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Goro e Gorino: la storia del cartello anti Islam del parroco

gorino cartello islam chiesa goro

Non accennano a spegnersi le polemiche divampate attorno a Goro e alla frazione di Gorino dopo l’exploit razzista che ha fatto conoscere a tutta Italia il lato peggiore di quella comunità affacciata sull’Adriatico tra Veneto ed Emilia Romagna. La resistenza è finita e gli “eroi” sono tornati a casa o a pesca, quasi tutti, quelli venuti “da fuori” ovvero i leghisti partiti da Ferrara per dare manforte sulle barricate di bancali continuano su Facebook la loro campagna contro immigrati e rifugiati.

Tutti gli occhi puntati su Gorino

Come spesso accade in questi casi però, con il passare dei giorni e il raffreddarsi delle notizie vengono trovati e portati alla luce tutti gli “scheletri nell’armadio”. Il primo a venire alla luce è stata una risalente al 1988 (ma il caso è stato riaperto di recente, nel 2014) e riguardante l’omicidio di Vilfrido “Willy” Branchi, un ragazzo di diciotto anni trovato morto lungo l’argine del Po a Goro e che si sospetta essere stato ucciso da una banda di pedofili attiva in quegli anni in quella zona e mai identificata. Naturalmente la storia di Branchi non ha nulla a che fare con le vicende di questi giorni, è solo un pretesto per poter rinfacciare ai razzisti di Goro che forse non sono così meglio degli altri, di quelli che temono vengano a invadere la loro città. È un modo per sentirsi migliori dei razzisti, attribuendo a loro ogni sorta di malefatta (e la storia dei “pedofili di Goro” era davvero troppo ghiotta per farsela sfuggire): ma è sbagliato.
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La notizia di oggi è un’altra, ne danno conto diverse agenzie di stampa che riferiscono di un cartello esposto dentro e fuori la chiesa di Gorino, della quale è parroco da 25 Don Paolo Paccagnella. Il cartello si rivolge ai fedeli musulmani, invitandoli ad andare “nel loro califfato in Iraq”

Visto che noi siamo, per voi, infedeli: ma perché non ve ne andate nel vostro califfato di Iraq con il santo Califfo El Bagdadi, il quale vive di armi e uccide a tutto spiano coloro che non sono sunniti?

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Il cartello sul quale campeggia un simbolo arabo, la “N” che sta per “Nazzareno” che viene spiegata così:

Questa rappresenta la “N” araba e significa “Nazzareno”, termine con cui il Corano indica i seguaci di Gesù di Nazareth. Questo segno è stato posto sulle case dei cristiani del califfato di Iraq, i quali sono stati costretti ad andarsene di casa, sono stati uccisi, costretti a cambiar fede, le donne rese schiave vendute e stuprate e violentate da quelli assassini. Noi siamo “orgogliosamente” dei “Nassarah

Non si sa chi abbia esposto il cartello, ma soprattutto non si sa quando. Perché se il dubbio di alcuni abitanti del luogo è che si tratti di una montatura della stampa che cerca di gettare ulteriore discredito su Goro e i suoi abitanti altri – nel gruppo locale “Sei di Gorino se…” affermano che quel cartello è lì da diversi anni, e che a metterlo e stato proprio il prete che però non ha voluto commentare la notizia alle agenzie di stampa.
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Non è quindi attinente ai fatti di questi giorni, anche perché come riferisce il Fatto Quotidiano alcune delle richiedenti asilo che sarebbero dovute essere ospitate nella struttura della Provincia di Ferrara adibita ad ostello sono cristiane e scappano dalla Nigeria e dalle persecuzioni di Boko Haram, ovvero proprio da quella che è l’emanazione dell’estremismo islamico arabo in Africa. Diego Viviani, sindaco di Goro si dice “davvero esterrefatto” e ha aggiunto di non saperne nulla del cartello: “Sono stato avvisato ieri sera della presenza di questo cartello. È stata l’ennesima tegola in testa”. Secondo il Sindaco un cartello del genere non trasmette certo l’insegnamento dell’accoglienza e della fratellanza. E forse questo è uno dei problemi di Goro, se anche chi dovrebbe guidare la comunità cristiana è da anni sulle barricate contro l’invasione islamica di cosa ci stupiamo se poi parte della cittadinanza – adeguatamente fomentata dai leghisti accorsi da Ferrara – lo segue?