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I fantastici quattro della 4×100: chi sono Jacobs, Tortu, Desalu e Patta

Storie diverse eppure tutte molto simili: la 4×100 dell’Italia nasce dal basso, dagli insuccessi e dalla gloria eterna conquistata in Giappone. L’atletica azzurra è orgoglio nazionale.

Staffetta oro azzurro storie

Il giorno dopo c’è spazio solo per la gloria, per la felicità assoluta: i quattro atleti della staffetta 4×100 sono diventati eroi nazionali. Per i risultati che mai l’Italia aveva portato a casa. Perché gli italiani sono stati tanto nella loro storia sportiva ma da dopo Mennea mai a loro è stata riconosciuto il record di essere il più veloce.

I quattro ragazzi d’oro della 4×100: le storie dei fantastici azzurri, Lorenzo Patta

Lorenzo Patta, 21 anni da Oristano. Se gli chiedeste oggi cosa pensava tre anni fa risponderebbe che il problema della sua squadra sono le ali, se il mediano gioca sulla mezz’ala le ali devono andare vicino: altrimenti lui che è una punta non riesce a prendere a campo alle spalle della difesa. Effettivamente Lorenzo Patta tre anni fa era un calciatore. Poi il mister gli spiega che la sua velocità è eccessiva per un campo da calcio, non serve. Ma alla corsa quella particolarissima dote serve sempre. Si fossero fatte nel 2020 queste olimpiadi lui sarebbe probabilmente stato uno di quelli che le avrebbe viste da casa. Timido e un po’ impacciato, ai microfoni la racconta così “Sono entrato nel giro di questa staffetta da pochissimo tempo, ancora non mi rendo conto di cosa abbiamo fatto”. Gli hanno detto sempre che era troppo secco, lui risponde solo che è leggero. I suoi giochi rischiano anche di non partire, ad inizio di luglio addirittura è in corsa per partecipare agli Europei juniores di Tallinn, ma si fa male e alla fine vede i compagni ricevuti da Mattarella e Draghi insieme alla Nazionale di calcio. Ora dal capo di Stato ci andrà anche lui.

Telecronaca inglese staffetta

I quattro ragazzi d’oro della 4×100: le storie dei fantastici azzurri, Marcell Jacobs

Di Marcell Jacobs abbiamo già detto tutto, è l’atleta che più di ogni altro ha preso la delegazione azzurra sulle spalle e l’ha portata lontana. E lo ha fatto velocissimo, nel suo stile. La startegia lo ha voluto secondo nella steffetta, l’uomo più veloce del mondo lo lanci sul rettilineo: non lo fai curvare mai. Speri solo che rimanga a terra e non prenda il volo. Di Texano, a sentire lui, non ha proprio nulla. Nella vita è una persona composta, tre figli, Il primo a 19 anni. Tutti e tre amati come fa un padre, lui che un padre non lo ha avuto: la mamma e un neonato Marcell furono abbandonati dal babbo marines che partiva alla volta della Corea. Desenzano lo aspetta, lì si che si sentono tutti padri, fratelli e figli di Jacobs, nessuna donna può sentirsi sua mamma. Perchè lui la super mamma ce l’ha e come noto, mai toccare il bambino ad una mamma che se lo è cresciuto andando contro tutte le avversità.

I quattro ragazzi d’oro della 4×100: le storie dei fantastici azzurri, Eseosa Fostine Desalu (ma meglio Fausto)

Quando parla Fausto Desalù il colore della pelle sembra che gli pesi più per la retorica che si trascina dietro che per le limitazione che potrebbe imporgli. L’accento sulla u, a quella ci tiene davvero. Lo specifica. Lui che è nigeriano solo per chi ce la vuole vedere la Nigeria, è nato il 19 febbraio 1994 a Casalmaggiore in provincia di Cremona e fino a 17 anni ha vissuto a Sabbioneta. Classe ’94, nel 2012 a 18 anni diventa italiano a tutti gli effetti, la nazionale guarda. Oltre ad andare più veloce del vento, tra i suoi hobby si registrano il solito pallone e il melodioso suono dell’heavy metal a cui lui contribuisce suonano la batteria. Nella maniera più silenziosa dunque. La mamma non sappiamo se da domani camminerà a petto in fuori, noi in lei lo faremmo. Certo è che la signora Veronica fino ad oggi ha fatto la badante, ed anche ieri mentre suo figlio con le gambe tremanti era pronto ad affrontare la curva di quella 4×100 lei era a casa della signora per cui lavorava. Il lavoro è lavoro, sempre. Sui 200 metri, nella storia azzurra, meglio di lui solo un certo Mennea. Sui 4×100, nessuno.

Filippo Tortu

I quattro ragazzi d’oro della 4×100: le storie dei fantastici azzurri, Filippo Tortu

Arrivava a queste Olimpiadi come la non-sorpresa. A leggere i nomi della 4×100 nessuno si era fermato più di un minuto su Tortu, perché lo conoscevamo tutti. Allora lui, alla fine, in vista del nuovo film di Space Jam pensa di allungare la testa come Michael Jordan aveva fatto con il braccio nello storico film della Warner Bros. Tokyo non era stata di Tortu fino a ieri, non c’era in finale dei 100, lì dove il connazionale scriveva la storia. “Ogni centimetro della gara conta…ogni centimetro si porta dietro una storia di fatica e sacrifici. Mi ha ripagato il fatto di averci creduto da sempre”, la versione ufficiale di quello che ha detto a fine gara. Poi, dopo il miracolo e l’astuzia, con Lorenzo Patta che gli è montato addosso, la soddisfazione vera, quella dello sportivo: “Ancora Italia-Inghilterra – scherza il Tortu dal collo allungato – un centesimo che vale come un rigore: it’s coming to Rome, di nuovo”.