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“È colpa del governo”: qualcuno dica a Garavaglia che nel governo Draghi c’è anche lui

Il ministro del Turismo in quota Lega attacca il ministro Speranza per l’ordinanza che chiude gli impianti sciistici contestando le scelte fatte in autonomia. Ma il provvedimento è stato condiviso e avallato da Draghi

garavaglia corte dei conti palazzo beretta - 3

Ancora non è stata votata la fiducia al governo Draghi ma già dalla Lega arrivano le prime bordate. Il ministro per il Turismo Garavaglia ieri ha tuonato contro l’ordinanza del suo collega alla Salute, Roberto Speranza, che ha vietato l’apertura degli impianti sciistici: “È evidente che la stagione è finita: la colpa è del governo, ora paghi”, ha dichiarato il leghista. Dimenticando un piccolo particolare: non è dell’esecutivo Conte che sta parlando ma del governo Draghi, di cui lui è ministro.

“È colpa del governo”: qualcuno dica a Garavaglia che nel governo Draghi c’è anche lui

Una posizione, racconta il Corriere, portata avanti anche dal leader del Carroccio Matteo Salvini:

«Spero che con il nuovo governo finisca la stagione degli allarmismi sui giornali e ai telegiornali. Non è possibile che ci sia qualcuno che si alza la mattina gettando nel panico milioni di italiani parlando di morti, feriti, chiusure senza che ne abbia discusso con altri» ha dichiarato il leader del Carroccio, Matteo Salvini, riferendosi a Ricciardi, mentre Massimo Garavaglia, casacca verde anche lui e neoministro del Turismo, ha attaccato Speranza: «È mancato il rispetto per i lavoratori della montagna. La normativa attuale prevede, per assurdo, che il ministro competente possa prendere le decisioni in autonomia. Evidentemente c’è qualcosa da registrare. Penso che sarà oggetto di discussione»

Se la Lega vuole colpire Speranza, per evidenti ragioni elettorali, però rischia di fare cilecca. Il provvedimento sullo sci è stato condiviso e avallato dal presidente del Consiglio Draghi, e la politica del rigore contro il COVID non è finita con l’esecutivo Conte. La prova sono le parole della neoministra agli Affari Regionali Maria Stella Gelmini che, nel corso di una riunione con il Cts ha ribadito l’esigenza di «scelte di rigore» perché «con la pandemia non si scherza». Draghi aveva espresso la volontà che a parlare fossero i fatti, ma in queste ore politici e virologi si sono accapigliati sui media: sicuramente il metodo di comunicazione cambierà, ma non la sostanza.

Gli scienziati insomma devono fornire ai politici gli elementi per decidere, ma non devono sostituirsi a loro. Draghi è stato chiaro: meno protagonismo e più fatti. E anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha chiesto «più attenzione del solito al metodo», per evitare altre decisioni dell’ultimo minuto, che rischiano di «mortificare settori che hanno investito per riaprire». Gelmini è sulla stessa lunghezza d’onda e lo ha detto al vertice: «L’unità nazionale deve essere messa a sistema come condivisione delle decisioni». In sostanza, ecco la svolta, i tecnici devono confrontarsi con il governo invece di comunicare ai cittadini scelte che non sono state ancora assunte. I cambiamenti si vedranno presto. L’ordine del giorno e il verbale delle riunioni del Cts saranno girati ai ministri competenti.