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Le noiosissime lettere "porno" di Massimo Bossetti

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Sbatti il mostro in prima pagina, questa deve essere più o meno la linea editoriale di GIALLO (rigorosamente maiuscolo), il settimanale che si occupa dei più efferati casi di cronaca nera. In fondo fanno qualcosa di simile a Quarto Grado, perché non dovrebbero farlo su una rivista di gossip di quelle che si trovano dal barbiere o dall’estetista? Il mostro in questione questa settimana è Massimo Bossetti, l’uomo accusato dell’assassinio di Yara Gambirasio.
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Dalla prima lettera di Massimo Bossetti a Gina: mi depilo (e sticazzi?)

Il processo nei confronti di Bossetti non si è ancora concluso, ma questo non significa che i tribunali del popolo improvvisati negli studi televisivi e sui vari social network non abbiano già emesso il loro verdetto. Non sappiamo se il carpentiere di Mapello sia colpevole o innocente, secondo l’ordinamento giuridico italiano è ancora da considerarsi innocente, ma non è rilevante qui discutere del merito del processo. È più interessante indagare l’attrazione morbosa di certa stampa per la vita sessuale dell’uomo, in particolare analizzando nel dettaglio le lettere che Bossetti ha scritto ad una detenuta che al grande pubblico è nota con il nome di “Gina”. Il rapporto epistolare tra i due – che non si sono mai visti – è stato attentamente sviscerato a Quarto Grado, con tanto di discussione sull’abitudine di Bossetti a depilarsi le parti intime (“perché – spiega in una missiva – non tengo alcun segreto”). Naturalmente anche Bossetti è curioso di sapere che aspetto abbia la sua Gina e quando commenta la sua passione per le vagine depilate ecco che i giornalisti d’assalto fanno subito il collegamento con il fatto che a Bossetti piacciano le ragazzine molto giovani. Insomma tutti coloro che hanno questa preferenza sono dei potenziali pedofili? Non è chiaro, ma a quanto sembra questo riferimento nella lettera a Gina fa il paio con alcune ricerche “hard” effettuate da Bossetti sul suo PC. Tutto torna!1
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Un detenuto che non tocca una donna da due anni diventa “schiavo del sesso”

Ma non sono i fatti inerenti alle indagini a suscitare l’attenzione dei giornalisti di gossip quanto piuttosto gli aspetti della normalità della vita di due carcerati. Fortunatamente non serve andare in carcere per capire che il fatto che un detenuto scriva “delle porcate” ad una detenuta non è scandaloso. Andando a leggere poi il tono delle lettere è davvero difficile definirlo un maniaco sessuale per aver scritto – ad esempio – che accarezza il cuscino pensando che fosse il seno di Gina o per essersi vantato di avere “una gran bella mazza”. Questo genere di letteratura non sarebbe degna nemmeno del più spinto degli Harmony, per non parlare di Uccelli di rovo o de L’Amante di Lady Chatterley. Volendo essere davvero sinceri lo stile “letterario” di Bossetti è più consono a romanzi ottocenteschi che non al modo in cui si fa sexting al giorno d’oggi. Dire che è schiavo del sesso solo perché scrivere delle lettere – invero molto caste – definendole porno, senza tenere conto del fatto che da qualche anno non ha contatti con una donna è davvero fuori luogo. Stupisce poi che i diritti di un detenuto (in fondo si tratta di conversazioni private) non solo possano essere rese pubbliche e pubblicabili ma anche possano anche essere utilizzate per provare che – siccome gli piace la vagina depilata o con una striscia di pelo sopra (come il suo pizzetto!!1) – allora è un pedofilo. Che Massimo Bossetti sia un assassino o no è qualcosa che non si deduce da queste lettere semmai da un quadro probatorio più ampio che dovrebbe essere discusso in tribunale, ma questa è solo l’ennesima fuga di notizie del caso Gambirasio. Sarà meglio iniziare a farci l’abitudine?