Cultura e scienze

L'Italia, gli OGM e il nuovo medioevo

È ancora possibile fare ricerca scientifica in Italia? Da anni oramai sentiamo ripetere la triste storia dei cervelli italiani in fuga dal nostro Paese che hanno ottenuto successo e riconoscimenti all’estero. Il problema, si sente ripetere, è che l’Italia investe poco nella ricerca scientifica, che qui non ci sono le condizioni che consentono ai giovani ricercatori di talento di emergere. Ma il problema non è solo nelle università italiane: come mostra il recente dibattito per fermare la sperimentazione animale spesso i più grandi nemici della ricerca scientifica sono in Parlamento.

LA SCIENZA RESTI IN LABORATORIO
La cultura scientifica proprio non riesce a “sfondare” in Parlamento. A darne un’ulteriore prova la discussione in Senato di ieri durante l’esame del ddl n. 1758 recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2014 nell’ambito del quale si prevede la delega al governo di recepire la direttiva europea 412/2015 (quella che consente agli stati di mettere divieto ogm per le ragioni più varie). Materia del discutere ieri era il penultimo punto dell’allegato B “che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio (senza termine di recepimento)“. Si sono viste le solite posizioni, da una parte la cittadina-senatrice-portavoce Elena Fattori che ha chiesto al Governo di non autorizzare nuovi OGM e di fare ricerca in ambiente confinato. Perché gli OGM e la ricerca scientifica sono finanziati dalle solite multinazionali del male, come ad esempio la Monsanto. La scienza dice la Fattori, si può fare in laboratorio, ma gli OGM non sono solo scienza, sono “qualcosa di più” ad esempio scelte economiche e agricole. La coltivazione degli OGM in campo non è ricerca scientifica ma qualcosa d’altro che deve essere sottoposta al vaglio di tutti, non solo della comunità scientifica ma di tutta la società (“l’associazionismo di base e anche di tutti i cittadini”). La Fattori paventa il rischio apocalittico che lo studio degli OGM in campo aperto possa far diventare l’Italia un’unica monocultura. Ed è vero quello che dice la Fattori: il dibattito sulla ricerca scientifica dev’essere quanto più aperto e non si può pensare che non ci sia qualcuno a regolamentare i limiti entro i quali si può fare ricerca. Ma qual è la proposta della cittadina-senatrice-portavoce? Coinvolgere la società magari attraverso una votazione online con il rischio di affidare la decisione a persone non correttamente informate sull’argomento o volutamente disinformate da chi gestisce la procedura come è successoper la legge anticorruzione? Non è possibile pensare che un argomento di vitale importanza possa essere banalizzato in questo modo. Da un lato si agita lo spauracchio delle multinazionali dall’altro i rischi insiti nel fare “gli scienziati pazzi”. Manca solo l’accorato appello a non giocare a fare Dio. In fondo i campioni del Movimento 5 Stelle prendono gli ordini da uno che diceva che un pomodoro transgenico modificato con il DNA di un salmone aveva intossicato e ucciso 60 ragazzi. Ovviamente questo pomodoro antigelo non è mai esistito.

SE GLI ANTI-OGM FAVORISCONO LE LOBBIES
Del resto la Senatrice Elena Cattaneo l’aveva detto iniziando il suo intervento, parlare di OGM è sempre difficile, perché si pensa sempre che ci sia qualcosa di diabolico (ad esempio gli interessi di poche aziende a “brevettare la vita”) e di contro natura. Ma il punto del dibattere in questo caso era la ricerca pubblica, non quella delle multinazionali, un aspetto che evidentemente la Fattori ha preferito ignorare come ha ignorato il fatto che l’ordine del giorno della Cattaneo riguardasse la ricerca scientifica e non la coltivazione commerciale. Gli OGM fanno paura perché vengono presentati come l’ignoto (o l’aberrante) e soprattutto perché vengono confusi e associati indebitamente ad una particolare categoria di Organismi Geneticamente Modificati, ovvero gli organismi transgenici, quella particolare categoria di OGM nei quali un gene di un organismo viene “inserito” in un altro essere vivente (il famoso pomodoro di Grillo). Ma le cose non stanno così, come spiega la Cattaneo:

Gli OGM sono piante geneticamente modificate, come tutte quelle che l’uomo ha addomesticato dall’invenzione dell’agricoltura in poi, si tratta di una tecnologia che non è più nuova, lo sappiamo tutti. Fino ad ora questa tecnologia spostava un gene d’interesse da una specie – ad esempio da un batterio resistente ad un parassita – ad un’altra specie – ad esempio il mais – per conferire in tanti tipi diversi di mais resistenza a quei dannosi parassiti e quindi ridurre notevolmente l’impiego di pericolosi pesticidi.
Oggi le biotecnologie fanno molto di più e, direi, molto meglio e non possiamo stare a guardare: spostano geni di interesse tra piante della stessa specie (un gene di un melo resistente spostato in un altro melo) oppure spengono un gene in un’altra pianta allo scopo di migliorarla, quindi non introducono niente di nuovo dall’esterno.

Questo però in Italia non lo si sa, e gli italiani non ne sono a conoscenza perché per 13 anni di OGM si è preferito non parlarne o, in caso, farlo solo per vietarne la ricerca. La colpa quindi è della classe politica che con le sue decisioni ha deciso di tarpare le ali alla ricerca scientifica italiana e al tempo stesso di alimentare una paura spesso immotivata nei confronti degli OGM. Con il risultato paradossale che la coltivazione delle piante è vietata ma non è vietata la vendita dei prodotti OGM destinati al consumo animale (che vengono quindi acquistati dall’estero): gli OGM li mangiamo già da vent’anni ma non possiamo studiarli. Ma c’è un’altra contraddizione che i difensori del “seme italico” non vogliono affrontare:

Le nostre piante sono invase da parassiti e noi stiamo perdendo delle tipicità agricole di cui andiamo fieri nel mondo perché non vogliamo studiare, sperimentare e usare le bio-tecnologie OGM e non OGM. Tutti o quasi tutti i semi che piantiamo in Italia sono progettati all’estero, anche le piante da orto.

Insomma, la difesa della produzione agroalimentare italiana dagli OGM ha l’effetto di favorire il commercio e gli affari delle tanto odiate multinazionali. Ma naturalmente in Italia è più facile dire che si sta lottando contro le lobbies OGM e i potentati economici che affrontare in maniera scientifica la questione:

Il post anti-lobbies ogm della Sen. Fattori
Il post anti-lobbies ogm della Sen. Fattori

Accomunando i sostenitori della ricerca scientifica sugli OGM ai sostenitori della Monsanto, silenziando il dibattito con le faccine (e cancellando i post)
Gli Sticker di Facebook come forma di comunicazione parlamentare (Elena Fattori, Ed. Facebook/Casaleggio, 2015)
Gli Sticker di Facebook come forma di comunicazione parlamentare (Elena Fattori, Ed. Facebook/Casaleggio, 2015)

Oppure come fa il collega-senatore-cittadino-portavoce Alberto Airola impegnatissimo a smascherare il complotto dei poteri forti, non notate anche voi la strana coincidenza nella vicinanza tra la Cattaneo e Giorgio Napolitano??
Alla costante ricerca del complotto
Alla costante ricerca del complotto

E che dire invece di quelle ricerche che mirano a creare piante più resistenti per ridurre l’uso dei pesticidi? Anche su quello si preferisce bruciare le coltivazioni OGM e vietarne la sperimentazione invece che dotare il nostro Paese di un regolamento che disciplini la ricerca scientifica. Una delle argomentazioni di chi si oppone alla coltivazione di OGM è che lo fa in nome della difesa delle tipicità agroalimentari italiane, ma la Senatrice Cattaneo nel suo intervento ha ricordato che gli OGM possono essere utilizzati per difendere le nostre eccellenze:

E possiamo anche citare il pomodoro San Marzano, che ormai non esiste più. Era una tipicità di cui la Campania era il maggior produttore in Italia. Ma la pianta è attaccata da virus con sigle orribili: CMV, TSWV, CAMV. Non esistono preparati antivirali. Negli anni 2000 alcuni ricercatori stavano lavorando su geni capaci di dare resistenza a questo attacco virale. Il progetto è nel cassetto, e del nostro pomodoro tipico San Marzano non vi è ormai più alcuna traccia.

Incredibilmente quindi, una sperimentazione scientifica ben regolamentata sugli OGM avrebbe il felice effetto di difendere le specificità italiane dalla monocultura che importiamo dai paesi che quella sperimentazione la fanno e dalla quale continuano a trarre profitto. Ma finché nel dibattito pubblico si potrà sentire solo la voce di coloro che condannano “senza se e senza ma” il ricorso agli OGM sarà difficile fare cultura scientifica nel nostro Paese. E la scienza rimarrà, come vuole la Senatrice Fattori, in laboratorio: una cosa bella e costosa da guardare magari con sospetto ma da non utilizzare mai.