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Di cosa è accusato Raffaele Marra

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Raffaele Marra avrebbe comprato casa con i fondi di Sergio Scarpellini. A quanto si è appreso l’imprenditore corrompeva pubblici amministratori – attraverso beni immobiliari – per trarre benefici per le sue società. Marra, nel giugno 2013, all’epoca Direttore del Dipartimento partecipazioni e controllo del Gruppo Roma Capitale, avrebbe comprato un appartamento Enasarco, con assegni tratti dal conto corrente dell’immobiliarista. Per questo Marra è accusato di corruzione per funzione.

Di cosa è accusato Raffaele Marra

La vicenda oggetto d’indagine risale a quando Marra era Dirigente in Campidoglio durante la giunta Alemanno e riguarda l’acquisto di una casa Enasarco nel quartiere di Prati Fiscali da parte della moglie di Marra. Una casa di oltre 150 metri quadri che, secondo l’accusa, sarebbe stata pagata con due assegni per un totale di 350mila euro provenienti da un conto di Scarpellini. Marra è tuttora residente in questo appartamento e lì è stato arrestato stamani. La moglie invece col resto della famiglia risiede a Malta dal 2015. Secondo l’accusa inoltre per l’acquisto della casa dal patrimonio Enasarco Marra avrebbe beneficiato delle agevolazioni riservate agli inquilini (fino al 40% di sconto) pur non essendo di fatto ancora residente nello stabile. Dalle verifiche dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia, parte del denaro necessario per concludere questa compravendita (circa 367mila euro) è stata messa a disposizione dello stesso imprenditore con suoi assegni circolari. Si tratta di soldi che, stando agli accertamenti di Procura e carabinieri, risultano in uscita e non sono stati restituiti. Questa operazione immobiliare sarebbe avvenuta nel periodo in cui Marra passava da un incarico in Regione a uno poi ricoperto in Comune. Indagando sui rapporti che legano i due arrestati, gli inquirenti hanno scoperto che con modalità più o meno analoghe nel 2009 Marra e Scarpellini sono stati protagonisti di un’altra operazione immobiliare relativa a un immobile in zona Eur. Su questa circostanza, però, la Procura non intende portare avanti ulteriori approfondimenti in quanto si tratta di un caso coperto da prescrizione.
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I due durante l’indagine sono stati sottoposti a intercettazioni. E da queste si evince che Marra provò a interessare Scarpellini per avere un trattamento più di favore dai giornali. In una telefonata del giugno scorso, riportata nell’ordinanza del gip Maria Paola Tomaselli, che Marra fece alla segretaria di Scarpellini, il capo del personale della Giunta Raggi diceva: “Io sto a sua disposizione, lui lo sa… Se Sergio potesse intervenire su Gaetano Calta, per farmi dare una mano sui giornali… Tanto lo sai, io sto a disposizione, diglielo”. Per i carabinieri e per la Procura di Roma, dal colloquio emerge lo stretto legame tra il funzionario del Campidoglio Marra e l’imprenditore Scarpellini. Ciò, per chi indaga, giustifica l’attualità della misura cautelare in carcere per concorso nel reato di corruzione per la funzione firmata dal gip Maria Paola Tomaselli. Tutto ciò venne più o meno anticipato nel settembre scorso da un’inchiesta di Emiliano Fittipaldi per l’Espresso e confermato, a grandi linee, in un’intervista rilasciata al Fatto dallo stesso Marra. Ma i grillini non leggono i giornali. Per questo adesso sono nei guai. In più sussiste “un concreto e attuale pericolo di reiterazione di condotte delittuose” da parte di Marra “in considerazione del ruolo in concreto attualmente rivestito nel Comune di Roma, dell’indubbia fiducia di cui gode da parte del sindaco Virginia Raggi”, scrive il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare parlando di Marra che, sottolinea il gip, “nonostante la campagna di stampa che pure si è registrata in suo sfavore, non è stato esautorato, ma è stato nominato Direttore del Dipartimento del personale”.

La “concreta pericolosità sociale” dell’amico della Raggi

Gli atti dell’inchiesta denotano “una spiccata pericolosità sociale” dei due “tale da rendere assai probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi”. Per il gip “il rapporto viziato” tra Marra e Scarpellini sussiste almeno dal 2009 quando il primo, Direttore del Dipartimento Patrimonio e Casa del Comune di Roma, promette di acquistare un immobile a un prezzo certamente di favore (circa 500mila euro in meno) e prosegue, “con il medesimo tenore”, nel giugno del 2013, quando l’imprenditore “mette a disposizione del pubblico funzionario (diventato Direttore del Dipartimento Partecipazioni e Controllo del Gruppo Roma Capitale e Sviluppo Economico Locale di Roma Capitale) due assegni per l’acquisto di un appartamento di via dei Prati Fiscali 258, assicurandogli così una cospica utilita’”. E il rapporto prosegue tra i due prosegue ancora nel luglio del 2016 quando “fortemente preoccupato dal rischio di perdere tutto (“dall’uomo più ‘ potente in tre giorni divento l’ultimo coglione”) e dunque necessitando di un intervento di Scarpellini per ‘placare’ la diffusa compagna stampa in suo danno”, Marra – spiega il giudice – “si rivolge nuovamente all’imprenditore richiedendo i suoi favori con l’esplicita asserzione della propria generica ‘disponibilita” ribadita fermamente e reiteratamente da Marra proprio a titolo di corrispettivo del favore richiesto”. Dall’ordinanza del gip, emerge “una notevole spregiudicatezza e pervicacia nel porre in essere gli illeciti comportamenti, contraddistinti, per quanto attiene a Marra, da un assoluto evidente disprezo per la pubblica funzione svolta e da una totale assenza di scrupoli nel porla al servizio del proprio e dell’altrui privato interesse”.
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L’inchiesta su Marra nasce quasi per un caso fortuito. I pm, come ha ricordato il gip Maria Paola Tomaselli nell’ordinanza cautelare, stavano svolgendo una serie di accertamenti “su un sodalizio criminale dedito alla realizzazione di gravi delitti contro il patrimonio, capeggiato dal noto pregiudicato romano Manlio Vitale (detto Er Gnappa) dopo le dichiarazioni rese dall’ex compagna di quest’ultimo”. La donna, che era stata sentita come testimone per chiarire la portata di esplicite accuse che aveva rivolto a Vitale in alcuni messaggi telefonici, aveva riferito agli investigatori di avere accompagnato l’ex nei pressi del Senato dove ogni giovedi riceveva da una persona “una consistente somma di denaro, pari a migliaia di euro”. Dalle verifiche investigative era così emersa l’ipotesi che fosse in corso “un’attività di natura estorsiva” che vedeva come vittima l’immobiliarista Scarpellini. A quel punto, il telefono in uso a quest’ultimo e alla sua segretaria veniva messo sotto controllo. E da questa attività captativa si ricavava “la sussistenza dei contatti tra Marra e Scarpellini”.

Chi è Raffaele Marra

Marra, ex vice capo di gabinetto del Campidoglio e ora alla guida del Dipartimento Personale, è un fedelissimo della sindaca Virginia Raggi. Per alcuni era lui l”eminenza grigia’ da sempre al vertice del cosiddetto ‘raggio magico’, per altri, a cominciare dalla sindaca Virginia Raggi, un tecnico fidato di cui era difficile fare a meno. Di certo Marra è stato un protagonista di primo piano fin dall’inizio della giunta Raggi e sul suo nome è stata combattuta più di una battaglia. Da subito inserito in un ruolo chiave, quello di vicecapo di gabinetto, Marra è stato poi spostato in un’altra funzione cruciale, seppure più defilata, e, come capo del dipartimento delle Risorse umane del Comune, si trovava a gestire quell’esercito di 23mila dipendenti che deve mandare avanti la macchina amministrativa.
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Proprio sul suo nome sarebbero nati i primi dissidi all’interno del M5S. A far storcere il naso a più di qualcuno in particolare, fino allo stesso garante del movimento Beppe Grillo, come ha sostenuto qualcuno – “il virus che ha infettato il Movimento 5 stelle”, lo definì Roberta Lombardi in un post di fuoco su Facebook – sarebbero state le precedenti esperienze di collaborazione che Marra ha avuto con Gianni Alemanno (quando questi era sindaco di Roma e prima ancora ministro dell’Agricoltura) e poi con la Regione Lazio guidata da Renata Polverini. Nato a Napoli il 29 gennaio del 1972, l’ex vicecapo di gabinetto della sindaca Raggi ha conseguito diverse lauree in Giurisprudenza, Economia e Commercio, Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Dal 1991 al 2006 ha svolto attività come ufficiale della Guardia di Finanza, ottenendo anche alcuni riconoscimenti. Lasciata la divisa delle Fiamme Gialle, ha ricoperto quindi il ruolo di dirigente responsabile del servizio Affari Generali al Cra – Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in Agricoltura e dopo quello di dirigente nazionale Area Galoppo all’Unire, Unione nazionale incremento razze equine. Portato di nuovo in Campidoglio dalla sindaca Raggi e diventato sostenitore della causa 5 Stelle, su di lui ci sarebbero però stati spesso scontri anche molto accesi all’interno del Movimento, arrivati fino al garante Beppe Grillo. Con una delibera datata 7 settembre Raffaele Marra è stato spostato a capo del personale, incarico dove è stato riconfermato dopo la scadenza del 31 ottobre. Qualche settimana fa il suo nuovo ruolo aveva destato nuove polemiche anche da parte dell’opposizione per un possibile conflitto d’interesse collegato al ricollocamento di suo fratello Renato, dirigente capitolino, nominato a direttore della Direzione Turismo del Campidoglio. Una nomina sulla quale poi Anac ha avviato un’istruttoria sulla base di un esposto presentato da Direr, sindacato della dirigenza e quadri direttivi.
Foto copertina da Facebook