Cultura e scienze

La lettera del MoVimento 5 Stelle al Corriere della Sera

grillini civati

Tra la ratifica di un’espulsione e l’altra, Alessio Villarosa e alberto Airola, presidenti del MoVimento 5 Stelle rispettivamente a Camera e Senato, scrivono una lettera al Corriere della Sera per lamentarsi dell’articolo di Sergio Rizzo pubblicato ieri sui (pochi) soldi restituiti dai grillini. La lettera ha un tono quantomeno esagerato e soprattutto dice che non sono stati riportati dati sulle restituzioni che invece nell’articolo di Rizzo erano in bella mostra. La lettera comincia così:

Caro direttore, ieri sul suo giornale è apparso un articolo a firma di Sergio Rizzo che, a partire dal titolo, mente in maniera spudorata ai lettori sostenendo che i parlamentari de lMovimento 5 Stelle «intascano oltre il 90% dei rimborsi» per spese telefoniche, spese di viaggio, rimborsi per i collaboratori. Si tratta di una palese menzogna sostenuta con notizie inesatte ericostruzioni monche, che ledono gravemente l’immagine del M5S. I nostri parlamentari, infatti, percepiscono il 90% dei rimborsi, ma rendicontano con scontrini e fatture ciò cheutilizzano per lo svolgimento della loro attività e tutto il restolo restituiscono al Fondo per le piccole e medie imprese.I parlamentari dai rimborsi non intascano un bel niente!

E già dall’inizio si capisce che se questa era la risposta a Rizzo, i parlamentari non hanno capito la domanda. Rizzo infatti non intende dire che “intascano” nel senso che “rubano”: Rizzo vuole dire che quei soldi LI SPENDONO (esattamente la stessa cosa che dice la lettera), ma fa anche notare che spendono, quasi tutti, la gran parte di quello che percepiscono. Quindi, come si capiva dal titolo, dal sommario e dall’articolo di Rizzo, il punto è che “risparmiano” poco (circa il 5%) di quello che percepiscono.

soldi restituiti movimento 5 stelle
L’infografica del Corriere della Sera sui soldi restituiti dal MoVimento 5 stelle

La lettera continua:

Facendo un esempio concreto si capisce chiaramente l’errore(o la malafede?) dei calcoli di Rizzo. Nei primi sei mesi del 2014,il deputato Riccardo Fraccaro ha percepito di rimborsi in totale 51.147 euro e ne ha restituiti 32.454 euro, ovvero il 63%. Dunque Fraccaro, come tutti gli altri, fa economia, rendiconta,restituisce oltre la metà sia del proprio stipendio, sia dei rimborsi, e nonostante ciò la sua immagine pubblica viene lesa davanti a tutti i cittadini italiani, per colpa di un articolo che lo fa sembrare esattamente uguale ai parlamentari di tutti gli altri gruppi che intascano il 100% dello stipendio e dei rimborsi. Fraccaro non è un’eccezione. I numeri che escono fuori da tirendiconto.it ci svelano una realtà diversa da quella raccontata da Rizzo: in media i parlamentari M5S utilizzano, rendicontandolo, solo poco più della metà dei rimborsi ricevuti.La rendicontazione avviene alla luce del sole: qualunque cittadino, compreso il signor Rizzo, può andare sul sito tirendiconto.it e controllare quanto ogni parlamentare ha restituito, mese per mese, voce per voce.

E qui può essere utile tornare all’articolo di Rizzo, che spiegava che dal 15 marzo al 31 dicembre 2013 le somme spettanti al M5S ammontavano a 19 milioni e 395.218 euro, quelle erogate 18 milioni 912.552 euro, con una differenza di 305mila: questi sono i soldi a cui gli onorevoli grillini hanno rinunciato. In tutto, considerato anche le indennità e gli altri privilegi, si arriva a 5 milioni 319mila euro, con un risparmio che non va oltre il 5,7% del totale. E non finisce qui:

Se i deputati del Movimento non hanno ritirato ben l’83,5 per cento dell’indennità di ufficio (la somma oltre allo stipendio che tocca a quanti ricoprono altri incarichi, come per esempio presidente di commissione) le rinunce relative alle altre voci sono apparse decisamente più modeste. Lo scorso anno gli onorevoli grillini non hanno ritirato l’8,2 percento delle spese di viaggio, il 5,6 per cento di quelle telefoniche e appena lo 0,94 per cento della famosa quota di 3.690 euro che spetta a ogni deputato per il cosiddetto «esercizio del mandato»: meglio conosciuta come il contributo per il portaborse. Una micro rinuncia identica tanto per la quota del 50 percento per cui è stato introdotto dalla Camera l’obbligo di rendicontazione quanto per l’altra metà che viene erogata in modo«forfettario», cioè senza bisogno di produrre ricevute o scontrini.

Ecco spiegato il senso dell’articolo di Rizzo, che pare però essere sfuggito al MoVimento. La lettera infatti si conclude con una topica clamorosa:

Se Sergio Rizzo si fosse preso la briga di incrociare i numeri asettici forniti dall’amministrazione della Camera con quelli pubblicati su tirendiconto.it, come un’inchiesta giornalistica seria e onesta imporrebbe, avrebbe facilmente capito come stanno le cose. La lotta agli sprechi della Casta è sempre stato un tema fondamentale per il Movimento e oggi siamo gli unici a restituire soldi pubblici. Lo fanno non soltanto i nostri parlamentari, ma anche i nostri consiglieri regionali e comunali.Il M5S — è giusto ricordarlo, visto che Rizzo non lo fa —, ha rinunciato anche a 42 milioni di rimborsi elettorali delle ultime Politiche, a cui si aggiungono quelli che, per legge, avremmo potuto prendere per le Regionali dal 2010 in poi. Colpa dell’impaginazione, della fretta, o soltanto delle diottrie? Poco importa. Confidiamo che questa lettera non sia l’effetto della rediviva sindrome dello scontrino ma piuttosto la conseguenza di un semplice equivoco.
Andrea Cecconi, capogruppo M5S alla Camera
Alberto Airola, capogruppo M5S al Senato

Rizzo invece aveva ricordato le restituzioni e la vicenda del rimpallo tra ministero dell’Economia e Consiglio di Stato per i fondi alle PMI. I 42 milioni di rimborsi che cita fanno parte del rimborso elettorale per le spese della campagna, che nulla c’entrano con le restituzioni degli onorevoli. E infatti la risposta di Rizzo è chiarissima:

Il capogruppo del M5Sdella Camera e il suo collega del Senato (che c’entra poi ilSenato che non era nemmeno citato? Boh…) devono aver smesso di leggere l’articolo prima dell’ultima colonna, dov’era esattamente riportato l’ammontare delle restituzioni effettuate dai grillini a domenica sera, quando l’articolo è stato scritto: 7 milioni 984 mila euro. Lì si spiegava pure che quei soldi, tornati indietro al Tesoro dalle spettanze dei deputati del M5S, a causa delle solite deprecabili questioni burocratiche di cui il Movimento è del tutto incolpevole, purtroppo sono ancora bloccati. Consigliamo a entrambi di completare la lettura, la prossima volta, prima di avventurarsi in giudizi tanto inesatti. Per giunta, con toni irricevibili.