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Luigi Federico Signorini: chi è il dirigente di Bankitalia a cui il M5S fa la guerra

Luigi Federico Signorini bankitalia

È scoppiata una guerra e in nome della trasparenza nessuno lo ha dichiarato. La pietra dello scandalo si chiama Luigi Federico Signorini, è dotato di un curriculum sontuoso e attualmente è vicedirettore della Banca d’Italia. Ma ai grillini non piace. O meglio, rosicano.

 

Luigi Federico Signorini: chi è il dirigente Bankitalia a cui il M5S fa la guerra

La storia è questa: Signorini è il vicedirettore generale della Banca d’Italia, carica che condivide all’interno del Direttorio con Fabio Panetta e Valeria Sannucci. È stato nominato nel 2013, con un mandato di sei anni rinnovabili per altri sei. Fiorentino, 63 anni, ha fatto tutto il suo percorso in Via Nazionale: laureato a Firenze e alla Harvard University, vince la prestigiosa borsa Mortara che lo porta in Bankitalia. Carriera interna, con un passaggio al Servizio studi. Lui fa parte del Direttorio di Bankitalia, l’organo di autogoverno di via Nazionale insieme agli altri quattro membri, tra cui il governatore Visco e il direttore generale Salvatore Rossi, a Fabio Panetta e a Valeria Sannucci.

È Signorini a partecipare  alle audizioni parlamentari sulla legge di Bilancio, sul Def e sui principali provvedimenti di politica economica. Non ha mai risparmiato critiche e giudizi rigorosi, a prescindere dai governi, e ha quindi criticato anche reddito di cittadinanza e quota 100 sostenendo che non saranno misure in grado di sostenere il PIL. Avendo il governo dovuto già rifare le sue previsioni sul PIL – dopo aver bocciato quelle dell’UPB sostenendo che i tecnici non fossero capaci di fare i calcoli – prudenza vorrebbe che si stesse zittini zittini di fronte al tema. E infatti i grillini insorgono.

Il suo mandato scade l’11 febbraio, e il Consiglio superiore della Banca d’Italia lo ha confermato il 16 gennaio per altri sei anni. Ma l’iter della sua nomina è complesso: come avviene per il direttore generale e per gli altri vicedirettori, la scelta è compito del governatore, successivamente la nomina viene deliberata dal Consiglio superiore. Passa poi al presidente del Consiglio che, di concerto con il ministro dell’Economia e sentito il Consiglio dei ministri, promuove un decreto che viene varato dal Presidente della Repubblica.

 

Il Consiglio dei ministri dove si litiga per Bankitalia

Un paio di giorni fa era stato convocato un consiglio dei ministri per discutere della nomina: erano presenti Di Maio ed altri grillini, Giorgetti, Tria e lo stesso Conte. Il CDM si doveva rivelare una formalità ma è invece proseguito fino all’una di notte. Questo perché i grillini si sono messi a contestare la nomina di Signorini sostenendo che si potesse in qualche modo bloccarla attraverso un atto del presidente del Consiglio dei ministri.  «Bisogna dare un segnale, serve una svolta», avrebbe incalzato il vicepremier grillino. A difesa di Signorini si sono schierati il ministro dell’Economia Tria e lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giorgetti.

Nei giorni scorsi Di Maio ha accusato Bankitalia di «mancanza di sorveglianza» (il 9 gennaio in occasione dell’annuncio della nuova commissione parlamentare sulle banche) sulle crisi bancarie e ha rilevato che Via Nazionale «da anni non ci prende» (il 18 gennaio dopo la pubblicazione dei dati del Bollettino economico) sulle previsioni economiche, ribadendo le critiche dopo l’intervento di Visco al Forex (il 2 febbraio scorso) che disegnò un quadro preoccupante dell’economia italiana. Una situazione che abbiamo già affrontato in altri tempi durante la Seconda Repubblica: i tecnici di Bankitalia finiscono spesso nel mirino dei politici perché osano insistere sul fatto che 2 + 2 faccia 4: da Tremonti a Berlusconi l’indipendenza di via Nazionale viene messa regolarmente a dura prova. La novità di oggi è che a criticare oggi è chi a fatica riesce a far di conto.

Di novità ce n’è anche un’altra: il nodo della contesa è che secondo Di Maio e i suoi il governo può bloccare la nomina di Signorini. La norma, che è stata pubblicata ieri sul sito di Bankitalia allo scopo di rispondere alle polemiche, dice invece che il consiglio dei ministri può essere anche solo “sentito”. Ovvero può dare o no il suo gradimento lasciando poi l’istituzione decidere cosa fare, perché Bankitalia deve essere indipendente dall’esecutivo. Di questa realtà platealmente oggettiva ha provato ieri a dar conto Giuseppe Conte, professore di diritto, a Luigi Di Maio, ricevendo in cambio dallo studente di giurisprudenza una replica politica: no, secondo noi possiamo bloccarla, stasera quindi non si decide niente perché noi non siamo d’accordo.

 

Quando i politici attaccano Bankitalia

Una lunga tradizione di scontri ha caratterizzato il destino di Bankitalia, il cui punto più drammatico fu l’incriminazione del governatore Paolo Baffi e del vicedirettore generale Mario Sarcinelli nel 1979 con un’accusa pretestuosa che si dissolse presto ma servì a intimidire via Nazionale di fronte alle scorribande di oscuri faccendieri molto ben ammanicati con personaggi-chiave del governo Andreotti. In tempi più recenti arrivò lo scandalo Fiorani che portò alle dimissioni Antonio Fazio – in seguito assolto dalle accuse – che però era stato preceduto da duri scontri con l’allora ministro Tremonti che diceva di tenere sulla scrivania di lavoro appartenuta a Quintino Sella una scatoletta di pomodori Cirio per ricordare le truffe di Tanzi e le colpe in vigilando che venivano attribuite allo stesso Fazio.

Più di recente il governatore Ignazio Visco è stato impegnato in una lunga polemica con Matteo Renzi, animata soprattutto dall’ex presidente del Consiglio a cui il governatore di Bankitalia non ha mai risposto direttamente. Un segnale di quella guerra è stata la clamorosa e ridicola mancata partecipazione dei renziani (tra cui, all’epoca, Delrio e Martina…) al consiglio dei ministri del governo Gentiloni che ha confermato Visco a via Nazionale. Il gesto faceva parte di una polemica sollevata da Renzi nei confronti di Bankitalia che non avrebbe avvertito il governo il giorno del commissariamento di Banca Etruria: un’accusa smentita da Renzi che però ha cercato di seccare Visco per mesi fino allo scoppio della pace successivo.

Ora è il turno dei grillini (i leghisti non hanno risparmiato critiche in questi anni a Bankitalia, accusata al contrario di non aver saputo vigilare prima e non aver saputo intervenire poi nelle crisi bancarie), che rosicano perché l’istituto non è asservito ai voleri dell’esecutivo. Purtroppo per loro è così che deve funzionare perché altrimenti Bankitalia non avrebbe più credibilità. Esattamente come succederà presto a qualcuno di nostra conoscenza.

Foto copertina da qui

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