Cultura e scienze

Il miracolo dei Casamonica: Vespa via dalla Rai?

Goffredo de Marchis su Repubblica di oggi scrive che nonostante la stima tra Matteo Renzi e Bruno Vespa, che aveva portato il premier anche a pensare a lui come presidente della Rai (ma il conduttore ha rifiutato), i nuovi vertici della RAI stanno pensando a un futuro de-vespizzato per viale Mazzini. La presidente Monica Maggioni e il direttore generale Campo Dall’Orto ieri non hanno detto ufficialmente nulla di simile sul tema, ma l’intenzione, secondo Repubblica, sarebbe questo:

«Non siamo contenti di questo polverone, anche se la qualità professionale di Vespanon sidiscute. Detto questo, noi vogliamo innovare l’azienda e cambiarne il linguaggio». Significa, in parole povere, che una delle mission di Campo Dall’Orto è consegnare al nuovo Cda, fra tre anni, una Rai senza più la “terza Camera”, senza il suo talk show più famoso. E senza il suo cerimoniere. Non è la puntata di martedì, quella con la figlia e il nipote di Vittorio Casamonica,l’esponente del clan morto ad agosto e per il quale venne celebrato l’appariscente funerale finito sulle pagine dei giornali di tutto il mondo, ad orientare la Rai renziana sul dopo-Vespa. Forse, servirà solo ad accelerare il processo. Oggi il giornalista rimane saldo al suo posto e tutti sono convinti che la bufera passerà presto. Però, la proposta della presidenza a Vespa si può leggere ora sotto una diversa luce. Come un promoveatur ut amoveatur, come un modo per cominciare subito la rivoluzione togliendo dal video il protagonista di un’altra epoca politica, che ha attraversato indenne la prima e la seconda Repubblica e perciò appare lontano dalle suggestioni della rottamazione.
Sulla puntata di martedì si è scatenato un putiferio. Il Pd di Roma ha accusato la Rai e Porta a porta di aver «infangato» la città ospitando i due parenti di Vittorio e spettacolarizzando la vicenda. Ignazio Marino ha preso cappello e ha parlato di «dignità offesa». I parlamentari del Pd si sono mossi in commissione di Vigilanza chiedendo l’audizione di Giancarlo Leone, direttore di Raiuno, e di Vespa. Il Movimento 5 Stelle è saltato sul caso. «Se si lavora in Rai,se ne deve rispettare la missione di servizio pubblico e il codice etico, altrimenti si può sempre scegliere di lavorare altrove. Nessuno è intoccabile», ha attaccato il presidente della Vigilanza, Roberto Fico. E Beppe Grillo ha rincarato la dose:«La Rai è un servizio pubblico paramafiosa». Il centrodestra al gran completo invece ha difeso il programma.

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«La Rai non è una tv commerciale ma un servizio pubblico e in nome di questo principio prendere qualche rischio con gli ascolti non è un’opzione ma è parte della propria missione,
quasi un dovere morale», ha detto Campo dall’Orto in un’intervista al Foglio subito dopo la nomina. Se i Casamonica riuscissero nel miracolo di abbattere la Terza Camera dello Stato, sarebbe molto di più.