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I 12 anni dalla morte di Stefano Cucchi nelle vergognose dichiarazioni di alcuni politici

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Stefano Cucchi

Il suo corpo senza vita venne trovato dai medici dell’ospedale Sandro Pertini di Roma. Era il 22 ottobre del 2009 e Stefano Cucchi, dopo una settimana di sofferenze in seguito al pestaggio di due darabinieri in caserma, moriva. Un uomo ucciso da quei rappresentanti dello Stato che dovrebbero tutelare la vita e la salute di ogni singolo cittadino. Oggi è il 12esimo anniversario della morte del geometra romano. Dodici anni fatti di sofferenza per la famiglia, infangata da narrazioni (partite e sostenute anche da alcuni ambienti politici) che sono state smentite dai processi e dalla vera verità.

Stefano Cucchi, 12 anni fa la morte e le vergognose parole dei politici

Stefano Cucchi fu fermato dai Carabinieri Francesco Tedesco, Gabriele Aristodemo, Raffaele D’Alessandro, Alessio Di Bernardo e Gaetano Bazzicalupo il 15 aprile del 2009, con l’accusa di “cessione di sostanze stupefacenti”. Poi, una volta condotto nella caserma di Roma Casilina, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro (condannati in Appello a 13 anni per omicidio preterintenzionale) lo pestarono provocandogli profonde ferite, ben visibili fin dall’udienza per confermare il fermo in arresto avvenuta il giorno dopo. Lesioni che, una settimana dopo, provocarono la sua morte nel letto del reparto detenuti dell’ospedale Sandro Pertini.

Questa è la vera verità. Quella processuale, con tanto di condanne (dopo una serie di procedimenti che hanno ribaltato le prime “indagini”). Poi c’è la non-verità raccontata da alcuni esponenti politici che hanno mistificato questa realtà. Il primo fu Carlo Giovanardi – all’epoca Sottosegretario di Stato – che commentò così la storia della morte di Stefano Cucchi: “Le lesioni? La causa è la malnutrizione. Ha avuto una vita sfortunata”. L’unica sfortuna è stata l’aver incontrato l’abuso di potere da parte dei due uomini dell’arma.

L’ambiente del centrodestra, fin da subito, prese le difese dei Carabinieri. Il leghista Gianni Tonelli, infatti, non utilizzò mezzi termini: “Se uno conduce una vita dissoluta, poi ne paga le conseguenze”. Ma se questa dichiarazione tocca i picchi della vergogna, ancora peggio è riuscito a fare Ignazio La Russa, in grado di sentenziare senza conoscere nulla di quanto accaduto: “La cosa di cui sono certo è il comportamento corretto dei Carabinieri”. Un falso. E poi c’è Matteo Salvini che è riuscito anche a dare il via libera a uno scontro dialettico con Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. Il segretario della Lega, infatti, disse (tra le tante uscite fuori luogo su questo caso): “Fa schifo. Difficile pensare sia stato pestato”. E invece il pestaggio ci fu e provocò quelle lesioni che uccisero il geometra romano. Dodici anni fa.

(Foto IPP/Paolo Gargini)