Cultura e scienze

L'allarme degli ecologisti: salvate Pikachu

Prendete un animaletto teneroso e indifeso (noto anche per aver ispirato il personaggio di Pikachu) aggiungete il freddo e calcolatore Governo cinese e condite con una buona dose di veleno. Et voilà ecco servita l’indignazione del giorno: perché il tentativo di sterminare una specie animale non è una cosa abbastanza crudele e insensata di per sé. Protagonista della storia è un piccolo animale simile ad un roditore e appartenente alla famiglia degli Ochotonidae: il pika (Ochotona curzoniae). Il Pika senza dubbio non ha un aspetto pericoloso e feroce ma secondo le autorità cinesi è un vero e proprio flagello per i pascoli della Cina nord-orientale. Per questo fin dal 1958 i cinesi hanno tentato in tutti i modi di ridurre (ovvero sterminare) la popolazione di pika.

Un Pika (fonte: Wikipedia.org)
Un Pika (fonte: Wikipedia.org)

 
SALVATE IL SOLDATO PIKA
Come ci racconta l’Independent nel 2006 i cinesi hanno cosparso 320.000 km quadrati dall’Altopiano del Tibet nella provincia del Qinghai con fosfato di zinco nel tentativo di debellare “la piaga” del pika. A fine del 2014 sono stati stanziati 35 milioni di dollari per il “trattamento” di altri 110.000 km quadrati. Perché investire così tanto denaro per eliminare questi simpatici animaletti? Per i cinesi la spiegazione è molto semplice e riguarda l’habitat dove i patapuffolosi animali hanno scelto di vivere. L’Altopiano del Tibet è infatti una zona molto importante per la vita di quasi il 20% della popolazione mondiale dal momento che è una delle più grandi fonti di acqua dolce sul pianeta nel quale hanno origine ben dieci fiumi che vanno ad attraversare India, Bangladesh, Cin, Nepal, Pakistan, Tailandia, Myanmar e Vietnam. In virtù della grande disponibilità d’acqua l’Altipiano del Tibet viene anche chiamato “l’acquedotto dell’Asia” (oppure “il terzo polo”).
Una mappa dell'Altipiano del Tibet con i fiumi che ne dipartono per irrorare gran parte del continente asiatico (Fonte: Wikipedia.org)
Una mappa dell’Altipiano del Tibet con i fiumi che ne dipartono per irrorare gran parte del continente asiatico (Fonte: Wikipedia.org)

Il problema, per le autorità cinesi, sono le tane dei pika, lunghe gallerie sotterranee (dai 13 ai 20 metri) che percorrono gran parte del sottosuolo dell’Altopiano. Secondo i cinesi l’attività di questi simil-roditori è la principale responsabile della distruzione dell’ecosistema dell’Altopiano (la cui importanza, come detto, è cruciale per la sopravvivenza di diverse centinaia di milioni di persone) e per questo vanno eliminati senza pietà. La tesi dei cinesi è che la presenza massiccia del pika sull’Altopiano (favorita a sua volta dall’attività degli allevatori) compromette l’integrità del bacino idrografico dell’Altopiano. Ci sono due problemi però, il primo è che dal 1958 ad oggi, nonostante l’intensa opera sterminatrice, la presenza di pika non è diminuita e la qualità dell’ambiente non ha subito miglioramenti sostanziali. Il secondo invece è quello evidenziato di recente dai ricercatori dell’Arizona State University in uno studio dal titolo “The pika and the watershed: The impact of small mammal poisoning on the ecohydrology of the Qinghai-Tibetan Plateau“.
Le tane dei pika sull'Altopiano del Tibet (fonte: The pika and the watershed: The impact of small mammal poisoning on the ecohydrology of the Qinghai-Tibetan Plateau)
Le tane dei pika sull’Altopiano del Tibet (fonte: The pika and the watershed: The impact of small mammal
poisoning on the ecohydrology of the Qinghai-Tibetan Plateau)

PIKA PIKA PIKA-PI!
La ricerca di Maxwell C. Wilson e Andrew T. Smith potrebbe contribuire a salvare il pika tibetano dall’estinzione. I due studiosi dell’Arizona State hanno infatti scoperto che, contrariamente a quanto si crede, le tane del pika non distruggono irrimediabilmente il territorio dell’Altopiano del Tibet. A quanto pare il nostro simpatico animaletto è uno degli “ingegneri” che mantengono in ordine il territorio. Le lunghe tane sotterranee infatti impediscono il ristagno in superficie dell’acqua piovana che cade in maniera abbondante durante la stagione dei monsoni. L’acqua piovana si infiltra nel terreno grazie agli accessi delle tane dei pika ed in questo modo non rischia di causare inondazioni e viene evitata l’erosione del suolo. L’attività dei pika è quindi molto utile al mantenimento del bacino idrologico dell’Altopiano, l’acqua scende nelle profondità del terreno invece che inondare il territorio e gli insediamenti umani. Le tane dei pika poi, non danno alloggio solo a loro ma anche ad altri animali dell’Altopiano, se i pika scomparissero questi ultimi non avrebbero più un rifugio dove potersi riprodurre. Come se non bastasse ovviamente il pika fa parte anche della catena alimentare degli altri animali che abitano l’area. Avvelenare e sterminare i pika tibetani quindi, lungi dal preservare l’ecosistema rischierebbe seriamente di impoverirlo di una fonte di cibo per altri animali considerati “non dannosi”. Un altro studio dell’Arizona State dal titolo: “Ineffective And Unsustainable Poisoning Of Native Small Mammals In Temperate Asia: A Classic Case Of The Science-Policy Divide”) ci spiega invece come mai il Governo cinese abbia scelto la strategia di sterminare i pika come risposta ai problemi ambientali dell’Altopiano del Tibet. La decisione è stata presa per tentare di “risolvere” i problemi dell’ecosistema ma a quanto sembra senza consultare un team di esperti, semplicemente le autorità hanno sentito su di loro la pressione ad agire per “salvare l’ambiente” e hanno identificato in un animale simile ad un roditore (e si sa che i topi sono pericolosi, nonostante Topolino) il principale responsabile del disastro. La soluzione proposta è quella di favorire la nascita di un sistema decisionale che integri le istanze della politica con le analisi scientifiche. Altrimenti addio Pikachu.
 
https://www.youtube.com/watch?v=gr4IxMgHdDY
Foto copertina James-Edwards via Deviantart.com