Cultura e scienze

Il giornalista dell'Unità nei guai per un tweet su Renzi

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Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano di oggi racconta oggi di un giornalista dell’Unità sottoposto a provvedimento disciplinare per due tweet che parlavano di Renzi e Berlinguer. Il giornalista si chiama Massimo Franchi e nel frattempo è andato in causa con l’azienda:

Gli atti depositati in tribunale sono molto chiari. La mattina del 20 ottobre 2015, verso le 10 e prima di andare al lavoro,Franchi ha scritto su Twitter due commenti. Il primo: “Comunque propugnare che Berlinguer sbagliasse su Eurocomunismo e questione morale e che invece dovesse allearsi con Craxi è molto renziano”. Il secondo: “Abbassando sempre più la soglia gramsciana dell’intransigenza si ritrovarono in compagnia di revisionisti, faccendieri, piduisti. ‘Ma siamo di sinistra’ rispondono”. L’amministratore delegato Stefanelli ha aperto un procedimento disciplinare facendo riferimento alla “linea editoriale” dell’azienda, un concetto assai innovativo visto che leggi, contratti e buonsenso dicono che la linea è affidata al direttore e non all’editore.
Stefanelli ha fissato un punto: difendere la memoria di Berlinguer, se sei un dipendente dell’Unità travalica “i limiti del legittimo diritto di critica”. Per chi non avesse dimestichezza con lo Statuto dei lavoratori e con l’articolo 21 della Costituzione sulla libera espressione del pensiero, una critica censurabile sarebbe stata una frase del tipo “l’Unità è un giornale orrendo che pubblica notizie false”.

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Unità: uno dei due tweet per cui è nei guai Massimo Franchi

Meletti sottolinea che un lavoratore ha dirotto a esprimere le proprie opinioni anche nei luoghi di lavoro:

Un giornalista dell’Unità ha diritto, se crede, di dire che Renzi è la rovina del Paese e solo Matteo Salvini potrà salvarci. L’articolo 1 dello Statuto dei lavoratori dice: “I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero”. L’editore dell’Unità contesta a Franchi l’esercizio di questo diritto anche a casa sua, e così commette il reato previsto d al l ’articolo 8 già citato, andando su Twitter a spiare i liberi pensieri del dipendente.
Franchi ha risposto alla lettera di contestazione chiedendo di specificare “quali eventuali giustificazioni debba dare circa i miei convincimenti”. L’editore non ha mai risposto, di fatto congelando il procedimento. Perciò il giornalista chiede al giudice di chiarire l’illegittimità dell’aggressione disciplinare subita, visto che da ormai sei mesi non sa se gli sia riconosciuto il diritto di opinare via Twitter.

EDIT 25 NOVEMBRE 2017: Piesse fa sapere che:

Gentile Direttore,
in merito alla querela per diffamazione presentata dall’ex giornalista de l’Unità, ora in forza al ‘manifesto’, sig. Massimo Franchi che lamentava presunte violazioni da parte dell’amministratore delegato Guido Stefanelli, rispetto alla quale il suo giornale aveva dato notizia (https://www.nextquotidiano.it/giornalista-dellunita-nei-guai-un-tweet-renzi/)
vi informiamo che il giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, Rosalba Liso, con ordinanza del 13 novembre 2017 ha disposto l’archiviazione del procedimento accogliendo la richiesta presentata dal Pubblico ministero.
Tutte le richieste del Franchi, che pure si era opposto alla richiesta di archiviazione, sono state respinte in quanto inammissibili.
Il Gip ha, inoltre, precisato nel provvedimento che “le espressioni proferite dall’Ad Stefanelli non fossero offensive né minacciose”, confermando quanto lo stesso Ad Stefanelli ha sempre sostenuto anche a mezzo del suo difensore.
Ancora una volta si è ristabilita la verità storica dei fatti in questione.