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La visione politica di Gianroberto Casaleggio

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Gianroberto Casaleggio, al contrario del suo amico Beppe Grillo, non era un comico. E se Grillo ha scelto per sé la parte del Semplice Portavoce che dice la verità e combatte la casta a suon di vaffanculo, Casaleggio ha sempre tenuto un profilo più basso ritagliandosi il ruolo di guru del Movimento 5 Stelle. I due fondatori del M5S si sono sempre presentati come due figure complementari (ma non opposte): uno è il volto e la voce del Movimento mentre l’altro era la mente, che da una posizione volutamente defilata forgiava i meccanismo di quella democrazia diretta via Web che Casaleggio non ha fatto a tempo a vedere realizzata in vita.

 

Gianroberto Casaleggio, la politica in Rete e la democrazia diretta (che non funziona)

La storia politica di Casaleggio inizia nel 2004 quando si candidò in una lista civica a Settimo Vittone ottenendo appena sette voti. Ma per raccontare la visione politica del guru del Movimento 5 Stelle bisogna partire dalla fine. E la fine non è oggi, 12 aprile 2016, ma il 14 agosto 2054, ovvero il giorno del centenario della nascita del fondatore del M5S. Quella data, secondo un famoso video prodotto dalla Casaleggio Associati nel 2008 (ma che “non rispecchia in alcun modo le intenzioni o la volontà né di Casaleggio, né del Movimento 5 Stelle“), segnerà la nascita del Nuovo Ordine Mondiale, un governo su scala globale sorto dalle ceneri della guerra che – sempre secondo il video – scoppierà nel 2020 e durerà quarant’anni. Al termine di questo sanguinoso terzo conflitto mondiale le democrazie del web usciranno trionfatrici, un po’ come le democrazie erano uscite vincitrici dalla Seconda Guerra Mondiale (beh, non proprio solo quelle ma sono dettagli). Nel 2054 quindi avremo le prime elezioni mondiali della Rete dalle quali uscirà vincitore un governo chiamato Gaia, non il NWO che tutti temono ma una forma di governo nella quale ogni essere umano potrà diventare presidente e controllare le azioni del governo attraverso la Rete.

In Gaia, parties, politics, ideologies, religions disappear.
Man is the only owner of his destiny.
Collective knowledge is the new politics.

Davvero difficile non scorgere il seme di quello che vorrebbe essere la democrazia online del Movimento 5 Stelle. Del resto Grillo e Casaleggio si sono incontrati (nel camerino di uno spettacolo di Beppe) nel 2005, e da quell’anno i due hanno iniziato a collaborare assieme. Prima con la gestione del Blog di Grillo da parte della società di Gianroberto, poi – nel 2009 – dando vita al partito politico a cinque stelle. E nonostante il disclaimer che dice che il video “the future of politics” non rappresenta la posizione ufficiale di Casaleggio o del Movimento (e di chi quindi?) nel video di Gaia si parla di una sorta di cittadinanza digitale garantita a tutti gli esseri umani attraverso la presenza in un social network creato da Google e chiamato “Earthlink” nel programma elettorale del Movimento si fa più timidamente riferimento alla “cittadinanza digitale per nascita, accesso alla rete gratuito per ogni cittadino italiano“. E in una vecchia intervista rilasciata al Corriere della Sera, dove spiegava che il video di Gaia era un semplice gioco Casaleggio ribadiva al tempo stesso uno dei concetti chiave del video:

La democrazia diretta sostituisce il Parlamento?
«È più corretto dire che ne muta la natura, gli eletti devono comportarsi da portavoce, il loro compito è sviluppare il programma elettorale e mantenere gli impegni presi con chi li ha votati. Ogni collegio elettorale dovrebbe essere in grado di sfiduciare e quindi di far dimettere il parlamentare che si sottrae ai suoi obblighi in ognimomento attraverso referendum locali».
Lei ha sostenuto che la politica del futuro sarà fatta dai cittadini senza intermediazione dei partiti. Un sistema di democrazia diretta implica modifiche sostanziali della Costituzione, quali?
«Le più immediate sono il referendum propositivo senza quorum, l’obbligatorietà della discussione parlamentare delle leggi di iniziativa popolare, l’elezione diretta del candidato che deve essere residente nel collegio dove si presenta, l’abolizione del voto segreto, l’introduzione del vincolo di mandato. È necessario rivedere l’architettura costituzionale nel suo complesso in funzione della democrazia diretta».

C’è quindi ancora parecchio tempo per realizzare e rendere davvero funzionante la piattaforma elettorale online del Movimento 5 Stelle che negli ultimi tre anni (ovvero da quando il Movimento è in Parlamento) ha mostrato diversi punti critici. Tra questi si segnalano la scarsa partecipazione della base alle votazioni (qualche decina di migliaia di attivisti certificati è un numero davvero molto basso), la capacità di Grillo e Casaleggio di condizionare le votazioni (ad esempio la ridicola ratifica dei cinque componenti del direttorio) e soprattutto il fatto che non esista una società esterna che abbia certificato i risultati elettorali lasciando aperti molti dubbi sul funzionamento “occulto” del sistema di voto elettronico che è di per sé facilmente manipolabile. Di per sé la visione politica di Casaleggio, al di là della sua zoppicante realizzazione pratica che necessita sempre di interventi correttivi dall’alto, non è assolutamente nuova e nasce sull’onda di un certo tipo di attivismo digitale che si è mostrato poco incline a raccogliere i frutti politici di una certa forma di protesta sociale. Inoltre l’idea di Casaleggio sembra fare affidamento su una fiducia cieca nel potere della Rete che viene presentata come una panacea per risolvere tutti i mali dell’umanità in generale e della politica italiana in particolare.

Ma la Rete, oltre che da cavi, server, protocolli di comunicazione e altre infrastrutture è fatta dalle stesse persone che abitano il mondo reale. Perché in Rete le persone dovrebbero essere meglio di come sono nella vita reale, il fatto che Grillo e Casaleggio abbiano dovuto individuare strumenti per correggere il comportamento di portavoce e attivisti (espulsioni, dimissioni in bianco, processi di fronte ad un direttorio e multe a chi non si attiene al programma) fanno capire come il Movimento 5 Stelle di oggi sia quanto di più distante possibile dall’idea di una democrazia diretta via Internet e sia invece molto vicino alla struttura formale di un normale partito politico. È un vero peccato che quando Casaleggio ha avuto occasione di parlare in pubblico (ad esempio durante la manifestazione #Italia5Stelle del 2014 al Circo Massimo) dell’implementazione della sua idea di democrazia diretta in Rete abbia evitato di affrontare l’argomento spiegando che la questione era “troppo tecnica” e quindi troppo noiosa per un comizio politico. All’epoca Casaleggio aveva anche promesso controlli esterni sulle operazioni di voto, per fugare i dubbi e fare luce sulle ombre riguardanti l’operato del MoVimento. Gli attivisti stanno ancora aspettando e questa sarà una delle prove che sarà chiamato ad affrontare Davide, il figlio di Gianroberto ed erede designato alla guida della società (e del Movimento).

Casaleggio e la rivoluzione dei Media

Ma prima che politico Gianroberto Casaleggio è stato un esperto di Media. E non a caso prima di Gaia la Casaleggio Associati pubblica “Prometheus”, un video dove viene raccontata la futura evoluzione della comunicazione online. Che ai Cinque Stelle i giornali puzzino di vecchio è cosa nota: i quotidiani sono assimilati alla “casta” perché percepiscono il finanziamento pubblico da parte dello Stato. L’informazione deve quindi trovare nuove strade per raggiungere i cittadini, e nella semplicistica visione della realtà di Casaleggio quella strada era l’online (del resto la missione della Casaleggio Associati è proprio quella di “aiutare le imprese a migliorare la presenza on line”). È grazie alla Rete, che Casaleggio definì “anticapitalista e francescana” (infatti colossi come Google e Amazon sono l’emblema del comunismo) che i cittadini potranno informarsi senza la mediazione dei giornalisti al soldo del potenti di turno. Dove? Ma sui blog naturalmente, e in generale ovunque ci sia qualcuno che scrive “quello che la ka$ta” non vuole farci sapere.

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Chiedimi come il cickbaiting fa del lettore 2.0 un consumatore passivo.

Ed in fondo il Blog di Grillo (e i vari siti come TzeTze o LaFucina) si sono rivelati esattamente anticapitalisti e francescani, così come francescana e informativa è la pratica del clickbaiting che Casaleggio ha fatto diventare un vero e proprio marchio di fabbrica dei siti della galassia grillina. Nella pratica il guru del Movimento ha tradito quindi le sue intenzioni, se l’obbiettivo è quello di catturare più click con post che promettono rivelazioni sconcertanti e poi si riducono ad essere il solito copia incolla di informazioni a metà è evidente che non si sta facendo più informazione ma che lo scopo è quello di mungere click con l’unico intento di fare più visite.
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Mettere un blocco ai video sul sito di Beppe per coloro che visitano il Sacro Blog con un adblocker attivato non è il miglior modo per far circolare l’informazione, anzi, è comportarsi esattamente come quelle NewsCorp che nel video di Prometheus vengono accusate di voler controllare tutta l’informazione impedendo lo scambio tra pari (peer-to-peer). Anche in questo campo quindi Casaleggio ha semplicemente riproposto vecchi schemi (la qualità dell’informazione grillina è spesso scadente e non esente da manipolazioni) rivestendoli con un concetto nuovo: l’Internet. E qualcuno ci ha creduto pensando che bastasse aggiungere “in Rete” ad ogni frase per avere l’illusione di partecipare alle scelte di un partito.