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La vera storia di Giorgio Nugnes

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Giorgio Nugnes, l’assessore comunale Pd alla Protezione civile e al Territorio della giunta Iervolino che nel novembre 2008 si tolse la vita, è morto per un’accusa di corruzione da parte dei magistrati? Ne sembra convinto Matteo Renzi, che a Porta a Porta ha parlato di lui e di Romeo: “L’imprenditore napoletano dieci anni fa si è fatto due mesi di carcere e poi gli hanno detto che era innocente. Ma l’assessore Nugnes si è suicidato”. Le cose però non sono andate come racconta Renzi.

La vera storia di Giorgio Nugnes

Vero è infatti che Romeo ha fatto il carcere per l’indagine sulla Global Services e dopo essere stato condannato in primo e secondo grado è stato riconosciuto innocente dalla corte di Cassazione. Così come è vero che Nugnes risultava indagato nella stessa vicenda. La procura richiese il suo arresto ma prima che il GIP decidesse sull’assessore iervoliniano lui si è ucciso. A quanto pare per un’altra vicenda che lo coinvolgeva e per la quale era indagato insieme all’allora consigliere comunale di Alleanza Nazionale Marco Nonno. Con quest’ultimo, secondo l’accusa, Nugnes aveva stretto un patto trasversale per impedire la riapertura dello sversatoio durante l’emergenza rifiuti, fomentando scontri con le forze dell’ordine e fornendo dritte ai protestatari su dove sarebbero passati i mezzi per fermarli. Racconta oggi Marco Travaglio sul Fatto:

Era stato invece arrestato per le violente proteste degli ultras napoletani contro la discarica di Pianura, con le accuse di associazione a delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio, in base alle sue telefonate all’amico di An Marco Nonno e a vari ultras, che sembrava avvertire sugli spostamenti della polizia. Subito dopo fu scarcerato col solo divieto di risiedere a Pianura per tre giorni a settimana per ridurre il rischio di inquinamento delle prove.
Il suo avvocato Nello Palumbo spiegò: “Era accusato di essere tra i registi degli scontri di Pianura, per alcune telefonate in cui parlava dei movimenti dei blindati delle forze dell’ordine intorno alla discarica. Ma non riusciva a capire perché non fosse stata trascritta la sua telefonata a una giornalista che l’avrebbe scagionato. Ho provato a rincuorarlo, spiegandogli che nel processo avremmo fatto colmare questa lacuna, ma lui era prostrato dalla fatica nel far emergere la verità”. Qualcuno ipotizzò del suo coinvolgimento in una storia di appalti e camorra.

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Nugnes risiedeva all’epoca proprio a Pianura e in teoria non avrebbe dovuto sapere niente riguardo l’inchiesta. Per gli scontri di Pianura, il processo si è chiuso in primo grado con una raffica di condanne: 8 anni a Nonno, l’alter ego di Nugnes, e pene severe anche agli altri imputati collegati all’ex assessore. L’appello deve ancora svolgersi.