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Il documentario sul terrorismo islamico con Chérif Kouachi

Chérif Kouachi, uno dei due terroristi che hanno realizzato l’assalto alla redazione del Charlie Hebdo era stato tra intervistato per un documentario sul terrorismo radicale islamico realizzato tra il 2005 e il 2008 e andato in onda sulla rete televisiva France 3. Ora che tutti stanno indagando sulla vita degli attentatori il documentario è naturalmente ricomparso e sicuramente da qualche parte c’è già qualche genio al quale è venuta in mente che “ma allora il Governo francese sapeva tutto!1”. Certo che sapeva che Kouachi era un potenziale terrorista, nel 2008 Chérif era stato condannato a tre anni di prigione di cui 18 mesi con la condizionale, in quanto facente parte del gruppo radicale di Buttes-Chaumont che aiutava i combattenti jihadisti a raggiungere l’Iraq.
https://www.youtube.com/watch?v=nJCDmxvD0U0
 
L’INCHIESTA SUGLI ASPIRANTI JIHADISTI
Il documentario, dal titolo “Pièces à conviction – Terrorisme la nouvelle menace” indagava il mondo “sommerso” del terrorismo di matrice islamica, le motivazioni dei combattenti e il modo in cui questi venivano reclutati e addestrati. Nello spezzone di video riguardante Chérif Kouachi viene raccontata una parte della sua vita: da una parte il rap e gli interessi comuni a molti altri suoi coetanei dall’altra gli allenamenti nel parco del diciannovesimo arrondissement e le lezioni con un “esperto d’armi” per apprendere le tecniche di combattimento e l’uso del Kalashnikov. Il cambiamento è avvenuto tra il 2004 e il 2005 quando Chérif ha conosciuto Farid Benyettou, il leader del gruppo di Buttes-Chaumont. Benyettou fu condannato a 6 anni di reclusione nello stesso processo che vide la condanna di Chérif ed è rimasto in carcere dal 2008 al 2011. Ora Farid studia per diventare infermiere e nei giorni scorsi ha condannato l’azione di Chérif Kouachi e di suo fratello Said. È stato proprio Farid Benyettou a introdurre Chérif e altri giovani di Buttes-Chaumont all’Islam radicale (al punto che veniva chiamato l’Emiro di Buttes-Chaumont) ,spiegando loro il valore morale e politico degli attentati suicidi e del martirio per l’Islam più radicale. Il documentario riporta una frase di Chérif che addossa la responsabilità a Farid:

Grazie ai consigli di Farid i miei dubbi sono scomparsi. Avevo paura ma non riuscivo a parlarne. È evidente che Farid ha influenzato la mia decisione di partire [Chérif voleva combattere in Medio Oriente], nel senso che mi ha fornito una spiegazione per la mia morte.

Gli auto dell’inchiesta concludono dicendo che la prigione ha salvato la vita di Chérif, impedendogli di diventare un martire. Ian Burice, uno degli assistenti sociali del carcere dove Chérif stava scontando la sua pena racconta che Chérif riteneva all’epoca che il ragazzo stesse cambiando opinione, che fosse felice di non essere riuscito a lasciare la Francia per andare a combattere in Iraq. Secondo l’educatore Chérif si era reso conto, durante la sua permanenza in prigione, di essere stato manipolato da Farid e di essere diventato qualcosa di diverso da ciò che era e sul quale non aveva controllo e non era in grado di capire del tutto.

via Twitter.com
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Questo il video completo del documentario (in francese)
https://www.youtube.com/watch?v=nJCDmxvD0U0
Foto copertina via Twitter.com