Attualità

"Piangevo mentre la cantavo", Loredana Bertè parla della canzone che racconta dello stupro subìto

@neXt quotidiano|

loredana bertè scarpe rosse sanremo 2021 violenza donne

Si chiama “Ho smesso di tacere” ed è uno dei brani inseriti nell’ultimo album di Loredana Bertè. A comporre il testo è stato Luciano Ligabue che ha deciso di omaggiare la cantante – ricordando un tragico evento di cui è stata vittima quando era molto giovane – e consegnare alla sua voce quelle parole. Un omaggio che è stato accolto a braccia aperte e con un velo di commozione, come spiegato da lei stessa in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica.

Loredana Bertè e la canzone di Ligabue per raccontare lo stupro subìto

“L’ha composta dopo aver sentito una mia intervista. Credo sia la perla del disco: Ligabue ha scritto con una sensibilità particolare pur essendo un uomo. Mentre cantavo piangevo”, ha spiegato Loredana Bertè che poi è tornata a raccontare quello stupro vissuto in tenera età da parte di uno sconosciuto.

“Essendo stata violentata a 15 anni, io stessa ne ho parlato solo tre anni fa. Certe cose ti restano dentro: non ho visto più un uomo per dieci anni, non ne volevo sapere, sono ridiventata vergine a causa di un figlio di putta*a che mi ha massacrata di botte e violentata senza nessun riguardo né scrupolo. C’è anche la paura di denunciare perché la violenza si chiude sempre con la vergogna”.

Il tema delle violenze sessuali e delle denunce è raccontato nel brano scritto da Luciano Ligabue, inserito all’interno dell’album della cantante che ha un titolo iconico: “Manifesto”. Perché la cantante si racconta in tutte le sue sfaccettature, anche quelle più tragiche. Perché in quel testo scritto per lei c’è la sintesi di quella violenza subìta e raccontata di recente a Verissimo:

“C’era questo ragazzo che mi portava le rose ogni giorno. E io, come una cretina, ci sono cascata. Una volta mi ha invitato a cena e io ho accettato. Non avrei dovuto farlo. Poi si è fermato in un posto isolato, vicino uno scannatoio e lì mi ha preso a botte. Sono volati calci e pugni e mi ha violentata. Sono riuscita a sopravvivere. Sono corsa via e mi sono trovata davanti un taxi che, per fortuna, mi ha portata in ospedale”.

Nel corso della sua intervista a La Repubblica, la cantante di Bagnara Calabra ha parlato anche di un tema di stretta attualità che si ritrova anche all’interno del testo di “Bolliwood”, uno dei brani presenti nel suo nuovo album. E proprio lì c’è una frase simbolica: “Si scambia il caos per la libertà”. Ed è la stessa Bertè a connotare il senso di quel verso nella stretta attualità:

“Vedi ciò che è successo in Senato sul Ddl Zan: nel 2021 una scena del genere non è accettabile, sembrava la Corrida. Non si può subire una classe politica così, il popolo è molto più avanti. Ragazzi votate!”.

(foto IPP/Andrea Oldani)