Cultura e scienze

Il virus Zika e i pericoli in Italia

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In Gran Bretagna sono quattro i casi registrati nel 2016 di persone che hanno contratto il virus Zika. Altri tre sono stati registrati nello Stato di New York, negli Stati Uniti d’America.  In Italia a marzo 2015 ci sono stati quattro casi (tutti risolti positivamente) di Zika: i malati erano stati in zone dove il virus è endemico. Da allora non sono stati segnalati altri pazienti colpiti.

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I casi di virus Zika in Italia e nel mondo (Corriere della Sera, 25 gennaio 2015)

Il virus Zika e i pericoli in Italia

«I casi sono relativi alla Primavera del 2015 ed ora – ha spiegato il direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito – i pazienti stanno bene. Tre di loro sono stati trattati allo Spallanzani ed uno a Firenze». Ma pur trattandosi di un virus meno letale del temutissimo Ebola, la preoccupazione delle autorità sanitarie mondiali per il diffondersi di Zika aumenta: i primi tre casi di contagio sono stati infatti registrati anche in Gran Bretagna e due casi sarebbero stati segnalati in Spagna, mentre almeno due casi (di cui uno è un bimbo nato con microcefalia) sono stati rilevati negli Stati Uniti. Gli epidemiologi tranquillizzano, sottolineando che questo virus, trasmesso attraverso le zanzare del genere Aedes, non è naturalmente presente in Europa e non vi sono evidenze di trasmissione da uomo a uomo. Il motivo per cui Zika sta però allarmando le autorità sanitarie, dai Centri statunitensi per la prevenzione e controllo delle malattie Cdc all’Organizzazione mondiale della sanità, è che sembra colpire in maniera grave i feti nel grembo di donne infettate: gli esperti indicano infatti un possibile legame del virus con la comparsa di gravi patologie nei neonati, come la microcefalia fetale che, caratterizzata da uno sviluppo minore del cranio, può determinare seri ritardi cognitivi e problemi alla vista e all’udito.

Il virus Zika: un video informativo:


In Brasile sono 3.893, ad oggi, i casi sospetti di microcefalia causata da Zika, mentre in Colombia esiste finora solo un caso confermato. Tanto è bastato per spingere il governo brasiliano a misure drastiche, sconsigliando alle donne di rimanere incinte almeno fino al prossimo luglio. Analoghe avvertenze sono state diffuse anche dalle autorità colombiane e del Salvador, dove il governo ha sconsigliando fortemente le gravidanze per tutto il biennio 2016-2017. Ad oggi, sono 22 i paesi dell’America Latina dove il virus è presente e nei quali il Cdc ha sconsigliato viaggi alle donne in gravidanza. Una minaccia, quella rappresentata da Zika, che non va dunque sottovalutata, come ammonisce anche la rivista scientifica Lancet, secondo cui il virus – scoperto per la prima volta nella foresta di Zika in Uganda nel 1947 – potrebbe diventare una emergenza sanitaria globale nel 2016. Anche perchè, al possibile legame del virus alle malformazioni fetali, si è aggiunta la possibilità, secondo ricercatori brasiliani, che l’infezione virale possa causare negli adulti la Sindrome di Guillaume-Barrè, in cui il sistema immunitario attacca i neuroni causando paralisi temporanee.

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Virus Zika: come si trasmette l’infezione (Corriere della Sera, 25 gennaio 2015)

I pericoli per i bambini

Al momento, non esiste una cura per l’infezione da virus Zika. Per questo il governo brasiliano si sta impegnando nella ricerca per la messa a punto di un vaccino, mentre Oms e Organizzazione panamericana per la salute hanno emesso una nota di allerta epidemiologica internazionale affinchè vengano prese misure urgenti di diagnosi e monitoraggio dei casi. In Italia, racconta il Corriere, i casi sono stati curati:

Il paziente fiorentino è uno dei quattro casi italiani (alcuni curati anche allo Spallanzani di Roma), tutti concentrati nella primavera 2015 e terminati con una guarigione rapida. Alessandro Bartoloni, primario infettivologo di Careggi, aggiunge particolari: «In precedenza abbiamo curato una coppia di coniugi appena giunti dalla Guyana Francese, altro Paese colpito da Zika. Sia loro sia il turista di Firenze sono stati seguiti in ambulatorio e dopo pochi giorni i fastidi sono passati. È bastato un antipiretico per abbassare la febbre. Raccomandiamo alle donne di evitare i Paesi del Sud America».
Gianni Rezza, dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, chiarisce: «Non c’è allarme da noi. Stia mo seguendo la situazione, siamo preparati a fare le diagnosi». A giugno del 2015 il ministero della Salute ha inviato una circolare alle Regioni con le linee guida per la sorveglianza estiva di casi umani di Chikungunya, Dengue e West Nile, le tre infezioni legate ai pizzichi di certe zanzare.

Il servizio sanitario inglese ha fatto sapere, attraverso il sito, che «dall’inizio di gennaio tre viaggiatori provenienti da Colombia, Suriname e Guyana sono stati infettati». E poi, gli infettivologi britannici, aggiungono una precisazione: «Zika non si trova naturalmente nel Regno Unito e non si trasmette direttamente da persona a persona». Durante la prima settimana di infezione Zika può essere trovato nel sangue e passa da una persona infetta all’altra sana attraverso le punture di zanzara. Sono possibili anche contagi per via sessuale e con le trasfusioni. Un’infezione che si manifesta con segni molto simili ad altre malattie della stessa “famiglia” come dengue e chikungunya. Parliamo di febbre, intensi dolori muscolari e articolari, segni sulla pelle e problemi infettivi agli occhi.

Il virus Zika: un servizio TV