Cultura e scienze

Intrigo Unità

Riccardo Luna ha rifiutato la direzione dell’Unità mentre l’ennesimo piano di rilancio del quotidiano che fu di Antonio Gramsci prevede il dimezzamento dell’organico di giornalisti e poligrafici. Il giorno dopo le indiscrezioni sul Corriere della Sera che parlavano dell’addio del direttore Erasmo D’Angelis, destinato a tornare a Palazzo Chigi da dove era venuto a partire dal primo giugno si delineano meglio la situazione del giornale e le decisioni sul suo futuro. Che però non sembrano promettere molto di buono. Repubblica sostiene che Luna avrebbe rifiutato la direzione, mentre si parla di dolorosi tagli al personale.

Intrigo Unità

In primo luogo c’è la questione del taglio dei dipendenti, che dovrebbero diventare 16 dai 33 attuali (27 giornalisti e 6 poligrafici). L’ennesimo ridimensionamento e l’ennesimo dimezzamento dell’organico – gli assunti erano una sessantina all’epoca della chiusura – ha subito portato sul piede di guerra il Comitato di Redazione, autore di un durissimo comunicato.

‘Tentativo fallito’. Così sentenzia l’ennesimo articolo su l’Unità fatto filtrare da qualche beneinformato, premurandosi (come al solito), di tenere le carte coperte con la redazione e il Cdr del giornale. Ebbene, diciamo da subito che questo “fallimento” non lo pagheranno i lavoratori. Non saranno loro a dover pagare il conto per copie non vendute: il problema sono le scelte editoriali e industriali fatte finora, su cui più volte la redazione ha tentato invano di aprire un confronto. Per la prima volta nella storia del giornale non e’ stato elaborato un piano industriale né editoriale, e alla redazione non e’ stata data la possibilità di esprimere il voto di gradimento. E’ arrivato il momento- aggiunge- di giocare a carte scoperte. Per questo aggiungiamo che ci pare molto sospetto il fatto che le minacce di riduzione del personale arrivino proprio mentre la redazione è posta sotto una pressione pesantissima da parte dell’azienda, che chiede la liberatoria per l’accollo del Tfr maturato nella passata società editoriale.
Qualsiasi scelta in questo campo deve restare libera: le minacce non ci piacciono. Ci suonerebbe strano, poi che un partito che si dichiara difensore dell’occupazione stabile possa consentire il dimezzamento dei posti di lavoro in un’azienda partecipata, e di forte valore storico e simbolico per i suoi elettori. Con i ricatti non e’ possibile alcun vero confronto. Si dichiari in modo trasparente qual è il disegno su l’Unità, con documenti scritti, piani industriali e editoriali e li si presenti alla redazione. Pertanto ci aspettiamo che l’azienda e gli azionisti smentiscano le ultime indiscrezioni sui numeri degli occupati, facendo chiarezza una volta per tutte. Siamo pronti a ogni forma di lotta in caso di azioni unilaterali”.

Ma le parole forti sembrano nascondere un’impotenza di fatto: la situazione del giornale, passato a vendere appena ottomila copie al giorno, senza abbonamenti e con gravi difficoltà economiche, non lo permetterebbe. D’altro canto il PD del Jobs Act dovrebbe comprendere facilmente che il licenziamento dei giornalisti del “suo” quotidiano potrebbe costituire un bel boomerang dal punto di vista elettorale, come lo furono le vicissitudini della Padania con la segreteria Salvini per la Lega.
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Lo scontro interno al renzismo

C’è di più. Alessandro Trocino sul Corriere delinea anche una situazione di scontro interno al renzismo, che vede oggi Luca Lotti padrone del dossier Unità, e una serie di questioni economiche ancora da dirimere:

. Ma i nuovi editori, Stefanelli e Pessina, dopo due proroghe, il 31 maggio dovranno pagare la prima tranche della fidejussione. E non sono soddisfatti dell’andamento del giornale. Qui si colloca l’altro scenario: lo scontro interno al renzismo. D’Angelis fu piazzato al comando da Renzi in persona. Il deus ex machina del partito è stato a lungo il tesoriere Francesco Bonifazi, vicinissimo al ministro Boschi. Ma gli abbonamenti promessi
non sono arrivati, le copie sono calate a picco e Bonifazi si è visto sempre meno. Il dossier è passato nelle mani di Luca Lotti. E al giornale ha cominciato a farsi vedere il suo braccio destro, Antonio Funiciello.
Luna sarebbe stato scelto da Lotti. Anche per risolvere il problema dell’Unità.tv. Sito che non ha nulla a che fare con il quotidiano e che provoca non poche ambiguità. A cominciare dal video di «Meno male che Silvio c’è» dove veniva erroneamente individuata una giovane Virginia Raggi. La nuova Unità sarà ultra tabloid come nella direzione di Concita De Gregorio,40 pagine, e distribuita in solo otto regioni. Con un nuovo direttore e, forse, una redazione dimezzata (per la seconda volta, prima aveva 60 dipendenti).

Ma Luna, scrive oggi Repubblica, avrebbe rifiutato la direzione. E un cambio di direzione con deadline fissata al primo giugno potrebbe imporre la decisione di cambiare cavallo in corsa. Si fanno i nomi di Fabrizio Rondolino e Andrea Romano: il primo è stato protagonista di una serie di polemiche che hanno obiettivamente indebolito la direzione di D’Angelis (dall’hacker che ha preso il telefono di Rondolino per minacciare su Facebook i colleghi, che il direttore difese fornendogli un alibi credibilissimo, fino a quel “mafiosetto” a Roberto Saviano). Il secondo non ha nessuna esperienza o competenza in materia. Per questo Luna potrebbe ripensarci, magari in cambio di garanzie e investimenti.