Cultura e scienze

La differenza tra il rischio Covid e il rischio vaccino spiegata (con un tweet) da Roberto Burioni

Il virologo ha messo a confronto i rischi (certi) di morire per Covid con quelli (incerti) di effetti collaterali con AstraZeneca, facendo il pieno di like (e di critiche)

roberto burioni plaquénil coronavirus

Anche Roberto Burioni è intervenuto – e non poteva essere altrimenti – sul caso AstraZeneca. Lo ha fatto con diversi post su Facebook pubblicati prima e dopo la decisione dell’Agenzia europea del farmaco di dare il via libera al vaccino di Oxford, giudicandolo “sicuro ed efficace”. Ma è a Twitter che il virologo e fondatore di “Medical Facts” ha affidato il pensiero che ha fatto più discutere, attraverso un tweet in breve diventato virale nel quale Burioni prendeva una posizione chiara sul tema:

Roberto Burioni Twitter

“Io ho 58 anni e sto bene (corna)” ha scritto. “Se prendo Covid-19 ho un rischio (certo) di morire intorno a 1 su 100. Se mi vaccino con AstraZeneca ho un rischio (incerto) di sviluppare una trombosi cerebrale intorno a 1 su 1.000.000. Non è che bisogna essere dei geni per capire cosa conviene fare.”

Difficile davvero spiegarlo meglio. Un tweet che, come spesso capita a Burioni, ha spaccato in due l’opinione pubblica tra pro e no-vax, in una polarizzazione mai così smaccata come in questi ultimi giorni. Tra le posizioni critiche, una in particolare, è stata rilanciata da diversi utenti, che hanno contestato a Burioni di essere pure un bravo virologo ma di avere qualche problema con la matematica. Il rischio di 1 a 100 di morire per Covid non terrebbe conto, infatti, secondo molti, della possibilità (remota) di contrarlo il Covid, abbassando dunque di gran lunga la letalità dello stesso. Una critica a cui il professor Burioni non ha mancato di replicare in modo sprezzante.

Roberto Burioni Twitter

“P.s. per i fenomeni che ribattono chiedendo qual è il rischio di contrarre Covid-19, tengano presente che con un virus così contagioso, a meno di stare tappati in casa a vita, le probabilità di infettarsi è vicinissima al 100%” Una risposta molto apprezzata dai seguaci di Burioni ma che non pare aver convinto molto la platea degli scettici, in un muro contro muro che i social, al solito, alimentano invece di arginare. D’altra parte, come Burioni ci ha insegnato, la scienza non è democratica. Ma alcuni non lo impareranno mai.