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Cosa succederà domani in Consiglio dei Ministri?

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Matteo Salvini ha deciso: la Lega se ci sarà un voto in Consiglio dei Ministri sul caso Siri voterà contro. Cinque giorni fa il Premier Giuseppe Conte ha manifestato l’intenzione di sottoporre al CdM il voto sulla revoca della nomina di sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di Armando Siri, indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta nata dalle indagini della DIA di Palermo su un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e sospettato di aver finanziato la latitanza di Matteo Messina Denaro.

I numeri della conta in Consiglio dei Ministri

Si andrà alla conta quindi, perché Siri non ha alcuna intenzione di dimettersi e la Lega non ha fin qui manifestato la volontà di chiedere al suo sottosegretario di fare un passo indietro. Anzi, Matteo Salvini ha detto oggi durante la registrazione della puntata di Matrix che andrà in onda stasera: «se sul caso Siri si va al voto noi votiamo contro e loro se ne prendono la responsabilità poi andiamo avanti e continuiamo a lavorare». Quale responsabilità? Se il governo non cadrà non ci sarà alcuna responsabilità, al limite quella di aver cacciato dal governo una persona innocente. E Salvini infatti rassicura che non cambierà nulla.

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Il sottosegretario Armando Siri con il presidente del Consiglio Conte ad un incontro della scuola di formazione politica della Lega [via Facebook.com]

Andrà come andrà, ha aggiunto il ministro dell’Interno che punta il dito contro gli alleati del MoVimento 5 Stelle: «mi sembra evidente che con M5S ci sia una spaccatura e non solo su questo. C’è una differenza di vedute sulla Tav, sull’Autonomia, sull’immigrazione. Se vanno al voto, votano per le dimissioni di Siri, dimettono una persona senza che ci sia mezza prova». Salvini però sa che il Consiglio dei Ministri la maggioranza è dei pentastellati. Tutti i giornali scrivono che il M5S può contare su otto ministri contro i sei della Lega (ma il M5S esprime in realtà 9 ministri). Anche se il leader leghista dice che non vuole una crisi di governo «l’ultima delle cose di cui hanno bisogno gli italiani è una crisi di governo. Proseguiamo a governare fino a fine mandato» è chiaro che una spaccatura nel CdM non potrà che produrre una crisi. Ma si potrebbe anche arrivare ad uno stallo. Salvini infatti ha dalla sua uno dei due ministri tecnici, il titolare dell’Economia Tria, e se anche il ministro degli Esteri Moavero dovesse votare con la Lega allora dovrebbe intervenire Conte, unico ago della bilancia.

A che gioco stanno giocando Salvini e Di Maio

Da una parte Salvini continua a giocare la solita partita cui il governo ci ha abituato. Ed è quella in questi mesi ha fatto leva sulle differenze e sulle divergenze tra i due partiti di maggioranza con la classica clausola del “salvo intese”. Un giochino che di solito viene disinnescato con il richiamo ossessivo al contratto di governo che ha il potere quasi magico di “blindare” la tenuta dell’esecutivo. A volte tocca a Salvini vestire i panni del poliziotto cattivo altre tocca a Di Maio. Nell’insieme i due partiti riescono a trovare una sintesi perfetta: sono entrambi sia di lotta che di governo e rappresentando da sé l’opposizione al governo tolgono voce e fiato a chi all’opposizione ci dovrebbe stare (e soprattutto dovrebbe farla). Insomma non è affatto vero che tra i due litiganti il terzo gode, come dice il proverbio.

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Il rovescio della medaglia di questa strategia è che il governo sembra sempre più lacerato al suo interno. Una tensione narrativa che non può crescere per sempre. Anche perché all’orizzonte ci sono da affrontare questioni affatto marginali – anche solo dal punto di vista meramente contabile –  come l’aumento dell’IVA. In mezzo ci sono le elezioni europee, e nessuno vuole una crisi di governo a poco più di due settimane dal voto. Non fosse altro perché ripartirebbe l’ottovolante dello spread, con i danni che già abbiamo imparato ad apprezzare. Ma Salvini non sembra interessato al problema visto che sempre a Matrix ha detto che è sua intenzione abbassare le tasse anche sforando il vincolo del 3%. «Agli amici dei 5 Stelle dico che ridurre le tasse già da quest’anno è fondamentale, anche aumentando il deficit».«Sforando il 3%?», gli chiedono «Assolutamente sì».

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Naturalmente anche questa è solo propaganda, in fondo se il governo dovesse cadere domani – cosa improbabile – nessuno potrebbe andare a vedere il bluff di Salvini che avrebbe buon gioco nel dire che se il M5S avesse dimostrato maggiore responsabilità gli italiani avrebbero avuto la flat tax. Il punto è che sforare il 3% non basterebbe per avere la flat tax, scongiurare un aumento dell’Iva per i quali servono tra i 35 e i 47 miliardi di euro.

 

Foto copertina Tvboy via Instagram.com

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