Cultura e scienze

Il decisionismo andreottiano di Renzi

Gustavo Zagrebelsky in un’intervista alla Stampa conia una curiosa definizione per l’azione politica di Matteo Renzi come presidente del Consiglio. Zagrebelsky si richiama al giurista Schmitt per definire il decisionismo andreottiano di Renzi:

Arte anacronistica, il compromesso: va di moda la decisione. Renzi pare ispirarsi più a Schmitt che a Kelsen e Bobbio.
«C’è decisionismo e decisionismo. Schmitt aveva un’ideabellica della decisione: il nemico non va sconfitto, ma eliminato. L’attuale decisionismo mira piuttosto all’andreottiano tirare a campare. Serve a fronteggiare le difficoltà del giorno per giorno, a tappare buchi, a tamponare con urgenza le situazioni. Un decisionismo non tragico,diciamo in salsa mediterranea,all’amatriciana. Il governo non combatte nemici per imporre una sua visione strategica, che si stenta a vedere, ma cerca aggiustamenti temporanei, posticipando i problemi».
E la piazza fisica, delle manifestazioni di protesta?
«Schmitt avrebbe approvato la manganellatura degli operai, ovvero del nemico. Non è andata così. Il governo non ha approvato il manganello. Anzi, ha espresso solidarietà a manganellati e manganellatori: più andreottiani di così!».

Da dove nasce il detto? Era il 17 febbraio del 1991 quando Giulio Andreotti disse una delle frasi che rimase poi nella storia della politica italiana: ‘Meglio tirare a campare che tirare le cuoia’. L’affermazione di Andreotti fu raccolta dall’inviato dell’Ansa Amedeo La Mattina, che oggi lavora a La Stampa, a Foligno in occasione della conclusione del convegno dei giovani amministratori della Democrazia Cristiana. Andreotti pronunciò quelle parole in risposta a Ciriaco De Mita che aveva detto «è meglio andare alle elezioni anticipate che tirare a campare». «on mi pare che tiriamo a campare – disse Andreotti -. Tra l’altro quella di De Mita è una bella frase d’ effetto romanesca. Comunque è meglio tirare a campare che tirare le cuoia».
 
In copertina: foto da Wikipedia