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I segnali di vita di Di Battista: il problema è la TAV

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Ci sono segnali di vita dietro la storia di Dibba il sommergibile: oggi un retroscena sulla Stampa a firma di Ilario Lombardo ci fa sapere che prima di scomparire dal dibattito pubblico Alessandro Di Battista ha partecipato a una riunione con Luigi Di Maio il cui tema era la TAV. E, attenzione, è stata proprio la TAV a essere oggetto di scontro, perché nell’occasione Dibba ha capito che Di Maio non è più tanto convinto del no all’opera:

«Se vi permettete di dire Sì, io esco un minuto dopo e mi dissocio». È un concetto che ha fatto arrivare ai vertici del M5S anche nelle ultime strazianti ore di Di Maio, tormentato dai dubbi sull’Alta velocità. Dal suo esilio da tv e social, autoimposto dopo un mese turbolento culminato con la frustrata richiesta di un applauso nello studio televisivo di DiMartedì, «Dibba» ha fatto sapere ai vertici che questa volta non avrebbe abbozzato come sulla Tap, non si sarebbe limitato a chiedere scusa ad attivisti ed elettori per l’ennesima promessa tradita.

Troppe volte i video dei suoi proclami, accomunati tutti da una granitica convinzione, gli si sono rivolti contro quando il M5S al governo ha fatto l’esatto contrario di quello che lui dichiarava con tanta sicurezza. Sulla Tav non vuole più correre questo rischio.

Ma che Di Maio sia in via di riposizionamento sull’Alta Velocità è un dato di fatto indiscutibile: ieri ha detto che non parlerà della TAV pubblicamente finché il governo non prenderà una decisione, cosa che smentisce quanto sostenuto fino alla settimana scorsa, quando diceva che ormai sulla TAV era tutto deciso e con il M5S al governo non si sarebbe mai fatta. E il brutto è che sul tema Di Maio è accerchiato: anche Beppe Grillo la pensa come Di Battista e sarebbe pronto a una reazione in caso di sì all’opera.

«Fa nulla il consenso, su questo non possiamo cedere». Anche il comico, come Di Battista, sarebbe pronto a pubblicare un post l’attimo dopo un eventuale ok grillino all’opera. Allo stesso modo non potrebbe esimersi da una battuta, durante il suo show, che affosserebbe Di Maio.

Il leader ha ben presente il rischio: si tratterebbe di una dichiarazione di sfiducia nei suoi confronti, nel momento peggiore per la sua leadership. Senza parlare di cosa accadrebbe a Torino, tra i militanti, e in Parlamento, con Roberto Fico che ha fatto della cancellazione della Tav la sua principale battaglia di testimonianza, assieme al referendum sull’acqua pubblica

Il problema però è che Di Maio si trova in un bel dilemma del prigioniero: il No inchioda il M5S all’immagine di Movimento contro le grandi opere e fa sfumare ogni sogno di rimonta nelle regioni del Nord dominate dalla Lega. Il Sì – anche alla versione low cost proposta da Salvini – trasformerebbe i 5 Stelle in una polveriera. Verrebbe abbattuto uno dei simboli fondativi e il leader ne verrebbe forse travolto. Quindi Dibba è arrabbiato per la piega che sta prendendo la questione della TAV, Grillo medita vendetta – d’altro canto il video in cui promette il no alla TAV è molto recente… – mentre Salvini comanda e Tria lo sfotte: anche per lui, come per l’Italia, ormai la situazione è disperata, ma non seria.

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