Cultura e scienze

Lirio Abbate: un proiettile per il cronista dell'Espresso

lirio abbate

Carlo Bonini su Repubblica di oggi racconta del collega Lirio Abbate, che si occupa di mafia per l’Espresso e vive con la scorta al seguito dopo una serie di minacce arrivate per il suo lavoro. Bonini racconta due episodi recenti sulle minacce della malavita al giornalista. Il primo è capitato nella notte tra martedì e mercoledì: uscendo da Largo Fochetti, dove si trovano le redazioni di Repubblica e dell’Espresso, la scorta del cronista si è accorta di un’automobile che seguiva la macchina di Abbate. Dopo un mini-inseguimento l’automobile è stata fermata: il guidatore è stato bloccato mentre il suo compagno è riuscito a fuggire, pur perdendo i documenti. In questura il fermato ha fatto scena muta, dichiarando di non sapere nulla di Abbate e non volendo fornire le generalità della persona che stava con lui. Infine, è stato rilasciato. Ma l’articolo non si ferma qui, e passa a raccontare un episodio accaduto a settembre.

Una mattina di metà settembre accade infatti che in corrispondenza del passo carraio della redazione dell’Espresso, un parcheggiatore segnali alla scorta di Abbate una macchina regolarmente in sosta nelle strisce blu, ma con i finestrini semi-aperti. Non espone il talloncino del parcheggio ed è lì dall’alba. Un controllo al terminale di polizia segnala che l’auto è stata rubata la sera prima a qualche chilometro di distanza. Arrivano artificierie scientifica. L’abitacolo vien eaperto e, sul sedile di guida,vengono recuperati un proiettile di grosso calibro e un biglietto che indica che il “regalo” è per Abbate.

lirio abbate proiettile
L’articolo dell’Espresso sui fascio-mafiosi a Roma

La fretta dell’intervento impedisce di ritrovare sulla macchina impronte digitali utili:

Ma i file delle telecamere di sorveglianza della redazione del Gruppo Espresso puntate sulla strada mostrano come, nel cuore della notte, due uomini abbiano parcheggiato con attenzione la macchina. Due uomini. Come martedì sera. E in una significativa coincidenza temporale. Ventiquattro ore prima, l’Espresso pubblicava a firma Abbate un servizio sui “Fascio-mafiosi a Roma”. I suoi nuovi nemici, evidentemente. Quelli che hanno deciso di fargli sentire l’odore della paura. Come a Palermo. Peggio che a Palermo.

L’articolo de l’Espresso sui fascio-mafiosi a Roma, dove si parlava, tra gli altri, dell’ex Banda della Magliana Massimo Carminati:

Uno dei componenti di questa cupola rivoluzionaria è Massimo Carminati, che sembra avere trasformato il suo personale romanzo criminale in una marcia trionfale. È stato nella banda della Magliana e nelle squadre terroriste dei Nar, con amicizie di rango in Cosa nostra e negli apparati deviati dello Stato. Coinvolto in processi importanti, come quello per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, ne è sempre uscito assolto. Ha scontato pochi anni di carcere per episodi minori. Nella Roma nera è un mito: un leader da seguire e ascoltare. E lui da leader si comporta e agisce. Si mostra, a chi non lo conosce, con modi felpati ed educati. Ma quando vuole sa imporsi con la forza, tanto che sodali e rivali lo rispettano con timore. È lui “l’ultimo re di Roma”.