Cultura e scienze

La vera storia dell'eutanasia su un minore in Belgio

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Nei giorni scorsi c’è stato il primo caso di eutanasia su un minore in Belgio. Si trattava di una persona di 17 anni (e quindi non di un bambino come è stato enfaticamente scritto da molti giornali) e l’eutanasia si è svolta in forza della legge del 2014 che permette la morte medicalmente assistita anche ai minori.

Il caso di eutanasia su un minore in Belgio

Wim Distlemans, che presiede il comitato di controllo e valutazione dell’eutanasia in Belgio, ha dichiarato che il caso è stato segnalato all’organo che presiede la scorsa settimana. Il Belgio ha legalizzato l’eutanasia nel 2002, e due anni fa ha modificato le regole per consentire la morte medicalmente assistita ai minori che si trovavano in una situazione di malattia senza speranza di vita e con il loro consenso esplicito. Il Belgio è l’unico paese in cui l’eutanasia è permessa su minori di tutte le età, mentre in Olanda l’età minima è 12 anni. La legge prevede comunque che psicologi o psichiatri debbano essere consultati ed è richiesta l’autorizzazione dei genitori: per subire l’eutanasia, il minore si deve trovare anche in una situazione di insopportabile dolore fisico che non può essere alleviata e che causerà la morte a breve termine, dice la legge. Nel giugno del 2015 la Nvk, associazione di pediatri olandesi (nederlandse vereniging voor kindergeneeskunde) si è espressa favorevolmente circa l’estensione dell’eutanasia a minori al di sotto del dodicesimo anno di vita. Il limite di età, secondo la Nvk, dovrebbe essere abbassato in base a valutazioni specifiche circa le facoltà mentali dei pazienti. Tra il 2003 e il 2013 il numero di pazienti sottoposti ad eutanasia in Belgio è aumentato di circa otto volte, arrivando a 8.752 casi, secondo i documenti del Comitato nazionale di controllo. Quindi, ricapitolando, l’eutanasia in Belgio su un minore è possibile dietro esplicito consenso del soggetto e con l’accordo dei genitori, dopo che il suo caso è stato valutato da specialisti. Ora invece vi forniamo una piccola rassegna di tutti quelli che parlano a vanvera del caso.

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Eutanasia in Belgio, le statistiche (fonte: BBC)

…E la tragedia della politica italiana

Il caso infatti ha scatenato, come spesso càpita, un florilegio di nazicommenti da parte di gente che non ha capito nulla del caso. “Ritengo gravissima la vicenda del bambino che è stato sottoposto a eutanasia in Belgio”, dice ad esempio l’europarlamentare dell’UDC Lorenzo Cesa, che così ci ricorda dell’esistenza in vita dell’UDC nonostante le clamorose sconfitte elettorali e le tante vicende giudiziarie che hanno coinvolto il partito. Cesa evidentemente non sa che un diciassettenne non è un bambino. E non sa nulla nemmeno di come funziona la legge sull’eutanasia in Belgio, visto che la sua dichiarazione continua così: “Chi ha deciso che quel bambino doveva morire? L’egoismo dei genitori?“. Se Cesa seguisse davvero il precetto di Luigi Einaudi (“Conoscere per deliberare”) capirebbe che non dovrebbe diffamare i genitori del minore affermando che hanno deciso la morte per lui perché, come abbiamo visto sopra, la legge in Belgio funziona diversamente. Ovviamente l’europarlamentare Cesa è in ottima compagnia: “Il diritto all’eutanasia del bambino, altro non significa che attribuire ad un adulto il potere di vita e di morte su un minorenne”, sostiene ad esempio il comitato Scienza e vita, l’associazione che collabora con la CEI e che è  evidentemente composta da altre persone che amano parlare invece di capire. Per una volta invece stupisce in positivo Paola Binetti, che sceglie un tono dimesso e non terroristico e riesce nell’impresa di non diffamare i genitori pur sostenendo una proposta politica ostile – com’era comprensibile – all’eutanasia:

” E’ la prima volta al mondo che un minorenne muore per eutanasia e accade in Belgio, unico paese al mondo ad aver approvato nel 2014 una legge che lo consente. La notizia è stata data in silenzio e nella discrezione più assoluta, come riporta il quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad. E non poteva essere diversamente se si pensa al dolore che suscita la sola idea che un genitore possa autorizzare la morte del figlio per eutanasia, perché non sopporta più di vederlo soffrire e lui stesso non sopporta più di soffrire. Non c’è dubbio che il dolore di un figlio possa rappresentare per un genitore un vero e proprio martirio, ma proprio per questo in Italia la legge sulle cure palliative prevede una rete di centri impegnati nella lotta contro il dolore infantile. Una rete apposta per i minori, pensata per loro, capace di rispondere a tutte le loro esigenze; disposta a farsi carico delle necessità dei bambini e dei loro genitori, ma fermamente decisa a rifiutare l’eutanasia in qualunque forma possa essere proposta. E questa fermezza è anche il criterio guida che sta orientando il dibattito nel nostro Parlamento sul cosiddetto Testamento biologico o per meglio dire sulle direttive anticipate di trattamento, le cosiddette DAT”

E poi c’è il coordinatore dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli che invece sostiene che le leggi di uno stato sovrano siano un crimine (una contraddizione in termini, praticamente): “Praticare l’eutanasia su un bambino non è civiltà e non è progresso, è un vero e proprio crimine. Né un medico né uno Stato civile possono avere il diritto di decidere sulla vita o la morte di una persona, a maggior ragione se si tratta di minori”. E infatti né un medico né uno Stato hanno deciso nel caso in oggetto. Ma che ne sa Donzelli. Ma il premio per la fregnaccia più grossa lo vince, senza storia, Maurizio Lupi (e speriamo che Erode non porti Rolex!):

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Lo status di Maurizio Lupi su Facebook

Il voto del M5S sull’eutanasia 

Intanto ieri sulla piattaforma del MoVimento 5 Stelle Rousseau si è votato su testamento biologico ed eutanasia, come sottolineato dai deputati del M5S in commissione Affari sociali: “Con il voto espresso ieri sulla piattaforma Rousseau, su due temi sensibili e importanti come testamento biologico ed eutanasia, ancora una volta il MoVimento 5 Stelle si è assunto le sue responsabilità. Attraverso il nostro metodo, quello della democrazia diretta, i cittadini hanno espresso in rete un punto di vista molto chiaro: su circa 20 mila votanti hanno detto sì al testamento biologico in 19.381, mentre al quesito sull’ eutanasia hanno votato sì in 18.204. Questo è il MoVimento 5 Stelle e questa è la sua rivoluzione: far entrare i cittadini nelle istituzioni, lavorare sui temi e condividerli per consentire a chi sta fuori dai palazzi della politica di avere voce in capitolo rispetto alle decisioni che vengono prese per il Paese”. “Il voto di ieri ha dato un responso netto – si legge nella nota – che ha dimostrato, ancora una volta, come il Paese reale sia più avanti e aperto rispetto alla politica e ai partiti, troppo spesso paralizzati a causa di divisioni interne, pressioni esterne, calcoli clientelari. Ed è proprio la loro paralisi a causare il forte rallentamento dei lavori parlamentari o a portare a provvedimenti annacquati e inefficaci. L’iter della legge sul testamento biologico ripartirà in commissione Affari Sociali, dove si stanno discutendo anche le due proposte di legge del M5S a prima firma Matteo Mantero e Silvia Giordano. In tempi brevi dovrebbe approdare in Aula alla Camera: speriamo che questa volta il serio lavoro fatto finora non si trasformi in altro a causa dei giochi, al ribasso, tra i partiti della maggioranza”.

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