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Il boicottaggio dell'ATAC

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Sessanta per cento di guasti in più da metà giugno. Cinquanta linee di autobus coinvolte e tante corse della metro saltate. E, insieme, un sospetto: che i problemi dei mezzi dell’ATAC siano dovuto a un boicottaggio dei sindacati. Le lunghe attese alle fermate, le corse saltate e tutti i drammi che stanno colpendo chi usa i mezzi pubblici a Roma di questi tempi sono troppi per essere una casualità, secondo la dirigenza dell’ATAC. Per questo l’ipotesi è che ci sia qualcosa sotto.

Il boicottaggio dell’ATAC

Nella relazione della commissione d’inchiesta interna i numeri sono impietosi, ma non si fa nessuna accusa esplicita. Il Messaggero però riporta le ipotesi che circolano nel quartier generale di ATAC: «È una semplice coincidenza che il collasso della manutenzione sia coinciso con una serie di manovre,operate dai vertici della municipalizzata, che hanno ridimensionato,e non di poco, il potere dei sindacati? Insomma l’aumento anomalo dei guasti è un dato di fatto. La «regia» dei sindacati al momento è solo un’ipotesi e le indagini sono ancora in corso proprio per accertare se nei depositi di bus e metro sia partito un«ordine»,diretto ai conducenti, di mettere il rallentatore alle corse. Per poi addossarne la colpa ai dirigenti». La ragione sarebbe dovuto alla trasformazione dell’azienda operata da Marco Rettighieri, che ha dato un taglio ai distacchi concessi ai sindacalisti e revocato le licenze agli attivisti, tagliando anche 10mila ore di permessi e chiedendo alle sigle di risarcire l’azienda per le assenze ingiustificate: un assegno da 400mila euro che i sindacati hanno dovuto staccare, 200mila soltanto da Cgil e Cisl. L’UGL non ha trovato un accordo per il risarcimento e il suo segretario generale, Fabio Milloch, è stato licenziato. Poi c’è la storia dell’appalto per le mense aziendali:

Sempre Rettighieri, insieme all’amministratore unico di Atac, Armando Brandolese, a fine maggio ha consegnato in Procura un altro dossier. Stavolta nel mirino è finito il Dopolavoro, una società partecipata al 100% da Cgil, Cisl e Uil e che per 40 anni ha gestito le mense aziendali più una serie di strutture ricreative. Una commessa da oltre 4 milioni di euro l’anno, pagati a piè di lista da Atac. Particolare: non c’è mai stato un contratto. Tutto risale a un vecchio accordo sindacale del 1974. Mai una gara,mai un controllo sul numero effettivo di pasti erogati ai dipendenti (i quali, peraltro, dovevano pagare una quota aggiuntiva ogni volta che si mettevano a tavola). Morale della favola: l’affidamento è stato sospeso ed è stata indetta una procedura aperta per mettere il servizio sul mercato. Al miglior offerente. Subito dopo averlo saputo, i sindacati hanno spedito una lettera al diggì per sospendere «tutte le relazioni industriali».

E intanto si prepara un nuovo sciopero. Mentre le linee vengono soppresse in misura sempre maggiore: “Linea Bus 508 momentaneamente non attiva per indisponibilità vetture#Roma”, ha scritto su Twitter ieri l’ATAC per annunciare i nuovi disagi. Uno dei tanti perché oltre al 508, non risultavano ieri attive le linee 113, 115, 228, 020, 228 ecc. TTempi d’attesa alla famigerata palina che possono andare da 40 a 60 minuti. Alcune delle linee infatti, sono tornate disponibili solo nel pomeriggio “con forti ritardi” e segnalate con tempi di riattivazione che vanno da una o due ore o, nei casi più fortunati, anche venti minuti dopo la stop.

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ATAC ai raggi X (Il Messaggero, 5 agosto 2016)