Cultura e scienze

Il glifosato dalla birra al piatto

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Dopo la storia delle quattordici birre tedesche il nuovo spauracchio dell’industria alimentare è il glifosato.  Il glifosato è venduto in tutto il mondo e non si trova solo nelle birre: secondo le stime dello Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) la sostanza chimica sarebbe contenuta in almeno 750 prodotti disponibili, e la sua presenza nelle zone agricole è riscontrabile non solo nel suolo, ma anche nell’atmosfera, nell’acqua e nel cibo. Il glifosato è inserito tra le sostanze probabilmente cancerogene dallo Iarc; secondo altri studi indurrebbe nelle cellule danni a livello genetico e stress ossidativo. 

In Italia lo si «cerca» solo in Lombardia, dove la sua presenza viene monitorata nelle acque superficiali. Supera i limiti — i cosiddetti standard di qualità ambientale — in quasi un terzo dei punti di rilevazione (il 31%). Percentuale che sale a oltre la metà (56,6% del totale), se si considera la molecola prodotta dalla sua disgregazione, il metabolita «Ampa». «D’altronde il glifosato è il componente principale di almeno l’80% degli erbicidi in commercio nel nostro Paese — spiega Beppe Croce, responsabile agricoltura di Legambiente —. Una dato molto preoccupante, visto che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità lo ha definito “probabilmente cancerogeno”». L’autorizzazione per l’uso di questo erbicida nella Ue è scaduta il 31 dicembre scorso e tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima la Commissione europea dovrà decidere se proporne il rinnovo per altri 15 anni. La proposta sarà votata dalla commissione permanente del Paff (comitato per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi) e secondo indiscrezioni tutti gli Stati membri, ad eccezione della Svezia, sarebbero a favore.

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L’utilizzo del glifosato nel mondo (Corriere della Sera, 29 febbraio 2016)

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La soia trattata con il glifosato negli USA (Corriere della Sera, 29 febbraio 2016)

Coloro che difendono l’uso di questo diserbante fanno però riferimento a due pareri ufficiali, entrambi emessi l’anno scorso: quello dell’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (Bfr), secondo il quale il glifosato «non è cancerogeno», e quello dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (l’Efsa, con sede a Parma), che lo ha definito «probabilmente non cancerogeno». Una guerra di pareri: chi sono allora gli esperti più autorevoli?

Sui risultati dell’indagine tedesca sono come da copione scatenate le polemiche. Fermo restando che anche l’Umweltistitut di Monaco parla di una presenza molto ridotta del diserbante in termini assoluti è poco ma sicuro che la notizia possa danneggiare l’immagine della purezza delle birre tedesche. Ecco quindi che il Bundesinstitut für Risikobewertung, l’ente federale per la valutazione del rischio si è affrettato a pubblicare una nota nella quale, pur ammettendo di non aver accesso allo studio completo né alle metodologie impiegate spiega che la presenza del Glifosato è scientificamente plausibile e la cosa non desta alcuna sorpresa vista la diffusione dell’utilizzo del prodotto in campo agricolo. Secondo il BfR però il rischio rappresentato per la salute di un adulto del peso di 60 kg da dosi di 30 microgrammi per litro (che è il massimo rilevato dalle analisi) non rappresentano un serio rischio per la salute. Per poter essere considerato nocivo per la salute una persona dovrebbe bere 1000 litri di birra al giorno. C’è però da osservare che in Germania non è consentito l’uso dei diserbanti sui cerali coltivati per la produzione di birra. Diversa invece la reazione dell’associazione dei Birrai che sempre in una nota si sono precipitati a sconfessare i risultati della ricerca definendoli assurdi e completamente infondati. Ma se i cereali da birra tedeschi sono Glifosato-free come è possibile che siano state trovate tracce dell’erbicida? Secondo i birrai tedeschi le ipotesi sono due (quindi ammettono la possibilità): la prima è che il diserbante sia stato spruzzato sui campi adiacenti a quelli coltivati per la produzione destinata alla birra. La seconda invece è che sia colpa delle importazioni. Quasi il 50% dei cereali utilizzati per fare le birre tedesche viene infatti dall’estero (Francia e Danimarca in particolar modo). I birrai ricordano che stando alle norme comunitarie la concentrazione massima del Glifosato nell’orzo è di 20 mg / kg mentre nel frumento è 10 mg / kg. Lo stesso concetto hanno tenuto a rimarcare anche i rappresentati dell’associazione dei coltivatori dellaDeutscher Bauervernband che hanno respinto ogni addebito incolpando il grando e il frumento che provengono dall’estero. Insomma per i tedeschi la colpa è degli altri.

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