Cultura e scienze

Il prete che mette sullo stesso piano le vittime del Bataclan e i loro carnefici

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Hervé Benoît, un sacerdote cattolico della basilica di Fourvière a Lione ha paragonato, in un pezzo pubblicato sulla rivista Riposte catholique, i jihadisti dell’ISIS che hanno seminato morte e terrore all’interno del Bataclan durante il concerto degli Eagles of Death Metal agli spettatori che stavano assistendo alla performance della band.
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I rischi dell’invocare il demonio ad un concerto rock

Il breve articolo, dal titolo “Le aquile (spennate) della morte amano il diavolo” è figlio in parte del modo in cui nei primi giorni quasi tutti i giornali hanno presentato la musica suonata gruppo di Josh Homme e compagni: una terribile musica satanica. Sembrava quasi che quella sera del 13 novembre al Bataclan prima del massacro stesse andando in scena un sabba demoniaco a base di aquile, morte e metal (che da sempre terrorizza le vecchiette). Ed è su questo punto che si va ad incistare la morale cattolica più bigotta la stessa di quelli che ieri si chiedevano se Valeria Solesin fosse battezzata oppure se fosse una pericolosa satanista proprio perché era stata uccisa al concerto degli EODM. Date le premesse non stupisce troppo che un sacerdote cattolico se ne venga fuori citando le stesse informazioni che sono rimbalzate ovunque per giorni, parlando di Aquile della Morte Metal e di fan che intonano “in trance” canzoni che inneggiano a satana.

Il est 21 h, ce funeste vendredi 13, au Bataclan. Devant 1 500 personnes en transe, serrées et échauffées comme dans une matrice, les Aigles de la Mort Métal – Eagles of Death Metal en v.o. – entonnent : « Qui va aimer le diable ? Qui va aimer sa chanson ? Qui va aimer le diable et sa chanson ?… ». Personne, et pour cause, n’entendra la conclusion : « … j’aimerai le diable et sa chanson !

Fin qui stiamo solo assistendo alle limitate capacità di comprendere due fenomeni: quello della musica rock (perché gli EODM non fanno certamente death metal) e quello dell’ironia del riferimento agli Eagles (sì quelli di Hotel California) nel nome del gruppo. Niente di troppo grave, prima di Hervé Benoît ci sono caduti anche decine di seri e compassati cronisti da salotto e inviati televisivi dal luogo della strage. Quindi che il prete creda che se si invoca il diavolo quello ci prende sul serio non è un grande scandalo e nemmeno lo è il fatto che il fatto che “la gioventù” che non prenda nulla sul serio la fa diventare protagonista di una tragedia. In fondo gli esorcisti ci sono proprio per questo, per ricordarci che il diavolo esiste e che loro sono pronti a scacciarlo. Scherza con i fanti ma lascia stare i santi, dice il vecchio adagio, e non è che qui il nostro esegeta del “metal” stia dicendo qualcosa di molto più profondo teologicamente. Anche se a quanto pare un esorcista ha detto a Hervé Benoît il giorno stesso degli attentati che se si aprono le porte a Satana lui è ben contento di entrare nella vostra vita.

Vous invoquez le diable en rigolant ? Lui vous prendre au sérieux. Un exorciste extraordinaire me le disait le jour même des attentats : « Si vous lui ouvrez la porte, il se fait une joie d’entrer. » On ne joue pas avec les icônes, elles véhiculent le sacré…

Insomma fino a questo punto siamo al “se la sono cercata” rivolto alle vittime innocenti del Batclan. Non proprio un pensiero cristiano ma in questi giorni s’è sentito ben di peggio, purtroppo. Ma è poco dopo che il discorso del buon sacerdote inizia ad essere imbarazzante.
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Jihadisti e spettatori del Bataclan sono «gemelli siamesi»

A causa del loro culto della morte gli spettatori, figli della generazione bobo (Bourgeois Bohemiens), secolarizzati e senza Dio sono dei morti viventi. Proprio come i loro assassini che sono degli zombie. I jihadisti dell’ISIS e le loro vittime condividono la stessa mancanza di cultura, lo stesso infantilismo e lo stesso sradicamento dai valori della tradizione. I primi imbevuti di falsi valori cristiani come la tolleranza, il relativismo, l’universalismo e l’edonismo, i secondi di valori musulmani folli come intolleranza, dogmatismo e cosmopolitismo dell’odio. Tutti si servono del dio denaro, tutti rincretiniti dall’umanesimo ateo, dall’amore per il diavolo, per la violenza e per la morte. Vittime e carnefici si tengono insieme in un mortifero abbraccio, ma cosa sono in fondo – si chiede Benoît in un impeto di integralismo religioso – 130 morti di questa risma in confronto ai 600 che muoiono ogni giorno in Francia a causa degli aborti? Ecco quindi che il ribellismo di plastica dei rocker a cui abboccano gli spettatori del Bataclan viene messo sullo stesso piano della falsa promessa di una rivoluzione islamista in cui credono gli uomini in nero del Califfo Al Baghdadi. Altro che un ritorno alla barbarie del Medio Evo (si può solo immaginare con quanta fatica Benoît trattenga un “magari si tornasse a quel periodo magico per la Chiesa”), questi eventi sono i figli della postmodernità. La conclusione è lapidaria, non sono solo quelli che imbracciano i Kalashnikov a essere dei mostri.
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L’unico aspetto positivo di tutta la vicenda è che l’arcivescovo di Lione, il Cardinale Barbarin si è detto costernato da quanto scritto da padre Benoît, parole che non riflettono la posizione ufficiale della Chiesa francese e che non sarebbero mai dovute essere scritte da un sacerdote.