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Lo stop di Minniti agli sgomberi

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Come volevasi dimostrare, Marco Minniti ha deciso di non caricare sul suo ministero il prezzo dell’impopolarità sugli sgomberi. E così, dopo le dichiarazioni di Manconi, arriva la conferma: non si procederà a nuovi sgomberi senza le “soluzioni alternative” di cui aveva parlato anche il capo della polizia Franco Gabrielli nell’intervista a Repubblica in cui aveva accusato Comune e Regione di non essere intervenuti per tempo a Palazzo Curtatone e Piazza Indipendenza.

Lo stop di Minniti agli sgomberi

La decisione del ministero, è evidente, ha il pregio di scontentare tutti. Scontenta chi ha elogiato le scelte del ministero su Palazzo Curtatone, perché è una chiara marcia indietro. E scontenta chi le ha criticate, perché adesso non potrà che pensare che allora il primo sgombero è stato in effetti non opportuno. Per tutta la durata dell’emergenza di Piazza Indipendenza il ministero ha scaricato le responsabilità sugli enti locali che non sono stati in grado di fare nulla fino allo scoppio del problema e in cambio ha ricevuto risposte soprattutto dal Comune, che ha fatto notare di essere stato avvertito dello sgombero solo 12 ore prima e ha detto che il censimento fatto dalla polizia non aveva segnalato la presenza di 37 bambini nel palazzo.
botte indipendenza
Ora il Viminale, dopo la guerriglia di piazza Indipendenza, fissa quello che sembra essere un punto di non ritorno:

Mai più sgomberi così. Mai più rifugiati buttati fuori da palazzi occupati abusivamente se prima non è stata garantita loro una sistemazione alternativa. «La prossima settimana scriveremo nuove linee guida per effettuare gli sgomberi ordinati dai giudici, e le invieremo a tutti i prefetti d’Italia. Tra le disposizioni ci sarà sicuramente quella di non autorizzarli se prima non è stata concordata una sistemazione dove alloggiare chi ne ha diritto. È una regola di buon senso, e non sarà l’unica». (La Repubblica)

Il ministero e Piazza Indipendenza

Ovviamente, visto che il buonsenso non è nato ieri pomeriggio, viene da chiedersi perché non si siano seguiti gli stessi criteri per Palazzo Curtatone. La decisione è stata anticipata nel pomeriggio di ieri dal senatore Pd e presidente della commissione Diritti umani Luigi Manconi, durante un intervento su SKY: «Non posso virgolettarlo, perché non sono stato autorizzato a farlo, ma posso dire che il ministro dell’Interno Minniti non autorizzerà altri sgomberi a Roma senza che vi siano pronte soluzioni abitative».

Ora, tecnicamente, non spetta al ministro autorizzare o meno l’intervento in un immobile occupato per riconsegnarlo al legittimo proprietario: è un decreto prefettizio a disporlo, dopo aver acquisito il parere del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Però di prassi il Viminale viene sempre informato preventivamente. E può fare pressioni per una deroga dei termini o per dilazionare la procedure quando a richiederlo siano ragioni di sicurezza sociale.


Il ministero quindi farà valere una regola, una moral suasion e una logica che non ha utilizzato a Palazzo Curtatone facendo finire le scene di Piazza Indipendenza su tutti i giornali d’Europa e prendendosi le critiche di tante associazioni umanitarie per la disumanità del comportamento della polizia. L’operazione di cleaning, come l’ha chiamata il prefetto Paola Curtatone che ha accusato anche i movimenti per la casa di aver sobillati gli occupanti a rimanere in strada per protesta (???), rimarrà un unicuum in attesa che i comuni e le regioni si preparino.

Campa cavallo, che l’ente locale cresce

Ma c’è un problema politico che il Viminale ha sottovalutato (come spesso càpita): racconta oggi Federica Angeli su Repubblica che la Basilone ha raccontato che la linea del Campidoglio, nei numerosi tavoli tecnici istituiti per affrontare la vicenda “via Curtatone” nei sette mesi precedenti, era stato quello di chiusura assoluta. «Non ricollocheremo gli occupanti abusivi, daremo la priorità alle graduatorie per gli alloggi». E dalla Regione Lazio replicano, documenti alla mano che, «da maggio non c’è stata alcuna risposta dal Campidoglio sui 40 milioni stanziati dalla Regione Lazio».
franco gabrielli
Facile comprendere il motivo di questo atteggiamento da parte del Comune di Roma: non vuole prestare il fianco a critiche politiche sulle priorità dell’accoglienza mentre Di Maio gioca a Law & Order per ragioni elettorali. Ma se gli enti locali, a Roma come altrove, preferiscono non trovare “soluzioni alternative” per non dare fiato alle opposizioni (campa cavallo, ‘ché l’ente locale cresce) e il ministero annuncia che non ci saranno interventi senza “soluzioni alternative” il risultato è che si scontenteranno tutti.

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