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La Banca Popolare di Vicenza e i soldi di Alfio Marchini

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60 milioni di euro della Banca Popolare di Vicenza, transitati su alcuni fondi lussemburghesi e finiti alle società di Alfio Marchini. Segnalati da Emanuele Guidi, l’ispettore di Bankitalia. E anche 75 milioni di euro di prestiti non restituiti, sempre attribuibili a Marchini. Questo contengono due verbali chiave dell’inchiesta della procura vicentina oggi pubblicati da Repubblica e dal Fatto.

La Banca Popolare di Vicenza e i soldi di Alfio Marchini

Tutto comincia a settembre quando gli uomini del nucleo valutario della Guardia di Finanza eseguono perquisizioni in alcune sedi della Banca Popolare di Vicenza per conto della procura che sta indagando da settimane sui conti dell’istituto. Sotto inchiesta per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, finora, ci sono l’ex presidente Gianni Zonin, l’ex dg Samuele Sorato e altri quattro manager. L’indagine verte su finanziamenti ricevuti da personalità che poi hanno acquistato le azioni della Banca Popolare di Vicenza. L’ispettore di Bankitalia Gatti ha segnalato ai finanzieri e al magistrato 350 milioni di euro investiti dalla banca in tre fondi del Lussemburgo e poi finiti attraverso vari passaggi ad alcuni gruppi imprenditoriali, tra cui quello di Marchini.

Si tratta di “Optimum Multistrategy 1” e “Optimum Multistrategy 2” riferibili ad Alberto Matta e del fondo “Athena” di Massimo Catizone. Ebbene, mette a verbale l’ispettore di Bankitalia: «È emerso che il valore dell’investimento al 31 marzo 2015 è di circa 250 milioni, quindi la Banca ha perso 100 milioni. Le risorse impiegate da detti fondi per l’acquisto di azioni della Popolare ammontano a 55 milioni». Il punto è dove sia finito il resto dei soldi. «Trenta milioni al Gruppo Marchini – sostiene Gatti – mediante la sottoscrizione di un bond della società Imvest (di cui il Gruppo ha una partecipazione, ndr)».
Nel secondo verbale, l’8 luglio, Gatti aggiunge: «La Imvest ha fatto un prestito di quella cifra, 30 milioni, alla Astrim (società immobiliare del gruppo, ndr). Inoltre uno dei fondi lussemburghesi ha sottoscritto l’aumento di capitale per 19 milioni della Methorios spa, la quale ha acquistato per la stessa cifra partecipazioni da società del gruppo Marchini”. Siamo a 49 milioni. C’è dell’altro. «Devono aggiungersi 11-12 milioni che il fondo ha impiegato per acquistare azioni Methorios da altre società del gruppo Marchini».

Ma cos’è Methorios?

È una società romana di consulenza indipendente, «specializzata – si legge sul sito – in operazioni di finanza straordinaria e assistenza alle piccole e medie imprese». È un fatto che fosse legata ad Alfio Marchini, perché la sua ex società Lujan (se ne è liberato quando è entrato in politica) ne detiene il 16,5%. La Methorios attualmente è sotto indagine ad Arezzo per due fatture false da mezzo milione di euro e l’ispettore di Bankitalia Gatti si è sentito in dovere di aggiungere un dettaglio che non è un dettaglio: «La Popolare di Vicenza ha un’esposizione diretta verso il Gruppo Marchini per circa 75 milioni di euro, recentemente passata tra i crediti a incaglio».
Cioè tra i crediti che la banca non riesce a recuperare per le difficoltà economiche dei soggetti cui li ha concessi. Tra i beneficiari del sostegno dei fondi lussemburghesi, con i soldi della banca vicentina, Gatti indica anche i costruttori baresi Degennaro (25 milioni), colpiti da alcune vicissitudini giudiziare.

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Per Marchini è fango elettorale

Ma per Marchini si tratta di “fango elettorale”: «È tutto alla luce del sole. Sui 30 milioni di bond che i fondi hanno sottoscritto sono stati pagati – mi dicono – interessi di circa 3 milioni di euro. Era un bond al 5 per cento». E quindi: «L’esposizione diretta è della società Lujan, da cui io sono uscito quando sono entrato in politica. La Lujan in questo caso è parte lesa e so che il management si sta confrontando con la banca. Di sicuro sono stati pessimi investimenti». Con Il Fatto Marchini è ancora più esplicito:

“Intanto la società Imvest non è del gruppo e non mi pare un errore da poco”, dice l’imprenditore. “I bonifici come le altre operazioni sono alla luce del sole, per il bond sono stati pagati interessi per 3 milioni, altri 8 milioni li abbiamo pagati sui 75 di finanziamento:di cosa stiamo parlando? Se gli affari che ha fatto con me Vicenza li avesse fatti con tutti, non avrebbe un buco da 1,5 miliardi ma un attivo”. Inoltre “il management ha investito e acquistato azioni di Vicenza che poi hanno perso quasi tutto il loro valore: ci sarà un danno?”.

In attesa della conclusione delle indagini, solo fango.