Cultura e scienze

Le vite, le morti e le risurrezioni di David Bowie

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Time may change me, but I can’t trace time cantava David Bowie nel 1971. Ed in effetti Bowie era il maestro dei cambiamenti visto che nel corso della sua carriera ha saputo essere molte persone diverse e tutte queste persone ha saputo lasciare indietro. Oggi David Bowie è morto davvero, anche se in molti non ci credono, ha lasciato ai suoi fan un disco che ora viene descritto come un testamento spirituale che contiene un singolo e un video (l’ultimo) che – col senno di poi – viene definito profetico: Lazarus.

Il lungo viaggio interstellare di Major Tom

David Bowie era Lazzaro, con cicatrici che nessuno poteva vedere disteso su un letto d’ospedale senza nulla da perdere ma che aspettava di essere libero. Ma in Blackstar era stato convocato uno dei suoi personaggi storici quel Major Tom che aveva fatto la sua comparsa nel 1969 in Space Oddity che aveva abbandonato l’orbita sicura attorno alla Terra senza che dal Ground Control potessero fare nulla per mettersi in contatto con lui. Il Maggiore aveva fatto ritorno in Ashes to Ashes nel 1980, “vi ricordate di quel tipo di quella vecchia canzone?” – chiedeva Bowie – pare che ci siano delle voci da Ground Control che dicono che Tom sia un eroinomane. Ma la canzone parla anche del viaggio di Bowie alla ricerca di sé stesso e una riflessione sul suo percorso artistico. Nel 1995 ci arrivò un altro breve e confuso messaggio dal Maggiore, era contenuto in Hallo Spaceboy. Di Tom si sa sempre meno – la ricezione è quella che è – ma la sua storia continua ad accompagnare la traiettoria di Bowie nello spazio. In fondo la Terra è una grande astronave. In Blackstar Major Tom non è nemmeno nominato, nel video si vedono però i suoi resti, la sua tuta spaziale, il casco, abbandonati come quelli di un naufrago dalle onde dello spazio tempo su un pianeta sconosciuto illuminato da un’eclissi di sole. Cos’era Bowie? Non era una una stella del cinema, non era una popstar, non era stella vagante, era una blackstar. Il viaggio del Maggiore si era concluso.

Something happened on the day he died
Spirit rose a metre and stepped aside
Somebody else took his place, and bravely cried

L’ascesa e la caduta di Ziggy Stardust

Negli anni Settanta arriva sulla Terra – negli ultimi cinque anni della sua vita– un alieno che prende le sembianze umane di Ziggy Stardust e che con i suoi Spiders from Mars diventa una rockstar dall’enorme appetito sessuale (e passione per le droghe) per lanciare all’umanità un messaggio pace, amore (libero e non solo eterosessuale). Negli anni in cui Bowie ha interpretato Ziggy (sul palco e fuori) il cantante inglese è stato Ziggy. I due erano indistinguibili. Un esperimento grazie al quale – insieme a Marc Bolan – Bowie inventò il glam rock e fece della teatralità, dei costumi eccentrici e assurdi un elemento distintivo della musica di quel periodo che ancora influenza il modo di molti artisti di stare sul palco. Anche per Ziggy arrivò presto il momento di abbandonare la scena. E non poteva essere che un suicidio, anzi un rock and roll suicide. La vita di Ziggy durò solo un anno terrestre, ma in quell’anno Ziggy cambiò per sempre la musica e la cultura contemporanea.

Il personaggio dell’alieno ben si confaceva a David Bowie che – diversi anni dopo – nel 1976 (esordio di Bowie come attore) interpretò al cinema il protagonista del film “L’uomo che cadde sulla Terra”, la storia di un alieno che giunge sul nostro pianeta per rubare l’acqua che sul suo sta scomparendo.

Aladdin Sane alla scoperta dell’America

Aladdin Sane (che è un gioco di parole per A Lad Insane, un tipo pazzo) è il personaggio nato dopo la morte di Ziggy. Ed in un certo senso è anche la prosecuzione del percorso artistico inaugurato con Ziggy. Tant’è vero che Aladdin Sane viene considerato da molti come una specie di seconda parte di Ziggy Stardust al quale – visivamente – assomiglia molto. L’alieno venuto dallo spazio è qui però sostituito da un altro tipo di straniero: l’inglese che va alla scoperta degli USA (quello di cui avrebbe cantato Sting poco più di dieci anni dopo). Aladdin Sane non è un album internamente coerente come Ziggy perché Bowie in un certo senso stava ancora ancora elaborando il lutto della fine del suo personaggio precedente e stava ancora riflettendo sul nuovo rapporto che avrebbe avuto con il suo pubblico. Così Aladdin si trova ad essere a metà del guado tra la follia di Ziggy e quello che verrà dopo.


L’aristocratico distacco del Duca Bianco

L’ultimo personaggio interpretato da Bowie è stato il Thin White Duke, il sottile duca bianco, che è una degli appellativi con cui Bowie è stato chiamato negli ultimi anni. Apparso in occasione del lancio di Station to Station (ma nato per il precedente Young Americans) all’apparenza sembrava un Bowie normale, quasi borghese. Con il Duca finisce l’era dei costumi stravaganti e delle zeppe altissime e si assiste quasi ad un ritorno alla normalità che non c’è mai stata nella carriera di Bowie. Ma in realtà il Duca è forse uno dei personaggi più amorali e tormentati di Bowie, nato in un periodo nel quale il cantante conduceva una vita più sregolata del normale (il che è tutto dire) abusando di droghe. Insomma il Duca è uno stronzo, per dirla in parole povere. E la vita di Bowie, a causa della dipendenza dalle sostante stupefacenti era al limite. Un’atmosfera di decadenza avvolge l’album, il punk stava arrivando, il vento stava cambiando. Il Duca è un aristocratico decadente, Bowie venne anche accusato di avere simpatie neonaziste (che Bowie smentì fermamente) perché in una foto dell’epoca sembra fare il saluto romano. Era solo parte del personaggio? Oppure stava semplicemente agitando la mano?

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Il Duca Bianco

Dopo la fine del Duca Bianco Bowie si dedicherà alla realizzazione della sua trilogia berlinese (Low, Heroes e Lodger). Bowie aveva gettato la maschera? Ovviamente no, perché le sue molteplici identità continuerà a indossarle fino alla fine.