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Il lungo addio di Davide Barillari al M5S

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«La vita ti mette di fronte a scelte importanti, nelle quali sei solo tu a dover decidere da che parte andare. Gli amici ti possono consigliare, ma sei tu a decidere, da solo». Inizia così l’ultimo post su Facebook – pubblicato l’8 settembre – di Davide Barillari, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle alla Regione Lazio e storico attivista del partito fondato da Grillo e Casaleggio. Non ci sono molti indizi di cosa ha intenzione di fare il Political hackerNetXplorateur of the year 2007 che su Twitter si definisce, con modestia, “visionario”.

L’enigmatico post di Davide Barillari

Sembra che Barillari si trovi di fronte alla scelta se continuare a stare nel gregge oppure se andare controcorrente, quella che tutti urlano essere “la direzione sbagliata”. Non è chiaro se il gregge sia quello dell’immunità di gregge (alla quale Barillari non crede molto) oppure se si tratti della maggioranza del popolo a 5 Stelle. Probabilmente è la seconda ipotesi perché alla voce rischi il consigliere pentastellato parla dell’eventualità di perdere la comodità di una vita tranquilla all’interno delle regole e degli schemi che qualcuno ha deciso per lui. Un non molto chiaro riferimento all’insieme di codici e codicilli del MoVimento, che notoriamente sono decisi dal fantomatico “Staff”?

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In ossequio al principio della trasparenza (o meglio, della chiarezza) non è assolutamente dato di sapere cosa voglia dire Barillari quando parla di “cominciare una nuova strada”. Si può leggere tutto il post come un diario del suo percorso all’interno del MoVimento 5 Stelle. In questo senso ci sarebbe un “prima” dove il political hacker ha vissuto in regole costruite da altri e un “dopo” all’interno del M5S assieme a pochi altri pazzi e visionari. Le battaglie controcorrente sarebbero ad esempio quelle contro Roberto Burioni e i professoroni che pretendono di spiegarci come funzionano i vaccini.

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Ma più si va a fondo nel Barillari-pensiero più ci si rende conto che il bivio a cui è di fronte il nostro è se stare dentro o fuori al MoVimento 5 Stelle. Un addio insomma al partito che tanto gli ha dato e che di recente lo aveva scaricato in maniera brutale a causa di un’assurda proposta di legge sui vaccini che prevedeva la quarantena per i bambini vaccinati (ma nessuna quarantena per i figli dei free-vax che vanno ai morbillo party).

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Barillari se la prende contro i compagni di lotta che scelgono “la strada già conosciuta, sicura, che garantisce la loro ipocrita e fotutta tranquillità”. Impossibile non leggere un duro atto d’accusa al partito che negli ultimi giorni in Parlamento ha scaricato i genitori Free-Vax cambiando idea sull’obbligo vaccinale, sulle autocertificazioni, su tutte quelle istanze in difesa delle quali Barillari (ma anche Paola Taverna) erano stati eletti.

Che farà ora Barillari?

Nessuno sa cosa farà ora il consigliere laziale. Forse nemmeno lui, perché in risposta ad un commento di un utente si lascia sfuggire solo un “sto riflettendo molto seriamente”. Le opzioni sul tappeto del resto non sono molte: forse lascerà il MoVimento, ma non sembra invece disposto a lasciare il suo posto (e il suo stipendio) da consigliere regionale. Del resto Barillari, che aveva anche tentato di candidarsi alla presidenza ma era stato sconfitto alle regionarie da Roberta Lombardi è al suo secondo mandato. E se le regole del M5S non cambieranno questo sarà l’ultima legislatura. Insomma Barillari ha poco da perdere ora che la sua carriera politica nel MoVimento sta volgendo al termine (certo, la legislatura regionale è appena iniziata, ma bisogna guardare al futuro).

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Ed è curioso che Barillari scopra ora che l’insieme di regole del MoVimento è una gabbia dorata. Quando sono anni che giornalisti (pennivendoli direbbe lui) denunciano la mancanza di democrazia interna al partito di Grillo e come le regole vengano cambiate a piacimento dai vertici senza una consultazione diretta della base. Evidentemente fino a che c’era la promessa di occuparsi di certi temi che stavano a cuore a Barillari andava tutto bene. C’è poi un piccolo dettaglio: in base al codice etico del MoVimento 5 Stelle chi abbandona il partito non può in teoria mantenere la carica per la quale è stato eletto e deve dimettersi. Anzi, va incontro al rischio di una assai poco probabile causa per “danno d’immagine”. Ovviamente nulla di tutto questo non è mai successo, ma sarebbe ben strano che un consigliere che denuncia come gli “altri” abbiano deciso di abbandonare certe battaglie per avere una vita comoda alla fine non fosse disposto nemmeno a perdere i suoi, di privilegi.

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