Attualità

La "lettera" del bambino di Amatrice a Charlie Hebdo

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C’è qualcosa di peggio della brutta vignetta di Charlie Hebdo sul terremoto, di quelli che non la capiscono e di quelli che credono che Charlie Hebdo sia mai stato un giornale diverso da quello che è oggi? Fino a ieri credevo che la risposta fosse: sì, sono quelli che non credono nella libertà di espressione e chiedono la censura (o la chiusura) del giornale satirico francese. Ma forse la risposta è sbagliata, perché ecco che arriva un’ipotetica lettera scritta da un bambino di Amatrice.

Perché Charlie Hebdo non pensa ai bambini???

Non accenna quindi a calare l’ondata di indignazione per la vignetta di Charlie Hebdo sulle lasagne di Amatrice. Dopo tutta una serie di contro-vignette e sfottò originalissimi (c’è chi ha ricordato che non hanno il bidet oppure che sono sempre secondi POPOPOPOO) arriva il post con la letterina di un ipotetico bambino di nove anni che ci racconta che ha perso la mamma e il papà, la paura di restare solo ma anche la soddisfazione e l’orgoglio di far parte di un popolo che ha saputo raccogliere in pochi giorni più di 15 milioni di euro (soldi sui quali i partiti politici stanno già litigando sul fatto che “spariranno come al solito”). Quelle brave persone hanno promesso al nostro bimbo che gli costruiranno una scuola nuova.
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Non come quella che è crollata perché non era stato fatto l’adeguamento sismico, altrimenti se il terremoto fosse avvenuto durante l’orario di lezione il piccolo A. avrebbe fatto la fine della lasagna di Charlie Hebdo.

Caro Charlie
sono A…… ho 9 anni e in quella “lasagna” ho perso tutto.. ? Ho perso la mia bellissima mamma e il mio forte papà.. Quella notte ero solo, avevo paura. Era buio e sentivo urla e pianti. E non sentivo l’odore buono della lasagna come quella che preparava la mia nonna…
Sai? Mi dispiace aver visto quella vignetta.. Però ti racconto qualcosa di bello! Sono arrivate qui tante buone persone.. Tante mani hanno scavato e hanno estratto vivi più di 215 amici! Charlie! Sai tu quante sono 215 vite?!! Il mio popolo in pochi giorni ha raccolto più di 15 milioni di euro.. Hanno mandato qui tantissime cose.. Pensa che ad un certo punto non c’era più spazio per metterle!! Pensa sono venuti anche in moto ad aiutarci! Ci hanno costruito delle tende e ci cucinano sempre cose buone.. Mi hanno promesso che mi costruiranno una scuola e tante case nuove.. E non è come dici tu! Qui la mafia non c’è.. Il mio era un piccolo vecchio bellissimo paese nel centro della nostra vecchia e stanca Italia. Ma il cuore del mio popolo è grande grande!
Però di una cosa sono contento. Si, sono contento di non essere francese, di non essere nato in un paese che permette ad un giornale di prendere in giro le vite di 294 persone, delle loro famiglie, di una nazione intera.

E no caro Charlie, non è come dici tu, ad Amatrice la Mafia non esiste. E se te lo dice un bambino di nove anni puoi stare sicuro. Perché i bambini di nove anni non leggono i giornali, credono a quello che gli si racconta, quindi non sanno che l’ANAC ha aperto un fascicolo d’indagine su presunte irregolarità nelle ristrutturazioni e nei collaudi antisismici realizzati ad Amatrice e Accumoli. Non sa ad esempio, perché non legge i giornali (è un bambino in fondo!) che i fondi per la messa a norma del campanile della chiesa di Accumoli (sì, quello che crollando ha ucciso la famiglia Tuccio: papà, mamma e due figli) sono stati usati per “semplici migliorie“. Non lo sa, perché avendo nove anni non lo ricorda e non era ancora nato, che erano lavori di adeguamento che si erano resi necessari dopo il sisma del 1997. Non sa che ci sono documenti che attestano presunte irregolarità nelle certificazioni degli edifici pubblici (ad esempio la Torre Civica di Accumoli, le Poste o la caserma dei Carabinieri di Amatrice). Non riesce a spiegare il piccolo A. come mai edifici che dovevano essere a norma sono crollati o sono stati fortemente lesionati. Non lo sa perché è cosa di cui si occupano gli adulti, e sono molti i cittadini che sono andati dai Vigili del Fuoco per denunciare che stando alle carte le loro abitazioni avevano la certificazione dell’avvenuto “ancoraggio” ma sono andate giù lo stesso.

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Dio esiste e pesa 19 tonnellate

Forse non è mafia, ovvero non è quella con la coppola e la lupara, forse mafia è un termine che sta anche per “esercizio di attività illecite al fine di trarne profitto“. Ma per fortuna piccolo A. è un bambino, ed è giustamente felice che il grande cuore della vecchia Italia sia corso in aiuto di Amatrice. A capire come mai i soldi per mettere in sicurezza il territorio non c’erano, non sono arrivati o non erano abbastanza ci penseranno gli adulti. Fa sorridere che chi si lamentava che Charlie Hebdo faceva propaganda sulle vittime del terremoto (inventando tre figure immaginarie) debba rispondere con altre tre vittime del terremoto (A. e i suoi genitori) facendo di fatto la stessa cosa e riuscendo ad essere se possibile ancora più impreciso. Ma di questo il piccolo A. non ha colpa, perché A. non sa scrivere, non usa Facebook e ha altro a cui pensare che essere fiero di essere nato in un paese che permette ad un giornale di prendere in giro le vite di 294 persone, delle loro famiglie, e addirittura di una nazione intera. Probabilmente chi ha scritto la letterina di A. è uno di quelli che si lamenta che “siamo al 77° posto nella libertà di stampa!1”. Probabilmente chi ha scritto la letterina non sa che Charlie Hebdo prende in giro tutti, da sempre.
La prima pagina di Hebdo/Hara-Kiri il giorno della morte di Charles De Gaulle
La prima pagina di Hebdo/Hara-Kiri il giorno della morte di Charles De Gaulle

Anche i morti: un giorno, in occasione della morte dell’ex-Presidente della Repubblica Charles De Gaulle, il giornale uscì con una prima pagina che faceva satira sulla morte del fondatore della Quinta Repubblica, avvenuta lo stesso giorno della morte di un centinaio di persone per un incendio scoppiato all’interno di una discoteca. Nella vignetta si legge “Ballo tragico a Colombey (la residenza di De Gaulle ndr) un morto”. Per questa battuta il Governo fece chiudere Hara-Kiri che riaprì i battenti qualche tempo dopo con il nome di Charlie Hebdo. A quanto pare quindi non sono solo i pericolosi terroristi islamici (o i musulmani) o gli italiani post-terremoto a voler far chiudere un giornale.