Cultura e scienze

Il M5S in Emilia Romagna non è contro i vaccini: voleva soltanto rimandare

Giovanni Drogo|

Vaccinazioni obbligatorie emilia romagna

Ieri il Consiglio Regionale della Regione Emila Romagna ha approvato una legge a tutela dei bambini che frequentano gli asili nido (pubblici e privati) regionali: si potrà iscrivere il proprio figlio solo se sarà in regola con le vaccinazioni previste dal calendario vaccinale ovvero solo previa la certificazione dell’avvenuta vaccinazione contro difterite, tetano, poliomielite ed epatite B. Si tratta delle vaccinazioni che sono contenute nella vaccinazione esavalente che viene somministrata entro il primo anno di vita del bambino. La proposta di legge regionale è passata con i voti favorevoli del Partito Democratico, Lega e PDL si sono astenuti mentre i cinque consiglieri del M5S hanno votato contro.

Vaccinazioni obbligatorie emilia romagna
Credits: Maki Naro

 

L’obbligo di vaccinazione per andare all’asilo nido in Emilia Romagna

L’Emilia Romagna è quindi la prima Regione a stabilire che per poter accedere agli asili nido sia obbligatorio essere vaccinati. Questa obbligatorietà viene meno – o meglio non è stata decisa – per quanto riguarda l’iscrizione alla scuola materna, a quella elementare e via dicendo ma è evidente l’intendo del legislatore di operare al fine di garantire che almeno i nuovi nati vengano vaccinati. Anche se l’iscrizione al nido non è obbligatoria resta da vedere quante siano le famiglie coinvolte dal provvedimento e quante invece quelle che si possono permettere di poter fare a meno di iscrivere i propri figli al nido (ovvero quelle famiglie dove uno dei genitori non lavora, che hanno i nonni sempre a disposizione, oppure che possono permettersi la baby sitter). In questo modo inoltre la Regione evita di toccare il discorso relativo al diritto allo studio, che deve essere garantito a tutti. Fermo restando che tranne che in alcune regioni (come ad esempio il Veneto dove l’obbligo è stato abolito nel 2008) le vaccinazioni sono in realtà ancora obbligatorie, ad essere stato quasi del tutto tolto è invece l’obbligo a presentare il certificato vaccinale all’atto dell’iscrizione alla scuola. In Italia, le vaccinazioni per l’infanzia obbligatorie per legge sono la vaccinazione antidifterica (Legge 6 giugno 1939, n° 891), la vaccinazione antipoliomielitica (Legge 4 febbraio 1966, n° 51), la vaccinazione antitetanica (Legge 5 marzo 1968, n° 292), la vaccinazione antiepatite virale B (Legge 27 maggio 1991, n° 165). Le vaccinazioni contro pertosse, morbillo, parotite, rosolia e infezioni da Haemophilus Influenza b (Hib), sono fortemente raccomandate, ma non sono state imposte per legge. In un certo senso quindi la legge approvata ieri in Emilia Romagna non fa altro che ribadire quanto già previsto in tema di vaccinazioni.

Il MoVimento teme la reazione avversa dei genitori dubbiosi

Ma qual è la posizione del M5S dell’Emilia Romagna sulla questione? I portavoce dicono di non essere contro le vaccinazioni, ma contro il metodo. Il Consigliere pentastellato Andrea Bertani, dopo essersi lamentato in aula che la Regione rifuta un confronto ufficiale con i sostenitori delle posizioni antivacciniste (e ci mancherebbe altro, visto che verebbe presentata come una grande vittoria del movimento anti vaccini che vedrebbe certificato il fatto che le sue posizioni possono essere sullo stesso piano di quelle scientifiche) e aver deprecato il fatto che certe posizioni antiscientifiche vengano messe all’indice, ci spiega cosa avrebbe voluto fare il MoVimento. In una parola: rimandare. Anche Bertani ha ribadito che è necessario adottare il modello del Veneto “in cui i dubbi si confutano”, ma ovviamente non ha detto che quel modello non sta avendo grandi risultati. Così come non sta avendo grandi risultati nemmeno la campagna di informazione  che il M5S considera una controproposta alla misura approvata ieri. Forse il MoVimento non si è accorto che questa campagna d’informazione è già in atto, e come non ha senso “coltivare il dubbio” sul fatto se 2 + 2 sia uguale a 4, a 5 o a 9 non ha nemmeno senso confrontarsi con i dubbiosi che sostengono che i vaccini provochino l’autismo o altre amenità. Dubbiosi nei confronti dei quali il MoVimento ha sempre strizzato l’occhio. Oggi però la Sensoli all’Agenzia Dire ha dichiarato che il suo partito non sosterrà i ricorsi (già annunciati dal Codacons, come costume): “i cittadini si muovono in autonomia noi non ci entriamo, restiamo a guardare. Non vogliamo alimentare discordia“.


Per la Sensoli e il MoVimento a quanto pare di capire non bisogna inasprire i rapporti con quei genitori che sono dubbiosi. E se è vero che non si può pensare che i pediatri da soli possano farsi carico di tutta l’opera di informazione e di prevenzione o che debbano “sgridare” i genitori che non vogliono vaccinare i figli non si può nemmeno pensare che sia un grave danno evitare di confrontarsi con posizioni chiaramente antiscientifiche. Ci sarebbe da chiedersi in che modo quelli del MoVimento vorrebbero fare informazione sui vaccini quando continuano a ripetere che Big Pharma è tutto un complotto e che il Governo ha abbandonato i cittadini nelle mani delle case farmaceutiche e che “una vaccinazione di massa obbligatoria è un regalo alle multinazionali farmaceutiche” come ha ribadito qualche tempo fa l’eurodeputato M5S Piernicola Pedicini.