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La guerra sporca di Giuseppe Sala a Chiara Appendino

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La vicenda del Salone del Libro di Torino scippato da Milano era già di per sé poco commendevole, ma la guerra sporca di Giuseppe Sala a Chiara Appendino sta raggiungendo livelli inaccettabili. L’Associazione italiana editori ha infatti anticipato la data del suo Salone del libro e invece di maggio ha fissato l’appuntamento ad aprile. Il Salone del libro a Rho Pero, annuncia l’Aie dal Festival di Mantova, si svolgerà dal 19 al 23 aprile del 2017, quaranta giorni prima del Salone torinese, in calendario dal 18 al 22 maggio. Il tutto qualche giorno prima dell’incontro di lunedì 12 settembre con i ministri dei Beni culturali e dell’Istruzione Dario Franceschini e Stefania Giannini che già avevano mostrato una certa irritazione per la duplicazione degli appuntamenti librari.

La guerra sporca di Giuseppe Sala a Chiara Appendino

La mossa dell’associazione editori è stata annunciata dopo un incontro con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. E giustamente la Appendino, insieme al presidente del Piemonte Sergio Chiamparino, ieri si sono detti piuttosto arrabbiati per la decisione di annunciare le date dell’evento meneghino «prima dell’incontro con il ministro Franceschini», una scelta «irrispettosa», quasi provocatoria e che non facilita il dialogo. Ma tant’è. Per questo è guerra aperta con il Salone del Libro di Torino, “le cui date sono fissate da 29 anni nella seconda settimana di maggio”. E che anche nel 2017 “si svolgerà in quel periodo”, ribadiscono la sindaca del capoluogo piemontese e il presidente della Regione Piemonte, Chiara Appendino e Sergio Chiamparino. Che accusano Aie e Fiera di Milano di un comportamento “irrispettoso, per non dire provocatorio”. L’ennesima schermaglia tra Torino e Milano alla vigilia del summit degli editori – tra cui Sellerio, Feltrinelli e Laterza – che hanno preso le distanze dal nuovo evento milanese.
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Ma quello che c’è di più inglorioso nella vicenda è il comportamento del sindaco Sala. Che oggi, dopo una decisione che ha causato rotture incredibili fra enti e aziende che dovrebbero favorire la cultura, getta benzina sul fuoco avallando una decisione fregandosene allegramente persino della mediazione del governo. Un comportamento che è l’esatto contrario di quello che aveva promesso dopo lo scoppio della polemica. Che tristezza.

Foto copertina da: www.comune.torino.it