Cultura e scienze

Formazione obbligatoria: i corsi burletta dei giornalisti

Sergio Rizzo sul Corriere della Sera si dedica oggi ai corsi burletta della formazione obbligatoria per i giornalisti. Nel settembre 2011, nella legge 148,viene inserita una norma attuativa di una direttiva comunitaria che decreta l’obbligo della formazionecontinua per gli iscritti a qualunque ordine, quindi anche a quello dei giornalisti che esiste in Italia e in pochi altri paesi. Il regolamento dell’Ordine nazionale dei giornalisti stabilisce quindi l’obbligo di accumulare almeno 60 crediti formativi in tre anni, con un minimo annuale di 15. I crediti si ottengono seguendo corsi di formazione, gratuiti e a pagamento. E qui comincia il racconto di Rizzo:

Facile immaginare ciò che siscatena. Soltanto l’Ordine nazionale concede ben 44 autorizzazioni. Ci sono alcune università. Il Centro documentazione giornalistica, che edita l’Agenda del giornalista. Il Sole 24 ore della Confindustria. Il Campus Multimediale che fa capo a Mediaset e alla Iulm. La Pegaso di Napoli: ateneo telematico che gestisce Accademia Forza Italia, scuola di formazione politica di Berlusconi. La Espero srl di proprietà di Luigi Danieli, consigliere comunale milanese del Pd. La Mc relazioni pubbliche di Sassari,specializzata nella «formazione medico scientifica»(ha fatto corsi per la Asl di Cagliari),al pari della Hc training di Roma. E ancora la Ad Formandum di Trieste, esperta nella formazione di scuola alberghiera. E la Know-k di Foggia che ha nell’oggetto sociale «servizi informatici e commercio all’ingrosso» di macchine per ufficio. E la Fondazione Courmayeur Mon tBlanc. E la Umana Forma diL uigi Brugnaro. E la Greenaccord di Roma, «associazion eculturale per la salvaguardia del Creato» che espone fra i soci onorari, le massime autorità religiose e una gragnuola di politici: da Renato Schifani a Stefania Prestigiacomo a Piero Marrazzo a Enrico Gasbarra…

 
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E qui Rizzo racconta le storie dei corsi a cui ha assistito. E chiude:

Che senso ha tutto ciò? Non ce l’ha per i giornalisti: anche perché nessuno controlla la qualità di questa formazione. Né per il pubblico, che non avrà un’informazione migliore. Ce l’ha invece per il costoso e pletorico Ordine dei giornalisti, governato da 120 (centoventi)consiglieri nazionali, la cui discutibile utilità è stata rianimata da una più che discutibile legge. Come ce l’ha, eccome, per chi si mette in tasca i soldi contando sul timore dei giornalisti di subire sanzioni. Che però non esistono. E qui si tocca l’apice. La legge dice che non formarsi è un illecito disciplinare che gli Ordini devono punire, ma tutto finirà nella solita burletta. Possiamo scommetterci. Il regolamento dei giornalisti prevede questa unica sanzione: «Il mancato assolvimento dell’obbligo formativo è ostativo all’attribuzione di incarichi deliberati dal Consiglio nazionale». No corso? Ahi, ahi, ahi…No poltrona!