Cultura e scienze

Fertility day: i neri e le altre cattive abitudini da evitare secondo Beatrice Lorenzin

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Domani è il 22 settembre ed è già ora di Fertility Day. Il Ministero di Beatrice Lorenzin, messi da parte il Fertility Game, gli orologi biologici ticchettanti e le ridicole cartoline preparate in un primo momento ha corretto il tiro ed ha pubblicato un’infografica che riassume i concetti chiave espressi nel famoso (e contestato) documento a difesa della fertilità dell’italica stirpe. Ma siccome al Ministero della Salute vige il motto “se una cosa vale farla, vale farla bene” non sono riusciti a trattenersi dall’ennesimo scivolone.
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Once you go black you never come back

Mettiamo in chiaro le cose, il contenuto dell’opuscolo ovvero le informazioni davvero importanti non si discutono: ci sono alcuni stili di vita che mettono a repentaglio la salute sessuale degli individui (e della coppia) e quindi vanno evitati se si vogliono avere figli (se invece non ne volete evitateli lo stesso perché le malattie veneree non sono certo una bella cosa). Non è certo una novità né un’invenzione della Lorenzin il fatto che contrarre l’HIV (ma anche altre malattie sessualmente trasmissibili) comporti il rischio di non poter avere figli (sani, nel caso di genitori HIV positivi) o contribuisca ad aumentare la difficoltà di un concepimento. Lo stesso ruolo lo giocano fumo, alcool (che fanno già abbastanza male di loro) e uno stile di vita sedentario e una dieta non equilibrata.

A parte il fatto che ne avrebbe tutto il diritto visto che deve tutelare la salute pubblica, il Ministero non sta certo dicendo che dovete smettere di bere o fumare, ma che se volete avere figli è meglio evitare certi comportamenti. Ma non siamo qui per discutere del contenuto della campagna di comunicazione del Ministero quanto al fatto che sulla copertina dell’opuscolo nessuno si sia accorto che il messaggio veicolato sia leggermente razzista. Leggermente quanto? Più o meno a livello che l’immagine che identifica le “buone abitudini” raffigura un gruppo di giovani biondi e bianchi, con un sorriso smagliante (un po’ tra la pubblicità di un dentifricio e il bambini della Kinder).

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Incidentalmente è anche un meme

A rappresentare i “cattivi compagni” c’è infatti un gruppo di giovinasti intenti a fumare erba da un bong. Tra questi, “stranamente” c’è un ragazzo nero (ben visibile) più il classico “fattone” con i capelli ricci (da alcuni erroneamente identificati come “rasta”). Insomma, se le due coppie bianche sono le buone abitudini (allusione involontaria allo scambio di coppia?) i neri diventano i cattivi compagni.
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L’immagine originale della campagna del Ministero

Si tratta in realtà di un’altra immagine stock acquistabile su Alamy. Facendo una ricerca inversa sull’immagine scopriamo che il “fattone” in realtà sembra essere una ragazza e che l’immagine è stata anche utilizzata in un video promozionale sulla prevenzione al consumo di stupefacenti commissionato l’anno scorso dall’ufficio del procuratore della Contea di Maricopa County in Arizona dove si suggerisce che la marijuana è la droga che consente a tutti i tossicodipendenti di avvicinarsi all’eroina. Cosa che già all’epoca fece parecchio ridere in Arizona dal momento che si stava discutendo della possibilità di legalizzare la cannabis. Con tutte le immagini da poter scegliere per avvertire dei pericoli della droga forse si poteva fare maggiore attenzione. In fondo quella italiana è una società multietnica e anche se è vero che nel documento informativo per fortuna non si fa riferimento ai pericoli di avere un ragazzo nero il messaggio potrebbe essere interpretato come tale. Siamo certi che nessuno al Ministero direbbe che questa foto qui rappresenta delle cattive compagnie solo perché chi sono delle persone di colore.
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Magari contrapponendola a questa, più da Mulino Bianco sull’Arno
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Ma siamo abbastanza sicuri che quando si pianifica un’importante campagna di comunicazione istituzionale (con i soldi pubblici) come quella del Ministero la cosa importante è quella di evitare di offendere o discriminare alcune persone solo per il colore della pelle (che non è un’abitudine che mette a rischio la fertilità). Chissà se da qualche parte c’è qualcuno che riesce a curare una campagna informativa senza pestare un merdone ogni volta.