalita’ un po’ in disuso si e’ affermata, un altro tipo di criminalita’ di tipo economico che fa riferimento alle mafie tradizionali, specie ‘ndrangheta e camorra’. Ma ‘oggi e’ stata scardinata una struttura dedicata a commettere quei reati che piu’ colpiscono intimamente e sono particolarmente sentiti dai cittadini’. Il colonnello Giuseppe Donnarumma, che guida il reparto operativo, ha parlato di una ‘inchiesta ciclopica’, come dimostrano le 300 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, che ha messo in scacco ‘rapinatori dediti a terrorizzare famiglie di professionisti e benestanti, un gruppo verticistico con una serie di gregari legati strettamente al leader, il quale a 67 anni continua a essere un boss nel mondo criminale, quindi che e’ in grado di dimostrare ancora il suo potere’. La mappatura dei contatti evidenzia che il gruppo sfruttava vecchie conoscenza criminali, usava il suo vissuto criminale per raccogliere informazioni sul territorio. Molti della banda infatti non sono piu’ giovani ma possono contare sulle batterie, un gruppo di persone sempre uguali e coese, specializzate in rapine e furti. Dell’organizzaione sgominata oggi, annota nche il gip nell’ordinanza, Vitale e’ ‘con evidenza il promotore, l’organizzatore e il capo indiscusso’. E’ lui a decidere sempre, in ogni colpo la sua e’ la prima e l’ultima parola, tramite il figlio Danilo, e sceglie come operare sul campo e gestire le talpe, sempre inserite all’interno degli obiettivi da colpire. E per non essere individuato, non partecipa mai ai sopralluoghi ma deve sempre essere aggiornato, demanda i rapporti con tutti i membri della banda al figlio e al fedelissimo Rodolfo Fusco, ma dalle conversazioni con i due il ‘principale’ resta sempre il 67enne vecchio leader della Banda della Magliana. Tutti sono tenuti a riferire al capo, oggetto – scrive il gip – di ‘costante riverenza dimostrata da tutti i sodali’, che con la sua caratura criminale garantisce per tutta l’organizzazione. Quando si nomina ‘er gnappa‘ tutti sanno (‘quello della Banda della Magliana’) e ancora tutti a questo nome reagiscono con ‘riverenza’: basta l’evocazione di quel passato, scrive il gip, perché l’organizzazione di Manlio generi ‘con le persone con cui entra in contatto rispetto e prostrazione psicologica’. E il capo e’ molto attento a selezionare i suoi fidi, oltre al figlio, c’e’ Rodolfo, il suo braccio destro, solo pochi sodali hanno la possibilita’ di interloquire con il ‘principale’, ed e’ lui che eventualmente li convoca per conto del boss, organizza tutto per suo conto, a lui riporta le informazioni, poi impartisce gli ordini alle batterie in campo. Con il capo vanta un’amicizia pluriennale, sodali fin dai tempi della Banda della Magliana; ‘so’ fratelli di sangue, dai tempi della scuole’, rivela il figlio in un’intercettazione. Una figura particolare in questo mondo e’ la compagna di Cerchi, l’esperto di armi, soprannominata nel giro ‘la signora’: incensurata ma che, si legge nell’ordinanza, ‘non ha alcuno scrupolo o remora nel costituire il veicolo delle comunicazioni del predetto (finito anche in carcere ndr) con i sodali rappresentando l’anello di congiunzione tra di loro’. Anzi il compagno la incarica di riscuotere la sua quota, di nascondere e custodire i soldi, e lei ‘esegue le disposizioni impartitele e manifesta stima e considerazione nei confronti del compagno di cui ammira la determinazione nel perseguire i suoi illeciti obiettivi’.