Cultura e scienze

Il senatore che NON picchiava la moglie

Sul Corriere della Sera di oggi è comparsa questa sentenza in una causa per diffamazione che coinvolge il Fatto Quotidiano, la giornalista Sandra Amurri e il senatore di Forza Italia Remigio Ceroni, eletto nelle Marche. La sentenza si riferisce a un articolo pubblicato dal Fatto qualche tempo fa in cui si accusava il senatore di aver picchiato la moglie. Il Fatto è stato condannato per diffamazione a mezzo stampa al pagamento di 20mila euro.
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Il contenuto dell’articolo del Fatto era stato smentito anche da un pezzo pubblicato il giorno dopo dal Corriere della Sera:

A scatenare la rabbia di Ceroni è la prima pagina di ieri del Fatto quotidiano: «Ieri picchiava la moglie, oggi riforma la Costituzione» è il titolo. Il quotidiano diretto da Antonio Padellaro, in un articolo a firma Sandra Amurri, racconta di come Ceroni sia stato «denunciato dalla moglie per percosse». La signora sarebbe stata accompagnata dalla sorella al Pronto soccorso (non è spiegata l’ epoca dei fatti) riferendo «di essere stata percossa dal marito in casa. Ecchimosi, contusioni, ematomi, escoriazioni su tutto il corpo con una prognosi di 20 giorni». Tutte bugie, secondo Ceroni: «Vengo colpito nella mia vita privata – spiega il deputato al programma radio La zanzara – Mia moglie non c’ entra niente, non ha mai fatto politica e sono sorpreso di cosa possa capitare a un deputato che esprime il suo punto di vista». Per questo l’ appello alle alte cariche dello Stato. Anche se, precisa Ceroni: «Io non presenterò querela: sarà mia moglie ad agire nelle sedi opportune».
La moglie è a casa tranquilla: «Godo di ottima salute». Nessuna visita al Pronto Soccorso? «Guardi, in vita mia sono stata in ospedale soltanto quattro volte: per partorire le mie quattro figlie. La più piccola ha 12 anni, la più grande 27. Sono ragazze sane, belle, possono fare le veline». Tornando a suo marito: «Non gli si può dire nulla. È onorevole, sempre presente in Parlamento. E fa il sindaco, nessuno può parlarne male». Come spiegare allora questo articolo? Possibile che una giornalista si sia inventata di sana pianta un episodio del genere? «La signora avrà raccolto qualche pettegolezzo. Attaccano mio marito in questo perché non hanno nient’ altro da dire su di lui. E poi ce l’ hanno anche con me perché faccio tutto da sola in casa, senza aiuti. Mi invidiano anche per questo». La signora di lavoro è impiegata: «Sì, lavoro in un ente pubblico, ma non le dico quale, non voglio mettere in mezzo nessuno. Comunque sono soprattutto mamma, casalinga e domestica». La signora Silvia si descrive come una moglie felice e fortunata: «Tra un mese facciamo 28 anni di matrimonio. Io e mio marito ci siamo conosciuti in età scolare, io avevo 15 anni e lui 18. E ora andiamo assolutamente d’ accordo». Quindi presenterà querela? «Non lo so. Remigio l’ ha presa peggio di me, c’ è rimasto molto male a leggere quelle cose. A me sembra una cosa stupida, che rimane lì».

Alla fine, quindi, la querela è stata invece presentata da Ceroni, che ha vinto in giudizio. Da segnalare che nel febbraio scorso a Milano anche Ceroni è stato condannato a un risarcimento nei confronti della Amurri per quanto detto in un’intervista al Giornale in risposta a quanto scritto dal Fatto:

“Il senatore del Pdl, oggi Forza Italia, Remigio Ceroni – si legge nella nota Facebook della giornalista Sandra Amurri – da me querelato perchè dalle pagine de Il Giornale aveva messo in dubbio la mia moralità e credibilità è stato condannato oggi dal Tribunale di Milano”. La sentenza, arrivata dal giudice Turri, condanna Ceroni, come spiega la stessa Amurri: “Alla sanzione penale di una multa di 800 euro, a risarcirmi di 30mila euro, alla pubblicazione della sentenza su Il FQ e su La Repubblica e sul sito del Ministero della Giustizia per 15 giorni”. Amurri che ha commentato, sempre dal suo profilo Facebook: “Come dire: la mia sola ricchezza è la dignità e non si tocca”.