Cultura e scienze

Perché tutti si fanno i selfie nudi

Un articolo di Sean D. Young su Techcrunch fa finalmente fare un passo avanti al dibattito sui selfie, sulle foto rubate dagli hacker e sulla sicurezza dei dati personali online. Le celebrità e i personaggi famosi non sono gli unici a farsi autoscatti provocanti per inviarli al partner o agli amici. Certamente, si fa un gran fappare parlare quando le foto private di Jennifer Lawrence vengono pubblicate sull’Interwebs, ma non sono le uniche persone la cui privacy è a rischio. Al centro del dibattito, e degli scandali come il fappening, ci sono loro: i servizi di hosting online come iCloud di Apple. Le soluzioni fin’ora? Non molte, c’è chi dice che se laggente non si facesse le foto nuda questo non accadrebbe. I più scafati dal punto di vista informatico invece predicano la necessità di più regole a tutela degli utenti. Alla fine queste due argomentazioni non sono così distanti l’una dall’altra, la richiesta di maggiore sicurezza e protezione (e alle ronde del Web contro i cattivoni) va spesso di pari passo con il richiamo al ritorno ad una morigeratezza nei consumi e nei modi, o tempora, o mores.
 
PERCHÉ TUTTI SI FANNO I SELFIE NUDI
Così non se ne esce, dice in sostanza Sean D. Young che è direttore del UCLA Center for Digital Behavior, un centro di ricerca per lo studio dei cambiamenti del comportamento degli esseri umani in relazione (e in risposta) all’introduzione e all’utilizzo di nuove tecnologie per la comunicazione. Apple e gli altri aggiorneranno i loro dispositivi di sicurezza che altri hacker riusciranno ad aggirare, gli utenti nel frattempo, pur consapevoli dei rischi, continueranno a scattarsi foto provocanti e ad archiviarle online. Almeno finché non avremo capito cosa le spinge a farlo. Una ricerca del 2013 condotta da Pew Research Internet Project sull’impatto delle tecnologie informatiche sulla vita di relazione degli individui e sulla stabilità delle coppie mostra infatti che il fenomeno del sexting (lo scambio di messaggi e foto ammiccanti tra partner o tra amici) è un atteggiamento molto diffuso, soprattutto nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni (il 44% dice di ricevere foto o messaggi ammiccanti) mentre tra gli individui tra i 25 e i 35 anni c’è la maggiore percentuale (22%) di coloro che invece inviano foto nude.

Fonte: pewinternet.org
Fonte: pewinternet.org

Secondo Sean Young però, nel caso della diffusione dei naked selfie non si può parlare solo di “peer pressure” ovvero di pressione ad uniformarsi al comportamento del gruppo per poterne fare parte. In realtà, spiega Young, uno dei motivi principali che spinge le persone a scattarsi foto nude e a inviare i selfie tramite internet è basato sulla percezione di cosa sia normale o comunemente diffuso (e accettato) su Internet. Essere esposti a vedere spesso sui social network selfie di altre persone in pose provocanti può far cambiare il nostro modo di vedere i comportamenti online, e portarci a supporre che questi coincidano con la realtà dei comportamenti offline. Scrive Young su Techcrunch:

Ciò che le persone pensano stiano facendo i propri coetanei (e che non necessariamente stanno davvero facendo) influenza il loro comportamento. Se un individuo pensa che i suoi amici passino il tempo a farsi selfie nudi e a mettere le foto online (anche se la verità è che gli amici sono a casa a guarda la tv), allora inizieranno a loro volta a scattarsi selfie e a caricarli su Internet. Questo atteggiamento non è peculiare solo degli adolescenti. Riguarda tutti i comportamenti umani.

naked selfie - 2
Internet quindi, come tutti i mezzi di comunicazione, distorce la percezione che gli altri hanno di noi (anche perché partecipiamo al processo di mascheramento) ma vale anche l’inverso: il modo in cui pensiamo che gli altri siano influenza il nostro comportamento e il nostro modo di utilizzare le tecnologie che abbiamo a disposizione. Cosa bisogna fare quindi per evitare che fra qualche mese venga alla luce un nuovo scandalo legato al leak di selfie rubati? Secondo Young la direzione in cui muoversi non è tanto quella di aggiungere disclaimer o sanzionare moralmente il sexting quanto iniziare un processo di cambiamento dell’ambiente nel quale avvengono i comportamenti che generano il fenomeno dei naked selfie. Si tratta quindi di iniziare un percorso di riflessione sull’impatto delle tecnologie digitali sui comportamenti sociali, concentrandosi sulla creazione di comunità online, o di social network, “consapevoli”. In poche parole, come per la pubblicità della vodka: scattatevi selfie responabilmente.