Attualità

Dalle prime lettere di Beatrice Di Maio ai grillini

Franco Bechis torna oggi su Beatrice Di Maio – Titti Brunetta, ovvero sui rapporti tra Tommasa Giovannoni Ottaviani e un gruppo ampio di militanti M5S che si era creato attorno al suo personaggio su Twitter:

Con il suo reale numero di telefono lei ha colloquiato a lungo con militanti del Movimento 5 stelle, e ha partecipato a discussioni private e anche a gruppi di discussione di grillini su whatsapp. Nessuno le ha mai chiesto davvero chi fosse, per rispetto alla sua privacy, e molti hanno creduto all’identikit che lei stessa aveva fornito. Si descriveva come una ragazza di 25 anni, una nerd un po’ in difficoltà con gli studi e con la famiglia, che la rimproverava di non dare gli esami universitari per questa manìa di stare tutto il giorno sul web. A un’amica militante più avanti negli anni aveva confidato di «appartenere a una famiglia romana bene di destra che ospitava di tanto in tanto a pranzo Silvio Berlusconi».
A un gruppo whatsapp chiuso con altri militanti svelava quello «che origliava in famiglia» sui progetti del centrodestra. A sentire uno di quei militanti, un giorno aveva confidato, prima che la notizia fosse ufficiale, di «avere organizzato un piano per candidare Guido Bertolaso, affinché la destra non si unisse contro Virginia Raggi».

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Tommasa Giovannoni Ottaviani, alias Titti Brunetta, che si è autoaccusata di essere Beatrice Di Maio

In realtà la notizia della candidatura di Bertolaso circolava da talmente tanto sui giornali che a questa storia crederebbe soltanto un premio Igor Man della Stampa.

Beatrice-Titti stessa aveva creato un gruppo a cui avevano aderito 50 attivisti grillini e lì, oltre a parlare di politica, raccontava qualcosa di più personale. Sosteneva di avere litigato anche con il suo ragazzo per questa sua attività. Diceva di non potere rivelare la propria identità per non mettere nei guai la propria famiglia famosa. Su quel gruppo di prima mattina le davano il buongiorno, e ogni sera la buonanotte e lei ne gioiva. Un giorno un assistente di un parlamentare del M5s si disse sicuro di averla riconosciuta, e le fece un complimento fisico al fondoschiena che non fu respinto con indignazione. Anzi, non deve esserle dispiaciuto perché poi Bea ha inviato quello screenshot alla cerchia più stretta degl altri amici grillini. Riceveva complimenti, e ne restituiva.
In qualche colloquio non mancavano apprezzamenti e stroncature non proprio lievi alla mascolinità di qualche personaggio pubblico. Nonostante questa seconda vita vissuta per lunghi mesi, quasi nessuno dei partecipanti a quei gruppi dopo avere saputo la sua vera identità, oggi si sente tradito da lei. C’è chi le è restato affezionato nonostante tutto, e chi pure fregato le fa i complimenti per una «trollata da premio Oscar». Insomma, si apprezza la qualità della grande beffa e la così lunga recitazioneo si ritiene comunque che Bea-Titti fosse sincera e reale, costretta alla clandestinità solo per ragioni di famiglia…

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