Cultura e scienze

L'incazzatura di Lapo Pistelli

lapo pistelli

Il giorno dopo è sempre più duro. Per Lapo Pistelli però, preferito di Napolitano per la Farnesina e oggi sottosegretario agli Esteri, almeno c’è la consolazione di sfogarsi con Tommaso Ciriaco di Repubblica:

«Certo che sono amareggiato. Accidenti – confida al telefono – potete immaginarlo. Se masticare amaro facesse curriculum, avrei fatto una grande carriera…». Dove arriva la delusione, immensa, là comincia l’ironia del viceministro. Sconfitto è troppo poco. C’è dell’accanimento in questa storia che è un eterno duello con Matteo Renzi. Vince sempre il secondo. Niente Farnesina, allora,solo un pranzo sotto il sole pugliese: «Oggi sono stato a Taranto per una conferenza sul Mezzogiorno e il mediterraneo. Ho mangiato un meraviglioso risotto». È la cronaca di una disfatta annunciata. Con stile, però.

Per Lapo nessuna sorpresa,a dire il vero:

«Ho sorriso per tutto il giorno. Sono sereno. Però ora, proprio stasera, è disumano tornare su questa storia». Vero, ma merita di essere raccontata. Pistelli ha perso. Come ai tempi delle primarie per scegliere il sindaco di Firenze, quando lo sfida il suo ex assistente parlamentare. Nulla di previsto ,eppure vince il giovane Matteo, iniziando la lunga marcia verso Palazzo Chigi. «Oggi Renzi l’ho sentito, sì. Per sms, come sempre d’altra parte. Se abbiamo litigato? No, anzi. Grandi appelli alla responsabilità, mi ha chiesto di stare dove sto. Messaggi conditi di grande affetto. Non è da questo, però, che dipende la mia decisione».

Lapo Pistelli non si dimetterà, anche se serviva un ministro degli Esteri e ci ritroviamo lì Gentiloni.