Cultura e scienze

Grazia Letizia Veronese: la vedova di Battisti perde in tribunale con Mogol

Venerdì scorso il Tribunale civile di Milano ha dichiarato la società “Acqua Azzurra edizioni musicali”, di cui Grazia Letizia Veronese, vedova Battisti, è amministratore unico, “inadempiente” nei confronti di Giulio Rapetti in arte Mogol, riconoscendogli i danni per due milioni e 651 mila euro. Tra i due i litigi sono cominciati anni fa e hanno avuto momenti di surreale ben definiti. E tocca ben altri argomenti che riguardano la volontà della vedova di Battisti di preservare giustamente la memoria del grande artista rispetto alla commercializzazione del patrimonio artistico che vorrebbe effettuare l’autore. Repubblica oggi racconta la storia della sentenza:

Mogol aveva chiesto 8 milioni di euro, ma considera questa prima sentenza come «una vittoria da cui partire per ulteriori riconoscimenti» ci dice al telefono dal Cet di Toscolano. «Il fatto importante è che il giudice abbia condannato l’ostracismo opposto dalla vedova a qualsiasi utilizzo, promozione e celebrazione dei brani che io e Lucio abbiamo scritto insieme. Un danno enorme, perché se i giovani non possono ascoltare non possono conoscere e, dunque, un patrimonio musicale va perduto». Nel pomeriggio di ieri la notizia era stata diffusa con una lettura esattamente speculare e opposta, secondo la quale ad uscire battuto dalla sentenza sarebbe stato lo stesso Mogol, che nel 2012 intraprese la causa: “Il tribunale di Milano respinge la causa Mogol contro vedova Battisti”, scrivevano le agenzie di stampa.

lucio battisti grazia letizia veronese
Tutto nasce da una richiesta di Mogol non soddisfatta dalla corte:

L’avvocato di Mogol, Maria Grazia Maxia, commenta: «Tutto sbagliato, sto passando la serata a rettificare questa notizia falsa, noi avevamo chiesto l’estensione della responsabilità anche alla vedova per aggredire il suo patrimonio ma il giudice ha condannato invece solo la società Acqua Azzurra e non la vedova. Di qui a dire che chi ha perso saremmo noi ce ne corre: siamo soddisfatti perché nella sentenza il Tribunale ha ritenuto illegittimo l’esercizio del diritto morale d’autore invocato dalla moglie di Lucio Battisti per opporsi alle proposte di sincronizzazione in spot pubblicitari e colonne sonore di film del repertorio Mogol-Battisti. Questa sentenza è l’affermazione di un principio, poi tutto il resto lo vedremo nelle cause che seguiranno».
Mogol sottolinea che «la nostra causa è partita nei confronti dell’Acqua azzurra, in cui io sono al 9%, Universal al 38 e lei ha la maggioranza, ma anche nei confronti della vedova, hanno condannato solo la prima. Lei si è sempre opposta a tutto, pubblicità, cinema e anche feste popolari. Ha sempre cercato di soffocare la voce di Lucio, che in assenza di comunicazione ha perso valore. La causa l’ho vinta io, la sentenza è già esecutiva. Loro vogliono equivocare e annunciano ricorso. Ma la cosa non si ferma qui».

Fin qui le sentenze dei tribunali. Ma la battaglia di Grazia Letizia Veronese per non far fare a Battisti la fine di un jingle di detersivi prosegue.

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