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La Manina ha le ore contate: l’indagine sulla lettera di Tria alla UE

La situazione è disperata, ma non tragica. Il Ministero dell’Economia aveva promesso accertamenti per scoprire chi fosse la “talpa”. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine e nel frattempo un senatore M5S commenta la notizia cinguettando “Castelli in aria al MEF”

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Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha deciso di andare fino in fondo nel giallo della manina che ha fatto uscire la letterina (che Salvini al mercato comprò) destinata alla Commissione Europea. Motivo per cui ha presentato una denuncia sulla diffusione della lettera, o meglio di una bozza della lettera nella quale il Governo rassicurava la UE scrivendo cose come «sarà possibile ridurre le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022».

L’indagine sulla manina dopo la denuncia di Tria

Seguirono gli indignati appelli di Di Maio e del MoVimento 5 Stelle. Il primo scrisse su Facebook che era necessario convocare “un vertice di maggioranza con la Lega” (Consiglio dei Ministri forse è un termine troppo formale) per sistemare insieme la lettera “prima che qualcuno la mandi a Bruxelles”. Il M5S invece chiedeva “spiegazioni” per una scelta “incomprensibile”. Si è scoperto poi che quella letterina non era vera. Una bozza appunto, farlocca quanto basta per spingere l’ennesima manina in azione contro il governo Conte a farla uscire.

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Ma chi ha avuto accesso a quella lettera? Saranno mica stati di nuovo quei pezzi di merda del MEF? Su questo è chiamata a indagare la Procura di Roma che oggi ha ha aperto un fascicolo di indagine sulla scorta della denuncia di Tria dove si si ipotizzavano i reati divulgazione di atti secretati e violazione di segreto d’ufficio. Al momento l’indagine è contro ignoti ma il cerchio dei possibili indagati non sembra essere molto ampio.

Chi ha letto la lettera farlocca?

Un indizio ce lo sembra voler fornire il senatore M5S Elio Lannutti che condividendo su Twitter un articolo sul giallo della manina scrive sibillino «Castelli in aria al MEF!». Che avrà voluto dire? Che al Ministero si baloccano con castelli in aria (e in tal caso che c’entra la manina?) o si tratta di un’indicazione precisa? Al MEF infatti c’è la viceministra Laura Castelli che in una nota ha ammesso di aver visto la bozza della lettera farlocca: «nel pomeriggio anche io ho visto una bozza della lettera che girava con quei contenuti e purtroppo quel passaggio sul taglio al welfare c’ era ancora ha aggiunto Castelli -, come sempre sono disponibile a supportare il ministro per rivederne il contenuto».

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Eppure proprio Tria in un’intervista a Federico Fubini del Corriere della Sera ha dichiarato che se davvero la Castelli ha avuto accesso alla bozza non lo doveva avere «Quello era un documento riservato,una bozza di lavoro con i miei appunti annotati amano in cui osservavo nei vari passaggi “questo sì”, “questo no”. La corretta linea istituzionale vuole che prima di tutto un testo consolidato vada al presidente del Consiglio e poi al resto del governo». Adesso mentre al Ministero è stata avviata l’indagine interna partirà anche quella della Procura. Al di là delle indagini però è quanto mai singolare che in una bozza riservata si scriva una cosa che poi è completamente diversa da quello che si vorrà dire alla Commissione.

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A meno naturalmente di non voler essere maligni e pensare che quella lettera farlocca (però vera) era destinata ad uscire così com’era per mettere in difficoltà la Lega o addirittura per far sapere alla Commissione Europea che nel governo erano pronti a tutto, anche a puntare la pistola alla tempia allo Stato Sociale degli italiani. Insomma un modo per dire “vedete cosa ci state chiedendo di fare se non ci lasciate fare altri 30 miliardi di debito”? Insomma tutta una raffinata strategia fondata sulla teoria dei giochi. E in quel caso non si potrebbe certo dare la colpa alla manina, che ha fatto solo quello che ci aspettava facesse (consapevolmente o meno).

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