Cultura e scienze

Così Calabresi prova a spiegare ai grillini la democrazia

mario calabresi

Mario Calabresi, direttore di Repubblica, oggi riserva a sé stesso un’impresa titanica: cercare di spiegare ai grillini come funziona la stampa nei paesi democratici.

Guardate Grillo: mai una conferenza stampa, mai un confronto, mai risposte limpide e chiare alle domande. Solo post sul blog, su Twitter e su Facebook in cui dispensa insulti e contumelie verso tutti coloro che disturbano il nuovo manovratore. Nessuno ha accesso alla Casaleggio, nessuno può chiedere conto di come si formino i processi decisionali (dalla nascita della giunta Raggi alla decisione, poi abortita, di lasciare Farage in Europa) e nessuno ottiene risposte se si permette di chiedere.
Ieri sera Luigi Di Maio ha accusato giornali e giornalisti di aver orchestrato una campagna diffamatoria contro Virginia Raggi, di cui non si raccontano invece i successi. Si tratta dello stesso vicepresidente della Camera che per settimane la scorsa estate ha negato e tenuto nascosta la notizia dell’inchiesta sull’ex assessora Muraro.

luigi di maio raffaele marra

Nel merito delle accuse, ma soprattutto nel merito delle omissioni, entra con grande precisione Carlo Bonini all’interno del giornale, ma c’è qualcosa che continua a non tornare: perché il Movimento non fa chiarezza una volta per tutte sulle opacità e sugli inquietanti interrogativi di un gruppo di potere che ha circondato la sindaca di Roma accompagnandone l’ascesa e le prime mosse? Perché non indica nei dettagli idee e programmi? Ma soprattutto perché i grillini non imparano ad accettare che la conquista del potere porta ad un necessario cambio di status: da controllori a controllati o perlomeno controllabili?
Non si può pensare di avere una delega in bianco soltanto perché si arriva da fuori, soltanto perché si è giovani e nuovi. Non basta. Il giornalismo italiano non gode di ottima salute e il nostro sistema di informazione paga un deficit di credibilità e fiducia. Lo sappiamo e ci sforziamo ogni giorno di migliorare per colmarlo. Quando Grillo rappresenta elegantemente questo giornale come un rotolo di carta igienica indica la fine che ci augura. Ci preferirebbe addomesticati, come si è sempre illusa di fare la politica, ridotti a cantori, intenti a raccontare le magnifiche sorti di una città come Roma che dovrebbe rinascere e invece è abbandonata a se stessa.

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