Cultura e scienze

I segreti di Flebuccio secondo Littorio

vittorio feltri

Mettete un anziano vicino al focolare e chiedetegli di raccontarvi la sua vita: all’istante ricorderà tutti i momenti in cui si è sentito un eroe. Se invece mettete Vittorio Feltri a fare il suo mestiere, ovvero raccontare storie come quella di Ferruccio De Bortoli oggi sul Giornale, potete scommetterci: arriverà sempre a un certo punto il momento in cui è lo scrivente il protagonista, non quel poveraccio a cui hanno intitolato l’articolo. En passant, poi, potete giurare che qualche spazio per la propria biografia lo troverà sempre:

Il nostro nasce in una famiglia modesta, quasi come la mia. Il padre è custode dell’Università Statale di Milano. Il giovin Ferruccio si iscrive all’istituto tecnico industriale che conclude brillantemente.Poi si iscrive a giurisprudenzae si laurea. Ma in casa i soldi sono pochi e frattanto lui riesce a farsi assumere come praticante al Corriere dei Ragazzi, parente stretto del-Corriere dei Piccoli, e si assicura un discreto stipendio. Aveva 20 anni. Ventiquattro mesi più tardi passa al Corriere d’Informazione, edizione pomeridiana del Corriere della Sera, all’epoca diretta da un provetto talent scout, giovanissimo anch’egli, Cesare Lanza(33 anni), che lo accoglie con estrema benevolenza. L’ascesa di De Bortoli è immediata.

Ovviamente anche De Bortoli era comunista, secondo Feltri.

Educatino, perbenino, vestito con proprietà, sempre incravattato,il ragazzino si schiera subito dalla parte giusta, dati i tempi burrascosi: a sinistra.Un comunistino diverso dai compagni di lungo corso: non ha neanche la forfora che, invece, infarina le spalle dei proletari duri, inclusi quelli di redazione. Compie una prodezza decisiva tra gli applausi dei colleghi: entra nel Comitato sindacale di testata, e si comporta da signorino. Noi cronisti che lavoravamo accanto a lui ci davamo di gomito scherzando: Ferruccio – dicevamo- sta studiando da direttore .Per noi era una boutade, per lui era un vaticinio.

Dopo il fallimento del CorFin ecco che si ritorna alla storia di Feltri, ops, di De Bortoli. Come si nota anche ad occhio nudo, Vittorio è sempre lì, negli interstizi della storia

Lui, io e altri ci rifugiammoal Corriere della Sera. DeBortoli finì in cronaca di Milano.Luogo sicuro, gloria minima. Io mi ero accomodato di malavoglia al politico sotto la guida di Carlo Galimberti, un genio. Un giorno mi convocano Alberto Mucci e Lorenzo Pilogallo, rispettivamente vicedirettore (economico) e caporedattore centrale, un’autorità. Mi chiedono se desidero entrare nel settore economico, dove serve uno abile nei titoli. Rifiuto con un sorriso di cortesia. Allora mi domandano: facci il nome di un collega che secondo te sarebbe adatto al ruolo.

E qui ce li immaginiamo, i due, disperati e sull’orlo del suicidio per il no di Feltri, che però pendono dalle labbra dell’Unico Salvatore. Il quale ovviamente regala così la scelta decisiva della vita al povero Ferruccio, che altrimenti – povera stella – sarebbe lì lì per finire sotto i ponti.

Il nome che all’istante mi viene in mente è Ferruccio De Bortoli, e lo pronuncio. Fu cosìche il ragazzo divenne giornalista economico. L’arrampicata sua fu relativamente rapida.Capo redattore centrale all’Europeo, caporedattore centrale al Sole 24 Ore. Poi di nuovo al Corsera in veste di caposervizio economico, promosso successivamente caporedattore, infine vicedirettore nominato da Paolo Mieli, di cui sarà -meno che cinquantenne- successore.

Di Nanni Moretti una volta Monicelli disse che era sempre molto presente nelle sue opere, tanto da far venire la voglia di esclamare «spostati e fammi vedere il film!». Feltri no, non è così. Lui c’era davvero, quando Garibaldi rispose “Obbedisco” e di cantargliele a Lotta Continua a Montanelli glielo aveva di sicuro suggerito per primo lui, potete scommetterci. Vittorio Feltri se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.