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La classificazione sismica di Roma

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Il Corriere della Sera Roma pubblica oggi la classificazione sismica della città di Roma: la mappa della Regione pone Roma nella zona sismica 2 e 3, ovvero con una pericolosità medio-bassa, e divide la Capitale in due grandi aree in cui il Tevere fa da divisore. La scala da 1 a 4 (da molto bassa ad alta sismicità) si riferisce all’onda tellurica. «A Roma è più a rischio il centro storico rispetto a Ostia — dichiara al quotidiano Antonio Colombi, geologo della Protezione Civile, uno degli autori della mappa — perché ci sono edifici storici con case arroccate e vicine con vicoli stretti».
Cercando di individuare differenze tra quartieri «non si può generalizzare tra le colline come i Parioli, Monteverde e Monte Mario, si può solo dire che dove ci sono spazi aperti, c’è meno rischio». E inoltre: «Il Gianicolo sulla circonvallazione non è a rischio: anche se lì si creano le voragini, non è per un vuoto che crolla tutto, le voragini non si collegano ai terremoti». E se l’ultimo terremoto con epicentro a Roma, che risale all’ 800, abbassa la probabilità che se ne verifichino altri, la prevenzione del rischio è comunque assente.

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L’infografica con la classificazione sismica della città di Roma (Corriere della Sera Roma, 27 ottobre 2016)

Qualche tempo fa Il Tempo pubblicò una tabella riassuntiva dei municipi di Roma a maggior rischio sismico: se nel 2009 l’intero comune di Roma era stato classificato in zona 3, nel 2009 alcuni dei suoi municipi hanno visto mutare il livello di pericolosità sismica, passando da 3 a 2 e in sottozona B dalla A. Si tratta di municipi che andavano dal V al XII e che ora in base alla modifica della numerazione apportata nel 2013 dal Consiglio capitolino vanno dal municipio IV al IX. Tutti gli altri invece rientrano nella zona sismica 3 e nella sottozona A.
«Il territorio del comune di Roma – si legge nella relazione tecnica sulla nuova classifica – è interessato da variazioni dei valori di accelerazione di gravità estremamente differenti tra la zona costiera (Ostia) e le zone prossimali ai Colli Albani o ai Monti Tiburtini e Prenestini. Tali valori presentano una variabilità sostanziale, passando da 0,75 a 0,200, che si tramuta in valori di possibile intensità del terremoto estremamente diversi tra le due zone. Anche lo studio Enea ha evidenziato che il territorio di Roma Capitale deve essere necessariamente trattato, dal punto di vista sismico, in modo difforme nelle diverse sue zone geografiche (zona costiera, centro città e piana del Tevere, area prossimale ai Colli Albani e ai Monti Tiburtini e Prenestini) e deve prevedere diversi valori spettrali per chi dovrà costruire nella zona di Ostia o La Storta rispetto per esempio ai Colli Albani».
ZONE ROMA RISCHIO SISMICO
Le zone a rischio sismico di Roma Capitale municipio per municipio su dati della Protezione Civile (Il Tempo, 4 settembre 2016)