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Le indagini su Andreas Lubitz

In cerca di un perché. Le indagini sullo schianto dell’Airbus A320 della GermanWings cominciano ad affastellare elementi per spiegare la follia di Andreas Lubitz, che ha deciso di portare alla morte 149 persone finora senza un motivo. Un primo filone di indagini, racconta la stampa tedesca, riguarda le sue condizioni psicofisiche. Nel 2009, mentre concludeva l’addestramento per diventare pilota, aveva chiesto un congedo di sei mesi e, secondo alcuni amici, lo aveva fatto perché soffriva di depressione o di sindrome di burn out.
 
LE INDAGINI SU ANDREAS LUBITZ
Le perquisizioni in casa di Lubitz hanno rivelato che si era fatto preparare certificati medici – tra cui uno proprio per la data del giorno della tragedia – per avere un congedo per malattia, ma poi aveva deciso di nascondere a colleghi e datori di lavoro la sua condizione. Gli inquirenti hanno trovato «stracciati alcuni certificati di malattia molto recenti che dicono che non doveva lavorare, anche lo stesso giorno dell’incidente». Nelle case sono stati trovati anche documenti che dimostrano che il giovane era anche in questo periodo in terapia. Non è stato trovato invece alcun biglietto di addio «né indizi che facciano pensare a motivazioni politico-religiose». Dal passato e dalla vita personale del 27enne co-pilota suicida continuano quindi a emergere dettagli che delineano una personalità molto complessa. Già si sapeva che sei anni fa, nel 2009, aveva avuto «un grave episodio depressivo»: era stato era stato sei mesi in terapia psichiatrica prima di completare la sua formazione da pilota. L’episodio era rimasto agli atti, nella documentazione relativa al giovane, in mano al dipartimento del traffico aereo tedesco sotto il codice SIC, che indica la necessità che l’interessato sia sottoposto a controlli medici regolari. I procuratori di Dusseldorf non hanno chiarito che tipo di problemi impedissero al giovane di lavorare, né tantomeno hanno fatto alcun riferimento a una possibile malattia mentale. Ma dalle notizie raccolte dalla stampa tedesca, emerge sempre piu’ la figura di un giovane amabile, ma con una passione quasi maniacale del volo (la casa era tappezzata di foto di aerei e materiale Lufthansa) e una storia di depressione, in terapia psicologica; uno stato forse peggiorato, secondo notizie non confermate, dalla rottura del legame con la sua fidanzata, la compagna di sette anni con cui avrebbe dovuto sposarsi il prossimo anno. Oggi si è anche saputo che il capitano del volo, Patrick Sonderheiner, padre di due figli, rimasto chiuso fuori dalla cabina di pilotaggio, tentò di rientrare usando un’ascia che faceva parte della dotazione di sicurezza.
 
LA ROTTURA CON LA FIDANZATA
Un altro dettaglio, non confermato dagli investigatori, emerge nella storia: Lubitz aveva avuto “una pesante crisi di coppia con la sua ragazza” secondo quanto scrive Bild: gli investigatori stanno indagando “intensamente su una crisi personale” come motivo per il folle gesto, sempre secondo il giornale. Nel frattempo i familiari dei passeggeri dell’Airbus precipitato in Francia hanno incontrato, ieri a Le Vernet, quelli di Lubitz.